SALERNO – Quell’imberbe calciatore Adem Ljajic, manco tanto prodigio, della Fiorentina avrebbe offeso Delio Rossi rinfacciandogli di essere più “diversamente abile” di un suo stretto congiunto. L’uomo Delio Rossi, offeso negli intimi affetti familiari, perde il lume della ragione e cerca di pestare il giovane e viziato imberbe. Questi i fatti che se esaminati in maniera decontestualizzata dalle vite dei rispettivi protagonisti danno certamente una impressione distorta e riprovevole. Sono sempre fermamente convinto che chi alza le mani, chiunque esso sia, ha torto. Punto. Detto questo è giusto e necessario esaminare i personaggi che hanno dato vita alla “sceneggiata alla napoletana” andata in video in tutte le case di mezzo mondo, e non solo quello sportivo. Ljajic è un ventunenne calciatore centrocampista serbo in forza alla Fiorentina e in predicato per la partecipazione agli europei con la nazionale del suo Paese. Viene da una famiglia agiata e, grazie al dono del calcio, è assurto in un paio di anni ad una notorietà internazionale impensabile. Punto. Rossi, invece, ha cinquantadue anni con un passato di buon calciatore centrocampista (come Ljajic !!) e con una lunghissima storia di allenatore, dai bambini di Foggia da togliere dalla strada fino ai club calcistici di prima grandezza nel firmamento del calcio italiano. Una vita rigorosa ed improntata al massimo rispetto del ruolo degli altri. Seguii tutto il campionato di serie “B” fino alla promozione in “A” della Salernitana, come seguii la brutta e sfortunata avventura in “A” fino a quando un piccolo gruppetto di scalmanati presunti tifosi fece irruzione nel ventre dell’Arechi per spaccare in due il tavolo della conferenza stampa che Aliberti stava tenendo per annunciare l’esonero dell’allenatore che in quel momento da idolo da osannare fu in pochi secondi declassato a straccio da buttare via. Quegli scalmanati presunti tifosi non sono mai stati puniti abbastanza per quel gesto che ci costò tantissimo, fino ai quattro ragazzi morti nell’incendio del treno proveniente da Piacenza. Queste cose non possono e non devono essere dimenticate. Nell’anno della trionfale serie “B” ricordo che una collega (Rosaria Coppola, ndr !!) fin dalla prima di campionato all’inizio della sua domanda del dopo partita declamava sempre il numero dei risultati utili consecutivi. Io mi fermai a diciotto, quando cioè tutti avevamo capito che era l’anno della Salernitana e di Delio Rossi. Ebbene anche quel pomeriggio dei diciotto risultati utili consecutivi il mister Delio Rossi, dopo la domanda e prima di rispondere, non mosse neppure un muscolo facciale e la sua maschera ieratica colpì tutti per la sua imperscrutabilità. Così come dopo ogni partita mentre i giocatori prendevano gli applausi sotto la curva lui, Delio Rossi, rimaneva seduto in panchina, solo ed in silenzio, a fumare la sua proverbiale ennesima sigaretta. Insomma questi è Delio Rossi, un uomo schivo, lontano dal palcoscenico, riluttante al rumore degli applausi, serio ed affidabile professionista, immarcescibile condottiero nella buona e nella cattiva sorte sportiva. Sul piano umano e personale mai una sbavatura, mai una indiscrezione, mai una incrinatura, mai un commento sul suo stile di vita, mai e poi mai un dubbio sul suo rapporto con la famiglia che ha tenuto sempre al riparo di tutto e di tutti. E allora, mi sono chiesto mentre guardavo e riguardavo quelle disgustose immagini rimandate in onda impietosamente e per centinaia di volte, che cosa è successo di tanto grave per far scattare l’ira irrazionale e furibonda in un uomo sostanzialmente mite e che per tutta una vita non ha mai dato segni di squilibrio mentale. E’ molto verosimilmente accaduto quello che ho riferito all’inizio di questo approfondimento. Ma c’è una osservazione da fare con molta attenzione. Delio Rossi dopo i primi tre colpi si è fermato perché in lui ha ripreso il sopravvento la razionalità e la stessa pesantezza del gesto che stava compiendo. Io sinceramente avrei fatto molto ma molto di più. Se vera l’offesa di Ljajic è stata squallida, meschina e pungente; è entrata direttamente nel cuore di Delio Rossi andando a colpire uno dei suoi affetti più cari. Il mister ha sbagliato sicuramente ed è stato punito e, credo, pagherà ancora a lungo quel suo gesto insano. Rimane il problema del giovane calciatore che andrebbe prima rieducato e poi punito molto severamente, altro che denunce penali contro Rossi. Lo sport non deve mai sfociare nel penale, anche perché nella fattispecie le attenuanti generiche saranno certamente prevalenti sulle aggravanti. Il mondo del calcio, lo stress della pressione mediatica, le insidie delle gare non c’entrano proprio nulla. In questo caso un uomo vero è stato sopraffatto dal turbinio di sentimenti profondamente offesi. Il resto è soltanto cronaca. Il mito di Delio Rossi non è finito, almeno lo spero.
DELIO ROSSI: la fine di un mito ?

Un gesto di grande inciviltà. pure io ho un familiare disabile e in diverse occasioni sono stato offeso in maniera simile, non per questo ho preso a pugni quei deficienti