il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

VALLO DI DIANO (SA) : CRISI LATTIERO-CASEARIA. CONFRONTO TRA ALLEVATORI E CASEIFICI VALDIANESI E SALERNITANI SENZA SOLUZIONI.

 

da Michele D’Alessio

 

Difficoltà a non finire e crisi nera per le aziende del comparto lattiero-caseario, a fronte di un nuovo aumento dei costi di produzione e di prezzi del latte fermi al palo, al prezzo di 38 centesimi al litro. Il protrarsi dell’emergenza Coronavirus sta mettendo in seria difficoltà il settore lattiero caseario. Le modificate abitudini alimentari degl’Italiani hanno infatti aggravato una situazione che, ancor prima della pandemia, versava in condizioni critiche. La crisi economica che sta imperversando in Italia non risparmia il Vallo di Diano e l’intera provincia di Salerno che accoglie sia il commercio di piccoli produttori sia dei grandi imprenditori, i quali assumono un peso specifico maggiore in questo momento storico. Si è concluso con una fumata nera, l’incontro di alcuni giorni fa, tenutosi nel Vallo di Diano, tra gli allevatori zootecnici del Vallo di Diano, assieme ad alcuni della provincia di Salerno e un gruppo di caseifici locali. Al centro dell’incontro è stata la comune sofferenza e crisi dovuta al rincaro dei prezzi di produzione che stanno attanagliando sia i produttori di latte sia i caseifici. Il settore lattiero caseario in Campania conta una produzione di 4.600.000 hl di latte vaccino e bufalino e di 90.200 hl di latte ovi-caprino (dati anno 2018) . Oltre 25% del latte vaccino e ovi-caprino viene prodotto e trasformato nel Vallo di Diano dai caseifici e industrie casearie ( nel Vallo ci sono oltre 80 caseifici) con circa 1500 addetti e specializzati del settore. Il fior di latte (mozzarella vaccina) prodotta viene esportata in tutta Italia e all’estero.
Sono vari i fattori che si stanno innescando su un comparto che, da tempo, naviga in cattive acque. I consumatori si stanno orientando sempre di più verso i prodotti a lunga conservazione. Una scelta di consumo quasi inevitabile per chi, in questi mesi, si è trovato a dover affrontare le file fuori dai supermercati.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Il coronavirus  prima e la guerra poi, non hanno avuto conseguenze, solo sui prodotti che si mettono nel carrello della spesa. La prolungata chiusura di bar ristoranti e la riapertura per la sola vendita dei primi, ha fatto diminuire sensibilmente la richiesta del latte e dei derivati che, quelle attività, erano solite somministrare. A tutti gli incontri, in primis, gli allevatori hanno richiesto un aumento del prezzo del latte, se non altro per sostenere la produzione dei prossimi mesi, in riferimento ai prezzi che circolano tra gli scomparti dei supermercati. Ci sono delle spese incomprimibili, date dal costo che ogni allevatore deve sostenere per alimentare il proprio bestiame. Si tratta di un costo che, normalmente, viene ammortizzato alla vendita del prodotto. Ma senza acquirenti le spese finiscono per non essere compensate in alcun modo. Nel tavolo di confronto, i produttori hanno spiegato quanto sia importante prevedere un fondo ad hoc per il ritiro di latte Uht prodotto. E importante, oggi e nel tempo, un percorso di programmazione che consenta di indicizzare il prezzo del latte che servirà ad evitare, oscillamenti di prezzi dai quali i consumatori raramente hanno consapevolezza. Ma che finiscono per avere drammatiche ripercussioni per i produttori locali. E quindi per l’agricoltura locale e di tutta la Regione.                                          Gli allevatori denunciano speculazioni della filiera e chiedono un adeguamento del prezzo del latte, attualmente inferiore al costo di produzione, nonostante i contratti vigenti in Campania prevedano il prezzo minimo a 48 centesimi al litro e le quotazioni siano schizzate sopra i 50 centesimi in Germania e in Francia.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Per il direttore di Coldiretti Salerno “la filiera lattiero-casearia deve garantire una quotazione equa agli allevatori, che non vada solo a coprire i costi, ma offra la giusta redditività alle aziende, già colpite dagli effetti della pandemia”.                                         La crisi del comparto si è aggravata dopo il lockdown e con la guerra alle porte, i costi di produzione sono schizzati alle stelle. E’ aumentato tutto,  il prezzo del mangime per gli animali, le spese energetiche. Tutto tranne il prezzo del latte rimasto fermo a quasi trent’anni fa.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Oggi per produrre un litro di latte i nostri allevatori spendono più di 45/48 centesimi al litro mentre lo stesso litro viene pagato dalle imprese di trasformazione in media 37-38 centesimi, dieci in meno rispetto ai contratti in Campania.                                                        Difficile far quadrare i conti in queste condizioni, tanto che il rischio è quello di perdere altri allevamenti nella nostra provincia. L’intervento sul prezzo riconosciuto ai produttori è l’unica soluzione per salvare il settore. Eppure i nostri allevamenti rappresentano delle eccellenze che garantiscono la produzione di latte di “alta qualità” sia destinato al consumo fresco sia alla trasformazione in latticini di pregio.                                                                                                                                                                                   I caseifici, invece, hanno tirato fuori una problematica riguardante la grande distribuzione (G.D.). La  vendita di prodotti freschi o confezionati a prezzi bassi”. Latticini che spesso devono concorrere con un mercato low cost che al consumatore finale propone spesso prodotto di scarsa qualità deprimendo quella cultura del “buon cibo” che è una delle principali ricchezze della cultura italiana. Stanchi della situazione ed ignorati dalle istituzioni i produttori sono fermamente convinti che, in mancanza di provvedimenti per il contenimento dei costi di produzione e, soprattutto, di un adeguamento del prezzo del latte, la filiera produttiva è inesorabilmente destinata a scomparire. Occorre quindi una immediato coinvolgimento delle istituzioni, e in primo luogo della Regione Campania, affinché si promuovano incontri tra produttori ed acquirenti per un immediato riconoscimento di un adeguato aumento del prezzo del latte. La Regione ha già deciso di destinare dei “fondi speciali” alle industrie lattiero-casearie ed ai caseifici che garantiscono il ritiro di latte italiano. Nel pacchetto di misure annunciate dall’assessore Caputo all’Agricoltura, è stata annunciata anche l’intenzione di indennizzare le spese di stoccaggio per il congelamento del latte.

 

 

1 Commento

  1. Siamo vicini agli agricoltori italiani che spesso sono dimenticati dai politici e dalle istituzioni….

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