SAN MATTEO 2021: pontificale o trionfale … l’altra faccia del Santo Patrono … la politica

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Con l’arrivo dell’arcivescovo S.E. Mons. Andrea Bellandi a Salerno credo di aver pensato che, finalmente, la politica politicante veniva messa alla porta di una arcidiocesi troppo spesso coinvolta, anche suo malgrado, nelle battaglie politiche locali.

Ai tempi di Mons. Grimaldi e dello stesso Mons. Gerardo Pierro la politica era di casa nel palazzo della curia, storica abitazione di ogni arcivescovo. probabilmente toccò l’apice sotto il lungo ministero di Gerardo Pierro che fin dal suo arrivo a Salerno venne indicato come “l’uomo sacerdote di Ciriaco De Mita”; forse soltanto perché tra i due ci furono storiche partire di “scopone scientifico” sia a Nusco che in Curia a Salerno. La stessa Curia dove, comunque e sicuramente, entrarono i maggiori esponenti politici dell’epoca a cominciare da quel Peppino Gargani (che oggi sembra essere ritornato alla grande con la lista dei Popolari-Moderati di Aniello Salxzano) fino al nascente astro di Vincenzo De Luca.

Insomma il palazzo dell’arcivescovo che è sicuramente del popolo dei fedeli ha dischiuso, per decenni, i suoi portoni battenti anche a specifiche e ben individuate forze politiche a disdoro della altre.

Non era bello, anzi era decisamente brutto e poco cristiano; sembrava finito, invece no, è ritornato alla grande proprio sotto il ministero di chi appariva molto lontano dalle beghe cittadine; non c’è nessuna prova certa, ma la condizione in cui è stato messo Andrea Bellandi sembra quella voluta e spinta dalla parte della curia (che è la maggioranza) che spinse nel baratro delle polemiche giudiziare  Mons. Pierro e costrinse all’angolo (anche con la rivolta dei portatori delle statue) il suo successore Mons. Moretti.

Insomma, in Curia e in tutte le parrocchie del territorio diocesano, le linee di pensiero predominanti sono almeno tre; Mons. bellandi ha avuto il torto storico di ascoltarne soltanto una; e la politica ha ripreso il suo posto per sostituire il “sacro pontificale” con un “laicissimo trionfale” tutto in politichese.

E’ l’altra faccia di San Matteo, quella che decide di unificare la storica festa di fede con una inaugurazione che di fede non ha nulla e che, seppure molto importante come quella dell’apertura al pubblico della piazza più grande della provincia e forse della regione, viene preparata in stile anni ’90 che in tantissimi avevamo contestato perché lontano dal rito prettamente religioso.

Alla fine quelli che hanno combattuto strenuamente contro Mons. Gerardo Pierro, soprattutto, contro Don Comincio Lanzara, lo hanno fatto soltanto per sostituire potere con altro potere. Di fede c’è poco o niente.

E il pontificale, almeno per quest’anno, salvo accadimenti dell’ultima ora, verrà celebrato nella nuova Piazza della Libertà anche se il portavoce dell’arcivescovo (Don Alfonso D’Alessio) ha cercato in maniera alquanto puerile di giustificare la scelta facendo riferimento alla prima richiesta di Piazza della Concordia per poi planare in Piazza della Libertà.

E le sei statue dei santi  “Matteo, Giuseppe, Gregorio VII, Ante, Caio e Fortunato” per la prima volta nella storia di Salerno non entreranno nel Duomo ma in una piazza stracolma di odore laico-politico.

 

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