Come già prospettato mesi fa in un precedente articolo (cfr. l’articolo “Governments don’t rule the world, Goldman Sachs rules the world” apparso sul Quotidiano di Salerno del 19 Gennaio 2012) la Grecia si è avviata ufficialmente verso un fallimento tecnico in maniera dolce, simile in molti suoi aspetti tecnici al caso argentino, ma senza gli annunci catastrofici del 2001 del Governo di Buenos Aires.
I risparmiatori, privati ed istituzionali, che detengono in portafoglio dei bond greci potranno aderire ad un’operazione di swap, uno scambio in parole povere, tra i vecchi titoli obbligazionari di cui sono possessori e scambiarli con altre obbligazioni di nuova emissione dal controvalore pari al 50% del loro valore nominale delle precedenti.
E’ possibile aderire all’offerta fino a fine mese; lo scambio verrà perfezionato se le adesioni supereranno il 90% del debito complessivo in circolazione; qualora le adesioni fossero inferiori al 90% ma superiori al 75% Atene si riserva la possibilità di procedere allo scambio unilateralmente, e, infine, nel caso in cui le adesioni all’offerta siano inferiori al 75% lo stato greco non potrà procedere con l’operazione in oggetto, aumentando notevolmente la probabilità di rimanere insolvente e fallire.
Lo swap coinvolge per la precisione 24 titoli obbligazionari sia dello stato greco che di aziende pubbliche elleniche (Difesa, Trasporto pubblico ateniese e Ferrovie greche), si riceveranno in cambio titoli obbligazionari decurtati del 53,5% del loro valore nominale.
In dettaglio, per ogni 1000 euro di valore nominale del titolo, il 53,5% verrà eliminato, il restante 45,5% verrà così suddiviso: il 15% sarà convertito in due obbligazioni del fondo salva stati (Efsf bond) a 12 e 24 mesi, mentre il restante 31,5% in titoli di stato greco che, a secondo del titolo originario, avranno scadenze che andranno dal 2013 al 2042, con rimborso graduale del capitale ed un flusso cedolare. A ciò si aggiungerà un warrant, ovvero un particolare diritto in capo ai possessori delle obbligazioni, che potrà erogare una cedola aggiuntiva qualora il governo greco riesca a far crescere il Pil secondo parametri stabiliti nel prospetto informativo relativo allo scambio in corso.
Per avere l’elenco completo dei titoli oggetto del cambio ed i dettagli dell’offerta sarà possibile consultare la stampa specializzata o rivolgersi agli istituti bancari.
Un default guidato per un paese europeo che non poteva permettersi il lusso di fallire alla maniera argentina, per ovvi problemi di stabilità dell’euro-zona e dell’unione europea, istituzioni in cui sono membri giganti economici quali Germania, Francia e Regno Unito, ma neanche troppo grande per evitare il fallimento (come per Italia o Spagna), le cui conseguenze di un default e di un haircut (in gergo finanziario un drastico taglio del valore nominale dei suoi titoli di stato) sarebbero eccessivamente penalizzanti a causa del forte effetto domino che si verrebbe a creare. La Bce in questo ha lavorato bene, erogando in varie tranche dei finanziamenti all’1% per i gruppi bancari, detentori di una gran parte di bond ellenici, che hanno permesso loro di reggere l’impatto dell’haircut in corso e di evitare una nuova crisi finanziaria.
La Grecia, dal canto suo, oltre che ad avviare delle serie politiche di contrasto alla corruzione imperante nel sistema politico e ad una maggiore attenzione all’economia reale, avrà maggiore ossigeno dal punto di vista finanziario, in quanto se l’operazione dello swap avesse successo il suo debito si ridurrebbe della metà, e si potrebbe sbloccare in via definitiva la seconda tranche di aiuti da parte della Trojka (Fmi, Ue e Bce) per l’importo di 135 miliardi di euro necessarie alle sue casse pubbliche.
