il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

SALERNO: il bilancio 2021 e il disavanzo di 169.967.402,76 euro … siamo già oltre il “predissesto” (prima parte)

 

 

da Alfonso Malangone

(resp. prov. Ali per l Città)

 

Palazzo Guerra - sede del Comune di Salerno

SALERNO – I risultati del Bilancio 2021, di recente approvato in Giunta, hanno alimentato un dibattito ‘tecnico’, tra chi ha parlato di situazione critica e chi ha sostenuto il contrario, con argomentazioni poco comprese dalla maggioranza dei cittadini.

Stupisce, per questo, che all’argomento non sia stata dedicata una giusta attenzione, anche solo per offrire alla Comunità una informazione chiara su come i sacrifici economici chiesti siano stati utilizzati per offrire i servizi. Spetterebbe agli Amministratori riferire, come certamente spetta a chi gestisce una famiglia, spiegare i motivi delle scelte e delle privazioni. Così, in assenza di apparenti interventi ufficiali, forse può essere utile un minimo approfondimento, per quanto semplicistico e imperfetto possa essere.

Va premesso che tutta l’attività annuale di gestione svolta da un Ente Locale viene riassunta  in un prospetto contabile che riporta il saldo tra le entrate e le uscite finanziarie, definito Risultato di Amministrazione, nonché l’entità degli impegni per oneri e rischi futuri. Il prospetto, quindi, rende l’immagine della condizione ‘istantanea’ dell’Ente ed esprime la capacità di fronteggiare gli obblighi assunti con le ordinarie operazioni di gestione. Per avere una condizione di stabilità, il Risultato di Amministrazione deve assicurare la copertura dei fondi accantonati così da rilasciare un Avanzo spendibile per le esigenze correnti. Laddove il saldo positivo del Risultato non fosse capiente rispetto ai fondi, il valore negativo, cioè il Disavanzo, impone limiti alla libertà amministrativa dell’Ente obbligando al riequilibrio con quote di entrate, anche in più anni, ma entro la scadenza della consiliatura.

Nella realtà è un poco più complicato, ma l’importante è sapere come funziona. Non merita commento l’ipotesi di un Risultato di Amministrazione negativo. Rappresenta davvero una tragedia.

Nel Bilancio 2021, il saldo tra entrate+crediti da incassare e uscite+debiti da pagare, è pari a +€ 266.276.773,93 mentre gli impegni sono quantificati in -€ 433.874.703,89. Quindi, l’Ente è in Disavanzo per € 169.967.402,76 (considerate le quote vincolate) e può utilizzare le entrate per coprire le spese solo dopo aver ‘messo da parte’ quanto necessario per le quote di ripianamento.

In sintesi, il Disavanzo rappresenta la ricchezza ‘mancante’, persa nel tempo in conseguenza di una accentuata propensione alla spesa o, meglio, il ‘vuoto’ privo di copertura creato nella gestione.

La sua altezza, o ‘bassezza’, è comunque un valore indicativo giacché, dato per certo il saldo positivo del Risultato di Amministrazione, fondato su riscontri contabili, gli oneri futuri possono essere espressione di una previsione formulata per eccesso, anche se si manifesta per difetto nella quasi totalità dei casi.

Per questo motivo, il Disavanzo viene considerato solo un segnale di criticità e, comunque, non significativo ai fini di un giudizio su una possibile ‘instabilità’ dell’Ente. In tal senso, l’Assessora al Bilancio, dott.ssa Adinolfi, ha correttamente respinto le dichiarazioni di chi lo ha interpretato come prova dello stato di pre-dissesto della Città. Tuttavia, non è negabile che la copertura di spese eccedenti rispetto alle entrate costringe comunque al ricorso di sostitutive fonti di pagamento. E, quindi, il Disavanzo più che un indicatore è un ‘marcatore’ predittivo di squilibrio finanziario, pure futuro, ma concreto e reale.

Nel Bilancio 2011, i debiti finanziari e commerciali sono dichiarati pari a € 539.866.310,06, tra cui € 221.713.493,42 per ‘anticipazioni di liquidità’ (in aumento), e € 95.254.182,32 per fornitori ancora da saldare.

Va premesso che la sua flessione rispetto ai 646,9m. del 2020 non è frutto di economie ma di un dichiarato ‘riallineamento contabile’ (?) di € 78.125.425,32, non meglio chiarito benché sarebbe enorme anche se fossero noccioline (fonte: Relazione pag. 57). Di contro, i crediti da riscuotere, cioè i Residui Attivi, sono quantificati nella cifra ‘astronomica’ di € 457.350.467,35, addirittura quasi pari a tutto il movimento finanziario dell’anno di € 520,5m., al lordo dell’accantonamento per il rischio di mancato incasso di € 197.107.813,23. Con il netto, di € 260.242.654,12, l’Ente deve fronteggiare Residui Passivi, cioè impegni di spesa, per € 157.676.242,80 (fonte: Relazione, pagg. 32,33,34). In verità, sembra davvero difficile che con l’attività ordinaria sia possibile sostenere una massa di debiti di 539,8m. avendo a disposizione solo € 102.566.411,32.

E, quindi, con quali eventi davvero ‘straordinari’ saranno onorati gli impegni?

Per il momento, sembra che la soluzione sia quella di continuare a far ricorso alle anticipazioni di liquidità della CCDDPP e, secondo la CGIA di Mestre, a pagare fino a 360gg. i fornitori commerciali (anno 2020). Per entrambe le soluzioni, siamo ai primi posti in Italia.

Tutto questo, nella ipotesi che i valori dei Residui Attivi siano veri, certi e reali. Epperò, già nel 2021 ne sono stati cancellati ben € 72.009.809,25 perché ritenuti non realizzabili (fonte: Relazione, pagg. 32 e 47, ma ci sono valori diversi nel quadro di sintesi, salvo errore). Quanto all’attività di riscossione, risulta sia stato incassato solo il 15% del totale (fonte: Conto Bilancio, pag. 7), più del 10% del 2020, ma pur sempre una inezia. Se, poi, si esamina la composizione analitica, sembra sia davvero difficile fugare i timori sulla possibilità che molti di essi servano a ‘fare numero’ e siano privi di contenuto finanziario. Ne parleremo la prossima volta.

Facendo salvo ogni errore, questa ricostruzione, corretta o imperfetta che sia, potrebbe dimostrare una condizione già peggiore del pre-dissesto. E, in verità, la lettura dell’Attivo e del Passivo dello Stato Patrimoniale non lascerebbe dubbi (fonte: Relazione, pagg. 54 e 58).

Così, sarebbe opportuno sia fatta chiarezza, almeno da parte dell’Assessora al Bilancio. I cittadini hanno diritto di conoscere lo stato di salute dell’Ente mentre leggono di provvedimenti in atto per risparmi di spesa, di nuove tariffe Tari e osservano un degrado imperante. Purtroppo, sembra sia più facile che un cammello passi per la cruna di un ago.

 

Alfonso Malangone – Ali per la Città – 19/05/2022 (segue)

 

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.