PONTE TANAGRO: l’intervento dell’ammiraglio arch. Gaetano Perillo

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Il “Ponte Tanagro”, dopo pochi giorni dall’ultimo articolo, ritorna al centro dell’attenzione grazie all’intervento dell’Ammiraglio Arch. Gaetano Perillo che nel contesto di un lungo post ha descritto alla perfezione la situazione del Ponte come “simbolo del degrado istituzionale nella progettazione ed esecuzione di lavori pubblici” che, molto spesso, si impantanano per anni nei meandri di quella che tutti definiamo “burocrazia”.

Ringraziamo l’ammiraglio Perillo per questo ennesimo intervento sui problemi portati avanti da questo giornale che pur trattando argomenti singoli, come nella fattispecie quello del Ponte Tanagro, intende sempre porre problematiche a livello generale prendendo spunto anche da simpatici titoli di manifesti politici, come quello pubblicato dai quattro consiglieri di opposizione di Padula dal titolo “Sul ponte (di Caiazzano) sventola bandiera bianca”, ben sapendo che lo stesso manifesto tratta problematiche completamente diverse (questa redazione non è ancora ai limiti della demenza senile).

E la bandiera bianca davvero sventola sul Ponte Tanagro (in loc. Caiazzano di Padula), ma il fatto deve essere considerato come un caso locale necessariamente ricompreso nella pessima tradizione italica dei lavori pubblici.

In merito l’ammiraglio Perillo scrive: “Ho un vago ricordo del ponte sul fiume Tanagro, da quando anni fa passai fa quelle parti in occasione di una visita alla Certosa di San Lorenzo.
Come risulta dai puntuali resoconti del direttore Bianchini sulle precarie condizioni statiche del ponte, la possibilità che ne venga ripristinata l’agibilità in tempi brevi appare ancora di là da venire. Allo stato dei fatti solo un inguaribile ottimismo potrebbe far ritenere verosimile la fine di dicembre quale termine entro il quale ii ponte diventerà nuovamente percorribile. Visto che siamo ancora allo stadio della progettazione di massima, l’aspirazione ad imitare gli encomiabili tempi di esecuzione ottenuti nella ricostruzione del ponte Morandi a Genova resta solo una ipotesi incompiuta.
Ancora più eclatante sarebbe il riferimento alla Tour Eiffel. All’epoca, si dovettero superare innumerevoli problemi tecnici per assemblare una struttura metallica dal disegno particolarmente complesso. Ma soprattutto, i promotori del progetto dovettero anche fronteggiare una costante opposizione da parte di numerosi oppositori del progetto: “quella torre deturpava il panorama” dicevano. Tuttavia, costruita in tempi da primato, è diventata presto l’indiscusso simbolo di Parigi e dell’intera Francia. Viene in mente, purtroppo in negativo, il confronto con la vicenda Crescent. Impresa ugualmente oggetto di opposizioni di ogni genere, ha visto trascorrere, dal momento della progettazione a cura dell’arch. Bofil fino al suo completamento, un tempo quasi cinque volte superiore a quello impiegato per la costruzione ideata dall’ing. Eiffel. Ed è purtroppo solo un esempio dei tanti che caratterizzano il “lento” procedere delle opere pubbliche o private in Italia
””.

A questo punto viene necessariamente da chiedersi come mai il Comune di Padula sembra assente per la vicenda di un ponte che, comunque, ricade nel territorio di sua competenza; è vero che il manifesto degli oppositori riguardava altri argomenti, ma la stessa opposizione farebbe molto bene a cavalcare una vicenda che, mano a mano che passano i mesi, va sempre più assumendo connotazioni parossistiche.

Fino a questo momento in campo sembra essere sceso soltanto il sindaco di Sassano, Mimì Rubino, che ha sollecitato il presidente della Provincia anche per iscritto, nel silenzio assordante dei sindaci di Padula (che ha il dovere di rendere pubblica la sua azione, appunto !!), di Monte San Giacomo e di Teggiano (solo per citare quelli più immediatamente interessati) alla riattivazione del ponte che sta producendo guasti seri all’economia sociale e imprenditoriale della zona.

Si parla di un nuovo affidamento del progetto ad un tecnico di Napoli con ulteriore perdita di tempo; e addirittura che la Provincia assicurerebbe soltanto una risistemazione della strada, ora dissestata, per collegare la fraz. Caiazzano con lo scalo di Padula.

Nota: Chi volesse leggere l’intera lettera dell’ammiraglio Perillo può farlo cliccando nella finestra “commenti” sulla destra della prima pagina di questo giornale.

 

One thought on “PONTE TANAGRO: l’intervento dell’ammiraglio arch. Gaetano Perillo

  1. Confesso che ho una comunanza di intenti con il Direttore Bianchini quando dichiara che “questo giornale, pur trattando argomenti singoli … , intende sempre porre problematiche a livello generale”.
    Anche io infatti, nel corso dei miei periodici commenti, spesso traggo spunto da singole vicende per allargare il discorso e richiamare l’attenzione su temi di più vasta portata.
    Non mancano infatti occasioni per assistere alle più svariate situazioni che con incredibile frequenza si presentano a chi osserva le intricate vicende connesse con l’esecuzione delle opere pubbliche.
    Salerno – ma è in buona compagnia anche con tante altre parti del resto d’Italia – non riesce a sottrarsi al solito copione che prevede un cast di interpreti, numerosi e di varie estrazioni, ciascuno con un proprio ruolo per recitare una pièce teatrale dalla trama raramente semplice e lineare, ma il più delle volte complicata e dai risvolti imprevisti.
    È il destino che incombe sulle opere pubbliche, sia quelle di grande impegno tecnico/economico che quelle di minore entità a sviluppo locale.
    Fin dal momento del manifestarsi dell’esigenza cominciano a materializzarsi i primi intoppi quasi ad anticipare il lento procedere che avrà l’impresa. Insorgono divergenze di natura politica/ideologica, interessi contrastanti, conflitti di competenze, e poi imprevisti di natura tecnico/procedurale, senza contare vere ed esplicite forme di opposizioni ai progetti quando la natura del contendere riguarda l’inquinamento ambientale, il reale o presunto oltraggio al paesaggio, danni alle persone alle cose alle produzioni ortofrutticole.
    Queste temi, che spesso approdano anche nelle aule giudiziarie note per la lentezza del loro agire, non si sviluppano in tempi certi e congrui; anche quando sembra di essere pervenuti ad una accettabile soluzione definitiva, essi rimangono sempre esposti al ricorso dell’ultima ora che rende incerti il suggello finale e la … fumata bianca.
    Senza riandare ad alcune emblematiche vicende passate, mi viene in mente il termovalorizzatore di Roma. È bastato solo annunciare l’intento di costruirlo per risvegliare subito i NO. A nulla vale che ne esistano tanti in Italia e all’estero, che le ulteriori innovazioni tecnologiche li hanno resi sicuri, dal rendimento elevato ai fini della produzione energetica, e più efficienti dal punto di vista dell’inquinamento, mediante la combustione di residui organici, altrimenti oggetto di dispendiose attività per il loro smaltimento.
    Altro esempio. La linea ferroviaria AV/AC Salerno-Reggio Calabria.
    Va scongiurato il parallelo con l’omologa tratta autostradale, assurta per decenni a scandalo e ludibrio nazionale.
    È augurabile che l’opera venga concepita e realizzata nella sua interezza e non con frazionamenti in lotti, come a volte sembra trasparire da dichiarazioni riportate dalla stampa. Già il primo lotto da Salerno verso Sud comincia a creare malcontenti territoriali, forieri di probabili diatribe o rivendicazioni più o meno giustificate. Non si escludono quindi ripercussioni sia sul processo decisionale che sui tempi di esecuzione dell’intera infrastruttura.
    Ma sarebbero da citare ancora la Trans Adriatic Pipeline (TAP) e il Treno di Alta Velocità (TAV), se non addirittura la mancata adozione del nucleare per la produzione di energia. Alcuni gravi incidenti accaduti anni addietro su centrali atomiche del tipo a “fissione” non hanno avuto altrove gli stessi effetti emotivi, come avvenuto in Italia. E ora l’Italia continua a privarsi anche delle moderne centrali con tecnologia a “fusione” e si espone ai rischi delle forniture non sempre certe e affidabili da fornitori esteri di gas e petrolio, oppure deve sperare che le fonti rinnovabili possano assicurare realmente massicce forniture di energia eolica e solare, senza inaccettabili impatti su territori e paesaggi.
    A Salerno infine lascia perplessi che si continui a ignorare tante criticità:
    # si è assuefatti a non far parte del gruppo dei soli 7 porti (su un totale di 37 porti meridionali) che sono collegati
    all’infrastruttura ferroviaria nazionale;
    # poco importa che la foce del Fusandola e l’adiacente rigagnolo fognario rappresentino uno sconcio estetico,
    oltre che essere un grave pericolo per la salute dei frequentatori della spiaggia di Santa Teresa;
    # sembrano problemi non prioritari, ma incidono sulla credibilità e sul decoro della città tante facciate di edifici,
    chiese, palazzi anche importanti lasciati in condizioni precarie;
    # la collinetta della Polveriera, dal destino sempre incerto e sospeso;
    # interi stabili lasciati vuoti e inutilizzati (per esempio l’ex Tribunale, l’ex Caserma Carrano, l’ex Carcere nel
    Centro Storico, ecc.);
    # l’esito incerto della collocazione del Museo dello Sbarco;
    # e il binario sul lungomare rappresenta sempre un cimelio degno di essere ricordato?;
    # meritano ancora di essere tenute in piedi certe palme del lungomare arrivate ad altezze eccessive e ormai
    pericolanti, tanto da doverle puntellare con antiestetici pali disposti a piramide?;
    # ancora l’ex Ostello della Gioventù … sulla spiaggia di Torrione deve continuare a fare bella mostra di sé?
    E altrettanto vale per il rudere alle spalle della Casa del Combattente?

    … e la lista potrebbe continuare.

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