il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

La più giovane parlamentare ad aver partecipato ai lavori della Costituente, Teresa Mattei, una donna dimenticata.

da Giuseppe Amorelli (avvocato – scrittore)

 

Teresa Titti Mattei

Teresa Mattei, nasce a Quarto, Genova, il 1° febbraio 1921, la chiamavano “la ragazza di Montecitorio” essendo la più giovane donna eletta all’Assemblea Costituente.

Teresita, come solevano chiamarla, donna giovane fortemente determinata e dotata di un sano  idealismo  non è ancora consapevole delle battaglie discriminatorie  che dovrà affrontare sia per la sua età che per essere, lei, donna.

. La sua partecipazione ai lavori dell’Assemblea Costituente  fu caratterizzata dalla determinazione, dal coraggio di sostenere il ruolo determinante della donna nella Costituzione. Grazie alla sua battaglia la donna viene finalmente riconosciuta nella sua  dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti.

Memorabile fu la battaglia in seno alla Costituente relativa all’ingresso della donna in Magistratura

“Signorina, lei vuole ammettere le donne alla magistratura! Ma sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?” . A tale affermazione proveniente da un suo collega parlamentare, la Mattei rispose: “No, ma so che molti uomini come lei non ragionano tutti i giorni del mese”

Infatti nel corso dei  lavori preparatori in sede di Assemblea Costituente in ordine alla  entrata in magistratura delle donne, precisamente nella seduta del 20.09.1946 l’On.le Molè testualmente sostenne: “…La donna deve rimanere la regina della casa, più si allontana dalla famiglia più questa si sgretola. Con tutto il rispetto per la capacità intellettiva della donna, ho l’impressione che essa non sia indicata per la difficile arte del giudicare. Questa richiede grande equilibrio e alle volte l’equilibrio difetta per ragioni anche fisiologiche. Questa è la mia opinione, le donne devono stare a casa…”“…Già nel diritto romano… la donna, in determinati periodi della sua vita, non ha la piena capacità di lavoro…”  Nella seduta del 31.01.1947 l’On.le Leone sostenne invece che:“…Dove si deve arrivare alla rarefazione del tecnicismo è da ritenere che solo gli uomini possono mantenere quell’equilibrio di preparazione che più corrisponde per tradizione a queste funzioni…”.

Si ricorda  il fondamentale e determinante  contributo di Teresa Mattei nella formulazione  dell’art. l’articolo 3, della Costituzione  sul principio di uguaglianza, e l’articolo 37, laddove, con riferimento al lavoro femminile, si fissa l’obiettivo di assicurare “alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

Rimane un  suo significativo intervento, dove spiega il significato profondo e vero della sovranità popolare, troppo spesso oggi dimenticato o “confuso”.

“Nell’articolo 1 della Costituzione si dice: “la sovranità appartiene al popolo“, ed è questa la cosa più importante che noi dobbiamo difendere. La sovranità è nelle mani nostre, nelle mani del popolo e paritariamente in quelle di ogni cittadino; con questo la Repubblica ci ha fatto diventare cittadini e non sudditi.

In ogni manifestazione pubblica io sottolineo l’importanza dell’articolo 1, dove

si dice che la sovranità appartiene al popolo. Credo che questo articolo non sia

stato compreso fino in fondo e che quel principio sia stato spesso confuso con la

democrazia. Quest’ultima è costituita da un insieme di regole, mentre l’essenza della sovranità è nella partecipazione e nella rappresentazione fedele delle varie opinioni. Con la fine del fascismo e della monarchia e con l’avvento della repubblica, la Costituzione ha sancito che la sovranità appartenga al popolo in parti uguali per tutti i cittadini. La sovranità non si può delegare. Ciascuno deve sentirsene custode e gestore. Per queste ragioni non accetto la legge maggioritaria e su di essa mantengo tutte le riserve che erano state espresse da Piero Calamandrei. La lezione di Calamandrei, La Pira e i grandi giuristi che hanno fatto parte della Costituente era che non si poteva adottare un sistema maggioritario, particolarmente in Italia, dopo l’esperienza del fascismo, che ci aveva dimostrato

come fosse pericoloso rendere artatamente stabile il consenso. Il nostro criterio fu

che il consenso debba essere oggetto di continua verifica, e per questo il sistema

proporzionale è quello che offre le maggiori garanzie.”

Piu volte la Mattei intervenne nel dibattito alla costituente per ribadire e rimarcare il ruolo della donna . Mirabile il discorso che tenne   all’Assemblea Costituente il 18 marzo del 1947:

“È nostro convincimento, che, confortato da un attento esame storico, può divenire certezza, che nessuno sviluppo democratico, nessun progresso sostanziale si produce nella vita di un  popolo se esso non sia accompagnato da una piena emancipazione femminile; e per emancipazione noi non intendiamo già solamente togliere barriere al libero sviluppo di singole personalità femminili, ma intendiamo un effettivo progresso e una concreta liberazione per tutte le masse femminili e non solamente nel campo giuridico, ma meno ancora nella vita economica, sociale e politica del Paese”. …. là dove si sancisce ogni più importante e nuova conquista sociale è sempre compresa e spesso in forma esplicita una conquista femminile. Non vi può essere oggi infatti, a nostro avviso, un solo passo sulla via della democrazia, che non voglia essere solo formale ma sostanziale, non vi può essere un solo passo sulla via del progresso civile o sociale che non possa e non debba essere compiuto dalla donna insieme all’uomo, se si voglia veramente la conquista affermata nella Carta costituzionale divenga stabile realtà per la vita e per il migliore avvenire d’Italia.

Ma una cosa ancora noi affermiamo qui: il riconoscimento della raggiunta parità esiste per ora negli articoli della nuova Costituzione. Questo è un buon punto di partenza per le donne italiane, ma non certo un punto di arrivo. Guai se considerassimo questo un punto di arrivo, un approdo. Può questo riconoscimento costituzionale esser preso a conforto e a garanzia delle donne italiane, le quali devono chiedere e ottenere che via via siano compitamente realizzate e pienamente accettate nella vita e nel costume nazionale le loro conquiste.

Fu proprio “Teresita” a suggerire   la mimosa diventata il simbolo della festa delle donne: “Scegliamo un fiore povero, facile da trovare nelle campagne” suggerì a Luigi Longo nel lontano 8 marzo 1946, insieme a Teresa Noce e a Rita Montagnana.

Teresa Mattei veniva a mancare  il 12 marzo del 2013, la più giovane donna eletta nell’Assemblea Costituente, che per tutta la vita è stata attiva per affermare e difendere i diritti delle donne, troppo spesso calpestati anche nel nostro Paese.

Una lunghissima vita vissuta con un profondo spirito di libertà e di giustizia, uniti ad un tenace anticonformismo e ad una radicata determinazione a perseguire il bene comune e la difesa dei più deboli

Memorabile il  suo ultimo intervento, un vero e proprio incitamento ai giovani :

“Io non credo agli eroismi senza paura” ha scritto Teresa ” credo che l’unico eroismo sia di vincere la paura e fare lo stesso quello che si è deciso di fare.”

“Voi siete il nostro futuro, cercate di assomigliarci ma di essere meglio di noi. Cercate di fare quello che noi non siamo riusciti a fare, un’Italia fondata, veramente, sulla giustizia e sulla libertà“.

 

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