il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Don Nunzio: quando per difendersi si lanciano accuse spudorate contro un coimputato !!

 

Aldo Bianchini

La foto ritrae un momento storico nella vita sacerdotale di Mons. Nunzio Scarano: è il 24 marzo 1987 e l'allora arcivescovo di Salerno Mons. Guerino Grimaldi si inginocchia dinanzi al neo sacerdote per ricevere la sua prima benedizione

SALERNO – Ci eravamo lasciati il 14 luglio scorso con l’annuncio che il famoso “processo Scarano + altri” era ormai giunto alle battute finali e che presto si sarebbe giunti a sentenza che, stando a corpose sensazioni, volgeva lo sguardo verso una conclamata assoluzione.

Per calarci meglio nella vicenda giudiziaria che sto seguendo con attenzione e che il processo denominato “Scarano + altri” (in tutto 53 imputati) che vede alla sbarra l’illustre Monsignore don Nunzio Vincenzo Scarano è necessario ricordare che siamo di fronte ad un processo lungo, articolato, difficile e per certi versi anche misterioso che ha trascinato il sacerdote salernitano in un vortice pauroso (fatto anche di prigionia immotivata) che va avanti dal 28 giugno 2013. Va anche ricordato che nell’udienza di luglio 2021 è accaduto un fatto importante e forse decisivo per l’intero processo:  il difensore di don Nunzio, l’ottimo avv. Riziero Angeletti, ha depositato agli atti del collegio giudicante il dispositivo di una sentenza della Cassazione che ha mandato assolto il sacerdote dalla grave accusa di corruzione; insomma assoltodail cosiddetto reato presupposto. Praticamente, come dire che Don Nunzio andò in galera, fu maltrattato dalla giustizia, fu vergognosamente oltraggiato anche nel privato dalla stampa nazionale e locale, per un’accusa che la Cassazione ha sentenziato non sussistere. Una sentenza sconosciuta dalla pubblica accusa di Salerno, tanto è vero che nella requisitoria della dott.ssa Guarino di quel pronunciamento di Roma non c’è alcun riferimento.

A Roma, quindi, è già venuta a galla la verità: Don Nunzio Scarano non ha corrotto e non ha truffato nessuno; al contrario, nel corso di tutta la sua vita sacerdotale, ha fatto beneficienza a piene mani ed si è prodigato anche in soccorso dei bisognosi e dei meno abbienti. Documenti inoppugnabili parlano anche di opere di carità anche nei confronti di chi oggi, attraverso il suo avvocato, lo accusa di averlo indotto a sottoscrivere il documento che lo ha portato a processo insieme al suo benefattore.

E qui si innesta un intervento dall’avvocato penalista Mario Valiante assolutamente fuori dalla normale strategia difensiva che un avvocato può e deve fare in aiuto del suo assistito. Ero presente all’udienza di mercoledì 10 novembre 2021 e, in tutta sincerità sono rimasto allibito dalla estrema durezza della “discussione finale” (un tempo si chiamava arringa) che il noto avvocato salernitano ha prodotto con un’enfasi assolutamente straordinaria sul piano dell’accorata difesa, ma altrettanto assolutamente fuori dalla normalità per i toni da “santa inquisizione” utilizzati contro Mons. Nunzio Scarano. Dato per scontato che ogni avvocato ha pienamente diritto a condurre la difesa secondo una sua precisa strategia ed aggiungo anche che per me l’avvocato nel momento dell’arringa gode di una sorta di immunità per cui il suo intervento non può e non deve subire alterazioni e/o stop da parte del Tribunale e neanche degli altri apparati difensivi. Ma sinceramente avanzare in aula dubbi sulla sincerità vocazionale e sulla liceità del percorso sacerdotale, in un soggetto come Don Nunzio, agitandosi e girandosi verso il pubblico come nell’atto di invocare applausi mi è parso decisamente esagerato.

Una foto giovanile del sacerdote Nunzio Scarano

La difesa, a mio opinabile avviso, deve sempre essere portato a 360° ma, nel caso di specie, non può mai andare a rivangare la storia personale di un sacerdote che può anche aver commesso qualche errore formale nei rapporti con il prossimo ma che ha dimostrato ad una città intera, ora  fatalmente distratta e ingrata, come – quanto e quando fare carità e solidarietà (a cominciare dal restauro del sepolcro di San Gregorio VII per finire alla sala di accoglienza del reparto di rianimazione del Ruggi, passando per la casa di riposo degli anziani, per la ristrutturazione della residenza delle suore della casa degli anziani, il rifacimento totale della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, ed anche il campo sportivo del Seminario San Giovanni Paolo II). La demonizzazione in un’aula di tribunale di un sacerdote verosimilmente ingiustamente arrestato e da otto anni maltrattato anche con mortificanti 1000 e passa controlli giudiziari (la sentenza di Roma ne è la prova) ha assunto toni parossistici e decisamente fuori dalla norma; anche perché nessuno deve mai dimenticare che Mons. Nunzio Scarano, pur se a processo, rappresenta ad un certo livello anche la Chiesa Cattolica Romana; e brutalizzare la sua storia di passione per Cristo assume il significato di un attacco ingiustificato nei confronti della stessa Chiesa. E questo mi sembra decisamente troppo.

Nell’udienza finale del 24 novembre prossimo scenderà in campo, ovvero nell’emiciclo dell’aula, il notissimo avvocato romano Riziero Angeletti (ottimo vaticanista) per la sua discussione finale che certamente sarà condotta in punta di diritto alla scoperta della vera identità sacerdotale di Mons.Scarano nell’ottica di quella verità che, anche se lentamente, sta venendo a galla.

 

 

 

 

 

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