da Dr. Alberto Di Muria
L’indapamide aumenta l’escrezione urinaria di sodio e cloruri e, sebbene in misura minore, anche quella del potassio e del
magnesio, incrementando in questo modo la
diuresi ed espletando un’azione
antipertensiva.
L’attività antipertensiva compare a dosi che inducono un
effetto diuretico di moderata intensità.
L’indapamide, così come qualsiasi altro principio attivo, può causare diversi effetti indesiderati, anche se non tutti i pazienti li manifestano o li manifestano nello stesso modo. Infatti, ogni persona reagisce in maniera soggettiva alla
somministrazione del farmaco, manifestando effetti indesiderati diversi per tipo ed intensità, oppure non manifestandone affatto. L’uso dell’indapamide non è raccomandato in gravidanza. Poiché l’indapamide viene escreta nel
latte materno, il suo impiego deve essere evitato nelle madri che
allattano.
Di recente, un’analisi di 28 casi di rabdomiolisi associati a indapamide, segnalati al database dell’OMS VigiBase, suggerisce una possibile correlazione tra la somministrazione del farmaco e l’evento che sarebbe mediata dalla riduzione della concentrazione ematica di sodio e potassio, indotta dal farmaco.
Con il termine rabdomiolisi si indica una danno grave del
muscolo scheletrico, con conseguente rilascio nel torrente sanguigno di numerosi composti, come
mioglobina,
creatina,
calcio,
potassio ed
acido urico. Tra le cause fisiche di rabdomiolisi ritroviamo i
danni muscolari legati ad un’attività sportiva intensa, i traumi ed infine le
malattie cardiovascolari. Tra le cause non fisiche ritroviamo i vari disordini muscolari, l’
avvelenamento da metalli pesanti, da
tossine presenti nei cibi o in alcuni animali. Tra le altre possibili cause non fisiche ritroviamo anche l’abuso di
alcol, l’utilizzo di droghe, come per esempio eroina, metamfetamine, cocaina, ketamina ed MDMA, nota con il nome di alcuni farmaci il cui effetto è quello di
abbassare il livello di colesterolo totale nel sangue, in particolare se contenenti
statine e/o
fibrati.
Nell’analisi in oggetto, l’indapamide è risultato l’unico farmaco sospetto in nove delle segnalazioni e l’allontanamento del farmaco ha comportato un miglioramento della sintomatologia in 13 di esse.
Sulla base della revisione delle segnalazioni e della valutazione della causalità, gli autori hanno concluso che l’indapamide può associarsi a rabdomiolisi indotta da ipocaliemia o iponatriemia.