il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

È inderogabile una visione per creare il futuro

 

Prof. Nicola Femminella (scrittore)

Prof. Nicola Femminella, scrittore

Ritengo la parola “Visione” tra le più importanti nel vocabolario della lingua italiana. Lo è per tutti noi, ma in misura maggiore per i politici, che hanno tra le mani il destino dei popoli, e per gli imprenditori che operano in un mercato sempre più globale. Anche per i giovani essa propone la propria importanza. È necessario che a partire dall’adolescenza incomincino a conoscerla, a costruirla, pensando al futuro. Ponendo i primi mattoncini per edificare il loro ingresso nel mondo. Quella giovanile è l’età in cui appare il novero dei sogni, che invitano a muovere i primi passi. Prendono quota gli atti del pensiero, iniziano a rivelarsi e a proporsi le mappe dei luoghi e dei propositi, verso cui dirigere le azioni per occupare una postazione che dia loro la possibilità di studiare, lavorare, definire rapporti e interazioni sociali, vivere i propri anni. Un accumulo di traguardi che i giovani devono intravedere quotidianamente. Passi, l’uno dopo l’altro, che devono compiere verso le direzioni sempre più nitide e le mete che intendono raggiungere, alimentate dalle proprie inclinazioni e vocazioni, che devono trasformarsi in attitudini, sempre più trainanti. Un po’ alla volta, di giorno in giorno. Fino a costruire una visione forte e dai contorni tersi del proprio destino in questo o quel luogo della Terra.

Ho sempre proposto questo tema ai miei allievi, che inizialmente lo ascoltano in silenzio, quando lo introduco. Poi accolgono le mie parole, concludendo la fase iniziale della ricerca con una frase sempre uguale: “Bisogna prepararsi per il futuro, avendo le idee chiare per costruirlo”. Il che mi è sempre sembrata una conclusione del tutto condivisibile. Naturalmente con gli alunni più grandicelli il dialogo continua negli anni che seguono. A tal proposito è fondamentale che la riflessione parta dall’analisi ben condotta del luogo in cui sono venuti alla luce, la sua storia, la sua evoluzione nel tempo, le condizioni socio economiche, le possibilità reali che esso può concedere loro. Per poi cimentarsi con i problemi di più ampio respiro, per i quali le notizie degli organi di informazione e lo studio delle discipline con i loro curricoli forniscono conoscenze e momenti di formazione integrata.

Per i politici che vogliono essere interpreti delle esigenze per le quali la comunità ha conferito loro il proprio voto e con esso espresso un atto di fiducia, intriso di attese oggettive e legittime, vale lo stesso discorso. Una volta eletti e assunta la carica che li colloca nelle diverse istituzioni, devono completare la costruzione di una progettualità, una visione appunto, a cui hanno pensato nel momento in cui si sono candidati e che hanno comunicato negli incontri avuti con l’elettorato. Spesso qualcuno di loro ha promesso che il giorno dopo l’elezione, se andrà a buon fine, si “metterà senza indugio al lavoro per coloro ai quali ha chiesto il voto, per attuare il proprio programma”. È questo il percorso della rappresentanza democratica e del buon governo, che deve dimostrare il politico che arriva sul seggio per il quale ha affrontato l’agone elettorale. Idee chiare sul da farsi per la propria gente e impegno determinato, incessante, per garantire risultati concreti che concorrano al miglioramento delle condizioni della comunità nei vari settori: scuola, lavoro, sicurezza e qualità della vita.

L’eletto, a parer mio, guardi lo scorrere del tempo, perché un mandato ricevuto, una legislazione, sia quella comunale che della regione o del parlamento, trascorre veloce e arriva rapidamente il giorno in cui dovrà presentare un bilancio morale di quello che ha realizzato, ponendolo in comparazione con quello promesso agli elettori. La sfiducia della gente verso la politica, che caratterizza il nostro tempo, è dovuta anche al mancato impegno di molte personalità politiche, che non mantengono le promesse assunte con slogan proclamati ai quattro venti e arrancano nel trovare scuse salvifiche.

Avviciniamo l’obiettivo verso i territori cilentani. Alle ultime elezioni regionali le nostre zone interne hanno espresso quattro consiglieri regionali: Cammarano, Matera, Pellegrino e Pierri. Sono tutti giovani e dotati di indubbia capacità e buona volontà. È trascorso un anno dalla loro elezione ed è giusto che facciano un primo bilancio della propria azione espressa nel parlamento regionale e verificare se le loro dichiarazioni d’intento procedono verso un esito positivo, così come avevano immaginato e rese pubbliche. Ritengo che abbiano il tempo per migliorare l’impegno profuso e fatta l’esperienza necessaria per imprimere ancora maggiore proficuità al proprio ruolo.

Mi permetto di dire la mia, come al solito in modo sommesso. Innanzitutto possono certamente incrementare la possibilità di fare fronte comune per il bene della collettività che rappresentano e diventare un gruppo di lavoro che produca idee da tradurre in progetti calibrati sui propri territori. Uniti possono fare di più. Sia nel costruire e concordare una visione comune dei quattro comprensori che rappresentano (ritorna l’esigenza della visione, della progettualità che si ottiene con lo studio, la conoscenza del territorio e dei suoi problemi, il confronto tra di loro e con le parti sociali), sia nel far valere all’interno delle programmazioni, dei finanziamenti e delle scelte della Regione, le esigenze e i bisogni legittimi delle zone interne, spesso trascurate rispetto ad aree metropolitane più forti. Ci sono opportunità storiche e provvedimenti legislativi per il sud, consistenti e già disponibili. Gli strumenti non mancano e le risorse finanziarie neppure. C’è il questo Recovery Fund, di cui tutti parlano, che qualche soldo lo porta con sé; ci sono leggi regionali che indicano interventi possibili in tutti i settori; c’è il Rapporto Svimez che dà suggerimenti preziosi per ridurre il divario tra nord e sud, destinato a crescere anche con la ripresa economica che gli analisti auspicano per il dopo Covid. È stata istituita dalla Regione Campania una Commissione per le aree interne, che deve studiare orientamenti e iniziative per affrontare il ritardo che hanno accumulato nel passato. Tutto ciò fa intravedere una opportunità reale, l’ennesimo treno sul quale non siamo saliti tutte le volte in cui si è fermato alle nostre stazioni. Bisogna promuovere le capacità progettuali che di solito sono carenti, come ci ricordano gli analisti delle regioni del nord. Ed è questo il compito che devono assolvere i nostri quattro consiglieri, accanto a quelli connessi alle emergenze quotidiane, seppure degne di nota, ma di minor conto.  Non mancano i grandi temi che premono sulle nostre comunità, per alcuni dei quali le soluzioni necessitano di tempi medi e lunghi, per cui è opportuno mettere subito in cantiere analisi e stesura progettuale. Provo ad elencarne alcune. Le nuove progettualità per un’agricoltura che diventa residua, se non si interviene con progetti mirati. Il tema delle acque e del suolo, che va tenuto nel massimo conto, per la difesa del territorio e per nuovi impieghi, affinché possano procurare reddito e occupazione. Come introdurre o estendere la presenza di piccoli opifici industriali e la ripresa di aziende artigianali. Il servizio scolastico da rivitalizzare con le innovazioni metodologiche più consone ai nuovi compiti che la società globale affida oggi alla scuola. E il turismo che nel Cilento ha ampi margini di crescita. Utilizziamo il potenziale abitativo delle numerose case chiuse e disponibili nei nostri borghi per un turismo alternativo. Come introdurre qualche eccellenza nel campo sanitario sottraendo talune patologie ai viaggi della speranza. Ci sono gli ambienti salubri e non inquinati sulle coste, in pianura e in collina: sono una ricchezza. Valorizziamo i patrimoni d’arte e del paesaggio, che essi conservano: ne abbiamo in grande quantità. Ed è luminosa la storia che ne ha segnato il cammino. Come migliorare i trasporti, come avvicinare l’università troppo distante, come individuare le giuste politiche giovanili, come mettere benzina nel motore del Parco, che primeggia con i preziosi titoli acquisiti. Il primo degli argomenti appena citati, connesso all’Alta Velocità, veda intorno ad un tavolo i politici, i tecnici e i nostri comitati, col sorriso propositivo e concorde e non con il furore degli animi risentiti e divisivi. Che sia nello stesso tempo occasione per accrescere nei e tra i nostri comprensori lo spirito di appartenenza e di coesione. Curare l’aggregazione dei comuni per renderli più solerti e dare ai cittadini servizi migliori e contenere i costi. Il tema dei laureati che lasciano le nostre terre dovrà produrre una riflessione seria, che induca a studiare il fenomeno per individuare soluzioni percorribili. E mi fermo. In definitiva una nuova strada da intraprendere, “un nuovo corso e diverso” come scrive Beniamino Curcio, presidente del Consorzio di Bonifica integrale Vallo di Diano e Tanagro, in una dettagliata ed apprezzabile nota inviata alla redazione di questa testata.  E dovranno i quattro consiglieri regionali essere gli alfieri, le guide dei “tempi nuovi”. Di questo nuovo corso mostrano alcune esemplificazioni, a parer mio assiomatiche, lo stesso Presidente Curcio, elencando i progetti redatti dal Consorzio di Bonifica Vallo di Diano e Tanagro; l’avv. Franco Chirico, con il progetto “Parkway Alento” da lui organizzato e presentato dal consorzio di 23 comuni; il progetto definitivo “La lettura: emancipazione culturale e sociale” che il 20 u.s. il Presidente delle Aree interne della Regione Campania, onorevole Miche Cammarano, ha consegnato all’onorevole Lucia Fortini, Assessore all’Istruzione, Politiche Sociali e Politiche Giovanili della Regione Campania. Tre esempi da seguire perché indicativi, concreti della nuova era che tutti auspichiamo.

Accanto ai protagonisti citati e ai quattro nostri consiglieri regionali di cui ho scritto prima, devono mostrare spirito collaborativo i sindaci, le comunità montane, il parco, i gal e gli altri enti per una rete che compia dapprima studi seri e approfonditi, che portino a progetti vincenti, e poi le azioni e le lotte giuste per rivendicare ciò che ci spetta.  Si costruisca quindi una cornice nella quale incastonare proposte e progetti, pregno di richiami alla nostra storia, al territorio, alle nostre vocazioni, una visione appunto, che sia una prospettiva concreta, fatta di traguardi possibili. E si formi nel e per il Cilento un unico equipaggio per remare nella stessa direzione e per uscire da una tempesta e avere sul capo un cielo più sereno. Cupe e nere sono le nuvole che portano lo spopolamento dei nostri amati borghi e la partenza dei giovani verso lidi lontani. Sono questi i bisogni primari, le emergenze pressanti da porre in primo piano e senza alcun indugio. Diversamente passeranno veloci gli altri quattro anni che restano ai nostri consiglieri regionali e quelli degli eletti ad altre cariche e a nulla varranno i sobbalzi episodici ed estemporanei, privi di una visione costruita con la forza dell’intelletto e il richiamo rigoroso della coscienza. Naturalmente queste mie note possono essere elucubrazioni di una estate lunga e calda che potrà cestinare, chi lo vorrà fare.

 

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