il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Il giorno della memoria delle vittime del terrorismo

da Giuseppe Amorelli

(avvocato – scrittore)

La foto scattata il 9 maggio 1978 pochi minuti dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in Via Caetani a Roma. Al centro della foto si distingue chiaramente la sagoma dell'on. Francesco Cossiga (all'epoca ministro dell'interno) e alla sua sinistra quella del cilentano on. Nicola Lettieri (all'epoca sottosegretario al ministero dell'interno).

Oggi anniversario (o9.o5.1978) del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, a Roma in via Caetani ed è anche  il giorno della memoria delle vittime del terrorismo.

Quando il corpo di Aldo Moro fu ritrovato “accartocciato” nel cofano di una Renault 4, dopo che la sua scorta fu trucidata in via Fani, sempre a Roma il  16 marzo del 1978, fu il giorno in cui ci fu “rubato il futuro”.  L’ultima  lettera scritta dallo Statista  alla propria moglie Noretta :” Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo.

Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienimi stretto.” La stagione del terrorismo stragista continuò mietendo ancora vittime innocenti. Scrive Augias” Passati alcuni anni in carcere, i brigatisti coinvolti allora in fatti di sangue tornano in libertà. Sul loro cedolino di rilascio credo ci sia scritto: “fine pena”. La pena di coloro ai quali è stato ucciso un marito, un padre un fratello non credo che sia mai finita..” .

Sostiene Carole Tarantelli, moglie di Ezio Tarantelli:” In Italia si è fatta strada  una  illusione, che corrisponde alla fantasia dei terroristi, che si possa superare quello che hanno fatto come se nulla fosse successo. Pagata la pena si è liberi, ma non sono finite le responsabilità. Per gli effetti dei loro gesti si vedono ancora. Si vedono sulle persone che sono sopravvissute e si sentono ogni giorno nella mancanza nelle persone che loro hanno ucciso. Il terrorismo non sarà mai finito finchè sarà in vita mio figlio che ne porta i segni. Gli effetti negativi continuano nella nostra vita tutti i giorni, non ce lo si può dimenticare. Mario calabresi, figlio del commissario Calabresi, ucciso nell’anno 1972, nel suo bellissimo libro: Spingendo la notte più in là “conclude:  “…era giusto guardare avanti, camminare, impegnarsi per voltare pagina nel rispetto della memoria. Dovevo portarlo con me nel mondo non umiliarlo nelle polemiche e nella rabbia, così non l’avrei tradito. Bisogna scommettere tutto sull’amore per la vita.”

 

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.