il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Il silenzio della confusione.

 

 

da Antonio Cortese (giornalista)

 

Palazzo Guerra - sede del Municipio di Salerno

Che cos’è tutta questa confusione? Esclamò il professore entrando in classe all’improvviso tra urla, sghignazzi, banchi e sedie strambustate; la tipica immagine da libro Cuore che appartiene a tutti, dei genuini ricordi di innocenza e spensieratezza dei tempi della scuola. Ecco, in una scena del genere di solito gli alunni si ricompongono ma i propri giochi continuano a correre selvaggiamente nelle teste. La situazione vuole che la confusione dei tanti galli che cantano ha mescolato una semplice circolare di comunicazione e organizzazione interna in seno all’amministrazione comunale, con la perenne invadenza dai media nelle faccende giudiziarie dei politici al momento in carica. Innanzitutto non c’è stata alcuna reale protesta verso l’adozione dei badge dai giornalisti, ma piuttosto da candidati bollati o parti avverse ai risultati conclamati. Non c’è stato alcun picchetto, ma in vero tre o massimo quattro esponenti di più partiti che hanno protestato facendo una teatralità più grande dello stesso Augusteo appena sospeso. Sicuramente anche qualche giornalista si sarà lamentato, più di uno, ma la questione é stata esagerata poiché il provvedimento é nella loro attenzione (proprio come si fa quando li si invita a teatro, alle kermesse, o alle feste nazionali di partito) e non deve essere confuso con una seppur minima paura o timore degli amministratori che vogliano alzare chissà quale difesa quando sono i primi da sempre a cercare il dialogo con l’informazione. Si è parlato di trasparenza, palazzo di vetro, ma dopo un po’ di esperienza qualcuno avrà esclamato. ‘S’avess’ ‘a  scassa’  quacche lastr’!??”. I giornalisti in questione, lo hanno poi qualche parente in vetreria o un mastro per gli infissi per amico? Giustamente nei portici di Camillo Guerra entrava chiunque, “scusate, sono un collaboratore di tizio, devo andare al secondo piano..” oppure, “scusate  siamo della caio&co e stiamo facendo un’indagine tipo istat per conto dell’Ansiaduemila.evirgola”. Giustamente la vigilanza all’esterno o l’usciere si basano sul portamento, sulla bella presenza o altri fattori, ma non possono certo  fare gli stewart o i buttafuori di un locale commerciale. Seppure la confusione si sia alimentata da alcune vicende giudiziarie, la disposizione del badge é allora due volte più necessaria al momento e per i tempi a seguire. Il giornalista poi alla richiesta del badge potrebbe anche comunicare la scaletta dei temi e delle domande da trattare, volendo essere ancora più professionali; poi se l’intervistato sbaglia chiunque si potrà arrogare il diritto di denunciare lo scandalo o l’inefficienza. Ma se di efficienza vogliamo parlare, quella che vuole il vero giornalismo e la gente che giustamente pretende il dovuto, nulla quaestio. L’adozione del badge, ottima, non va confusa con gli esiti elettorali, è tutt’altra e minima cosa; non  è una leva di archimede né una scintilla per i “micciarielli” di capodanno.

 

 

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.