Aldo Bianchini
SALERNO – Quarantatre anni fa, nel primo pomeriggio del 26 agosto del 1982, la città di Salerno e l’intero Paese furono scossi dall’eccidio di Via Parisi (nel quartiere Torrione); le Brigate Rosse attaccarono un convoglio militare con il risultato che sui marciapiedi di Via Parisi, è giusto ricordare, rimasero due poliziotti Antonio Bandiera (morto sul colpo) e Mario De Marco e il soldato Antonio Palumbo morti in ospedale a Napoli dopo qualche giorno; ci furono anche alcuni feriti tra civili e militari. Il tutto per un magro bottino di sei fucili: 4 Beretta e 2 Garand.
Quattro caduti, tra civili e militari, questo il bilancio finale di una guerriglia, durata un paio di decenni, che mise a lungo in ginocchio il Paese. A Salerno, una città che non si lascia mai sfuggire niente, operava già prima del 1980 la colonna brigatista “Fabrizio Pelli”, quella che in pratica eseguì l’uccisione di Giacumbi. Non è stato mai riconosciuto un filo logico di collegamento, almeno strutturale, tra i due attacchi; ovvero i brigatisti che avevano operato nel 1980 erano già stati tutti catturati, ma erano piccoli rappresentanti locali, nessun big andò in galera. Ma da quell’efferato omicidio a Salerno cominciò la sua azione la sede operativa dei servizi segreti che, penso, diede un forte contributo alla limitazione dei danni nel tempo in cui rimase per qualche anno aperta. A distanza di circa quarant’anni non è più azzardato ricondurre sotto un’unica regia quei due terribili momenti vissuti dalla città.
Al centro dell’attacco di Salerno la terribile violenza tutta al femminile di Natalia Ligas, una delle terroriste rosse più crudeli di tutta la storia del terrorismo degli anni 70 e 80 che insanguinò il Paese.
La ricostruzione storico-giudiziaria: L’azione fu pianificata da un reparto del cosiddetto Partito della Guerriglia (PPG), che si era formato dall’unione fra la colonna napoletana delle Brigate Rosse, guidata da Giovanni Senzani, e il “fronte delle carceri” costituito da dissidenti brigatisti staccatisi nel 1981 dalle BR. Vi presero parte dieci terroristi tra i quali Natalia Ligas “Angela il suo nome di battaglia” con l’intento di impossessarsi delle armi dei militari. Nel primo pomeriggio del 26 agosto, nei pressi del lungomare Marconi a Salerno, i terroristi attaccarono un convoglio dell’Esercito, costituito da un furgone e un’autovettura, in trasferimento dalla caserma “Generale Antonino Cascino” alla vicina caserma “Angelucci”, nella quale avrebbe dovuto svolgere l’usuale servizio di guardia. Durante l’azione fu immediatamente colpito il caporale ventunenne Antonio Palumbo che sarebbe morto in ospedale a Napoli il 23 settembre successivo. Uditi gli spari, sul luogo accorse una pattuglia della squadra volante della questura di Salerno, che si trovava fortuitamente in un bar nei pressi del luogo dell’assalto. I poliziotti iniziarono un violento conflitto a fuoco con i terroristi, durante il quale perse la vita l’agente Antonio Bandiera, di 24 anni. L’agente scelto Mario De Marco, di 30 anni, sarebbe morto quattro giorni dopo per le gravi ferite riportate. Nel corso dell’azione rimasero feriti altri due militari, un poliziotto, due civili e una terrorista. I brigatisti comunque riuscirono a impadronirsi di 4 fucili “FAL” Beretta BM 59 e 2 Garand in dotazione ai militari dell’Esercito.
Il racconto della strage di Antonio Schiavone: Sulla scena dell’attacco si trovò casualmente, quel giorno, un noto fotografo del quotidiano “Il Mattino” considerato all’epoca uno dei principi dei paparazzi salernitani e non solo; toccò proprio a lui, Antonio Schiavone, con scatti da vero professionista fermare su pellicola i momenti più tragici di quell’evento. Grazie a quelle numerose foto scattate da Antonio gli inquirenti, quindi, ebbero subito la possibilità di avviare nella maniera più giusta le delicate indagini anche al fine di identificare i dieci brigatisti rossi.
“”Era un pomeriggio caldo, molto caldo, quello del 26 agosto del 1982. Tutta l’estate del 1982 era stata caldissima e con tanta siccità. Era la “controra”, così amano definire i salernitani quell’orario di metà pomeriggio che è preferibile passare in casa possibilmente al fresco e possibilmente sorseggiando un compiacente aperitivo. Era la controra e due giovani agenti della Polizia di Stato, Antonio Bandiera (autista) e Mario De Marco, parcheggiano la propria autovettura davanti al bar “Moka” a Torrione (incrocio tra Via Andrea De Leo e Via Marino Freccia), per un attimo di sosta durante il loro turno di lavoro alquanto monotono in quella tremenda calura estiva di fine agosto … Ad un centinaio di metri dal bar si apre il portone di un palazzo con un forte scricchiolio delle cerniere di ferro, in strada (Via Abella Salernitana) c’è il silenzio assoluto, si sente solo il gracchiare di qualche televisore acceso che rimanda vecchi film d’avventura; dal portone esce il giovane fotografo Antonio Schiavone già noto a molti per essere il fotografo de Il Mattino. Fa pochi passi ed arriva sulla strada principale (Via Posidonia), gira lo sguardo verso destra e vede l’autovettura della polizia parcheggiata davanti al bar, è quasi tentato di farci una capatina per salutare gli agenti che certamente conosce, ma il pensiero della mamma vecchia e ammalata che lo attende lo fa ritornare sui suoi passi e svolta verso sinistra per avviarsi verso Via Parisi dove abita l’anziana genitrice. Via Parisi dista non più di duecento metri in linea d’aria … arriva da una stradina laterale nella piazzetta sulla quale sbocca Via Parisi. Nell’aria calda e soffocante avverte del vociare, quasi come se qualcuno con voce secca impartisse degli ordini precisi; si ferma, istintivamente si mette meglio in ascolto. Come un tuono avverte il primo sparo, poi altri ancora, mentre il vociare secco e preciso si fa animazione e concitazione. Non capisce bene cosa stia accadendo sotto i suoi occhi, sente altre armi far fuoco, in mezzo alla piazza proprio alla confluenza di Via Parisi ci sono alcune camionette dell’esercito e gente che corre da un lato all’altro, istintivamente si butta per terra ed aspetta, non riesce subito a tirar fuori la sua preziosa macchina fotografica. Con la coda degli occhi vede un soldato (Antonio Palumbo) cadere per terra e rotolare su se stesso ….. Nel frattempo Antonio Bandiera ha finito di centellinare il suo caffè nel Bar Moka proprio mentre arriva il rumore sordo ed inconfondibile del primo sparo; un attimo, si guardano neglli occhi e partono a sirene spiegate verso il luogo da dove provengono i numerosi spari. Antonio Schiavone è ancora per terra quando vede arrivare a gran velocità la volante con a bordo i due poliziotti. Antonio Bandiera apre velocemente la portiera lato guida e mette i piedi a terra, fa appena in tempo a puntare la pistola d’ordinanza, e forse a sparare, che viene falciato dai colpi partiti da una mitraglietta cecoslovacca Skorpion brandita da “Angela”, una delle più feroci terroriste rosse del momento. Antonio Schiavone non sa che la terrorista che dà ordini e spara all’impazzata è proprio Angela (all’anagrafe Natalia Ligas, nata a Bono, classe 1954) che qualche mese prima è stata protagonista dell’agguato all’avvocato d’ufficio Antonio De Vita, difensore del famigerato br Patrizio Peci e che in quell’azione era rimasta ferita ad una gamba ed era stata curata nel giugno ’81 nella clinica privata di Lauria di proprietà del senatore socialista Domenico Pittella; il sentore venne poi accusato di collaborazione e fu costretto ad un lunga latitanza parigina e poi in carcere). Non sa il bravo fotografo Schiavone che Angela era stata la terrorista che, qualche anno prima, aveva preso parte all’attacco armato di Via Fani con l’uccisione dei cinque agenti di scorta di Aldo Moro e della successiva uccisione dello stesso presidente della DC. In quel momento terrificante Antonio Schiavone, ovviamente, non pensa ma vede soltanto le scene che cerca di immortalare con la sua fedele macchina fotografica che nel frattempo è riuscito a tirare fuori dalla borsa. E vede che Mario De Marco, uscito dall’auto, sta cercando di lanciarsi verso il convoglio militare ma viene anch’egli barbaramente raggiunto da una gragnuola di colpi. Sente un ordine perentorio: “Non è morto, spara, spara …”; la voce inquietante è di una donna, forse è lei “Angela”. Poi qualche attimo di silenzio assordante, nell’aria solo i flebili lamenti dei feriti, le grida di raccolta dei terroristi e la fuga precipitosa mentre con le loro armi sparano ad altezza d’uomo e verso l’alto dei palazzi che sorgono tutt’intorno. Passa qualche altro attimo e nell’aria rimbombano le decine di sirene delle autovetture delle forze dell’ordine sopraggiunte sul luogo della strage in men che non si dica. Antonio Schiavone si alza ed continua a scattare fotografie, alcune drammatiche, che faranno il giro di tutti i giornali dell’epoca … Nell’attacco BR a Salerno furono impiegati 10 brigatisti di primo piano, furono uccise tre persone e furono presi 4 fucili “Fal Beretta Bm/59” e 2 fucili “Garand”. La brigatista Angela sarà catturata qualche mese dopo, il 14 ottobre 1982, nella stazione ferroviaria di Portanuova a Torino; è tornata libera dal 2009 dopo 27 anni di carcere””.
Il racconto della strage fatto da Aniello Pietrofesa – Sulla scena dell’eccidio si trovò casualmente anche l’allora dodicenne Aniello Pietrofesa (oggi presidente del Comitato Quartiere di Torrione) che in un ottimo post ha così descritto quei fatti violenti:
“”Aniello Pietrofesa 26 agosto 1982 … Avevo 12 anni, da poco ero uscito dal collegio, mi sono ritrovato in piena estate con il campionato mondiale di calcio in Spagna, l’Italia è Campione del Mondo, a Salerno una grande festa, sulla Nazionale sfilano tante macchine festanti, un camion con le bare in cui scherzosamente si rappresenta la squadra della Germania … Era tutto così bello … Il 26 agosto era di pomeriggio, con mio fratello Peppe scendo da casa per aprire il negozio sotto al nostro palazzo dove vendiamo mobili, detersivi, giocattoli e tanto altro … All’improvviso si sentono tanti botti, e mi rivolgo a mio fratello dicendo cosa fosse tutto questo baccano e lui tranquillamente pensa a petardi per festeggiare, ed io gli chiedo cosa si festeggia, anche perché gli dico chiaramente che sembrano degli spari …. Dopo un po vedo due macchine correre su via Volontari della Libertà in direzione Salerno Centro, per istinto mi nascondo dietro il pilastro del portico ma vedo che nella seconda macchina qualcuno cerca di nascondere il volto per non farsi riconoscere …. Sento le urla dei cittadini e poi sirene arrivare da tutte le parti, incuriosito dico a mio fratello che vado a vedere cosa è successo, mio fratello mi dice di non allontanarmi, ma la curiosità prende il sopravvento e vado … Arrivo all’inizio di via Parisi, vedo una volante della Polizia ferma, crivellata da numerosi colpi da arma da fuoco, sembra un colapasta, la gente parla, sento persone dire che hanno ucciso dei poliziotti, poi dei soldati, è un attentato, la gente piange … Quel giorno perse la vita l’agente Mario De Marco di 24 anni, il collega Antonio Bandiera di 30 anni morirà dopo 4 giorni di ricovero al Cardarelli di Napoli, un mese dopo muore anche il caporale dell’esercito Antonio Palumbo di 21 anni, mentre nell’azione criminale vengono feriti due civili, una bambina che giocava sotto casa ed un ragazzo che era in casa, ed un poliziotto vivo per miracolo e scampato alla morte, era il giovane Salvatore Manci. Salvatore, l’ho conosciuto anni dopo, era lo zio di mio cognato, non ha mai voluto raccontare quell’episodio, lo sentiva troppo, si sentiva un miracolato rispetto ai suoi colleghi. Salvatore quel giorno era seduto dietro sulla volante, come iniziò l’azione terroristica si buttò fuori dalla macchina rompendosi la spalla sul marciapiede, si trascinò sotto la volante per ripararsi dai colpi, fu raggiunta dalla terrorista presente che gli punto il mitra tra gli occhi, ma questo si inceppo’ e fu la sua salvezza, passata l’azione delittuosa uscì fuori dalla macchina sparando in aria essendo sotto shock per l’accaduto. Ogni 26 agosto era presente alla commemorazione, ora lo farà dal cielo, ci ha lasciati alcuni anni fa … La memoria di quel giorno è vivo nei ricordi di tanti di noi, nel gruppo c’è anche Mario Bottiglieri che abita proprio lì e che visse più di tutti da vicino questa giornata triste per la nostra città …””