il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

È’ morta la magistrato Liliana Ferraro, 78 anni, originaria di Lustra Cilento (Salerno), collaborò con Giovanni Falcone al Ministero della Giustizia.

da Pietro Cusati

 

 

 

 

 

 

Roma ,25 febbraio 2022. È morta a Roma Liliana Ferraro, 78 anni, magistrata che collaborò con Giovanni Falcone al ministero della Giustizia e, dopo la strage di Capaci, ne prese il posto alla Direzione degli Affari penali. Liliana Ferraro,originaria di Lustra Cilento (Salerno),nata il 22 giugno del 1944,ha frequentato il ginnasio- liceo classico Torquato Tasso a Salerno e  a 15 anni  si trasferì con la famiglia a Napoli e consegui la laurea in Giurisprudenza. All’Università di Napoli ebbe  la fortuna di avere come docente di diritto penale il professor Remo Pannain. E’ stato un incontro importante perché gli consentì di fare un percorso di studio a contatto con il mondo carcerario. Nel 1970 vinse il concorso di magistratura e venne assegnata a Lodi. Nel 1973 venne  chiamata al Ministero di Grazia e Giustizia.In quegli anni cominciava il terrorismo e anche nelle carceri si vivevano momenti difficili, caratterizzati da rivolte. Il periodo in cui ministro della Giustizia era un gentiluomo meridionale, Francesco Bonifacio, di Castellamare di Stabia. Dal 1980 al 1983 lavora presso la Corte Suprema di Cassazione. Rientrata al Ministero di Grazia e Giustizia, collabora con il pool antimafia di Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ha speso gran parte della sua vita al servizio dello Stato e delle istituzioni, prima collaborando con il Generale Dalla Chiesa nella lotta al terrorismo, poi lavorando fianco a fianco con il Pool antimafia di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino nell’inchiesta che portò alla condanna dei boss di Cosa Nostra.  Fu  lei a sovrintendere alla costruzione dell’aula bunker nel carcere dell’Ucciardone di Palermo. Dopo l’assassinio di Falcone, fu lei chiamata a sostituirlo alla Direzione Generale degli Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia. Nel 2001 il sindaco di Roma Veltroni l’ha voluta nella sua giunta, come assessore alla sicurezza della capitale. Per anni al Ministero della Giustizia  si è occupata dei rapporti tra il ministero e i magistrati. Ferraro conobbe Falcone negli anni ’80 e si occupò, tra l’altro, della realizzazione dell’aula bunker in cui venne celebrato il primo maxiprocesso alla mafia.   È stata anche assessore alla Sicurezza a Roma nella giunta Veltroni.«Apprendo con grandissimo dispiacere della scomparsa di Liliana Ferraro, amica e preziosa collaboratrice di Giovanni al Ministero della Giustizia. Donna di grande intelligenza e capacità ha contribuito alla nascita della Fondazione intitolata a mio fratello. Grazie al suo impegno venne costruita in soli sei mesi l’aula bunker in cui fu celebrato il maxiprocesso alla mafia. Fu così possibile realizzare quel che Giovanni riteneva fondamentale: e cioè che proprio a Palermo, dove la mafia mostrava il suo volto più feroce, si tenesse il dibattimento che per la prima volta aveva portato alla sbarra centinaia di boss, gregari e uomini d’onore di Cosa nostra». Lo ha detto Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992 e presidente della Fondazione Falcone,  «Voglio esprimere il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia.  A Liliana voglio dire grazie».La Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, esprime cordoglio per la morte di Liliana Ferraro, magistrata che prestò servizio anche al Ministero della Giustizia quale vice di Giovanni Falcone, come direttore generale Affari Penali, e poi lei stessa alla guida dell’Ufficio dopo la strage di Capaci.“Interpretò a pieno il ruolo di servizio del Ministero della Giustizia nei confronti degli uffici giudiziari, che si concretizzò anche nella costruzione dell’aula bunker di Palermo, perché si potesse celebrare lì il maxiprocesso. In quel momento e secondo questo spirito, Liliana Ferraro non si sottrasse a nessun compito, anche i più oscuri. L’allora Guardasigilli, Mino Martinazzoli, ricordò che non esitò neanche ad andare ogni giorno a comprare il cibo per Tommaso Buscetta, nel timore di un avvelenamento durante la sua deposizione in aula. Ferraro incarnò alti ideali e concretezza delle azioni, necessari allora come oggi nel contrasto ad ogni mafia e ad ogni malaffare”.

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