VASSALLO: e se fosse tutto già chiaro ?

 

Aldo Bianchini

ACCIAROLI – Fra qualche giorno, esattamente il 16 settembre prossimo (ammesso che una vera udienza si tenga e non ci si limiti, come sempre accade, al deposito di contestazioni ed eccezioni varie !!), saranno tutti schierati davanti al GUP dei Tribunale di Salerno per l’avvio di un confronto serrato tra inquirenti, indagati e difensori; il tutto nel calderone, ormai quasi consumato dal tempo e dalla brodaglia che in esso hanno lasciato bollire per quindici anni gli stessi protagonisti che andranno in udienza; che è bene precisare arrivano al GUP da innocenti indiziati sulla scorta di ipotesi di reato fantasiose, ingiallite dal tempo ed a questo punto davvero vergognose. Anche se le parole “presunto narcos” vengono coniugate e attribuite da Il Mattino (ed. 6.9.25) soltanto all’unico vero camorrista presente tra i cinque indagati:  “”Accuse di concorso in omicidio del sindaco di Pollica, reato aggravato con il metodo mafioso per il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo (difeso dagli avvocati Ilaria Criscuolo ed Agostino De Caro), per il brigadiere Lazzaro Cioffi (difeso dall’avvocato Giuseppe Stellato), l’imprenditore Giuseppe Cipriano (difeso dagli avvocati Giovanni Annunziata e Lucio Sena) e per il presunto narcos Romolo Ridosso (avvocato Michele Avino); quindi di traffico di droga, contestazione mossa nei confronti di Cafiero (avvocati Andrea Imparato e Adriano Cafiero)””.

Al punto che, fra qualche anno ancora, qualunque sarà il verdetto, questo apparirà senza ombra di dubbio come tardivo e strumentale, frutto di una ingiusta giustizia che basa le sue determinazioni soltanto sulle squallide, spocchiose e strumentali dichiarazioni dei pentiti che hanno tutto l’interesse a cavalcare le ipotesi accusatorie degli inquirenti.

Ma il 16 settembre prossimo, o quando ci sarà la prima vera udienza, una cosa di certo la sapremo: “Cosa ha lasciato l’ex procuratore Borrelli in dono alla circoscrizione giudiziaria di Salerno sul caso dell’omicidio Vassallo (il sindaco pescatore) che rimane tuttora come uno dei delitti più emblematici della storia giudiziaria di questi ultimi decenni”.

E se invece fosse già stato chiaro fin dall’inizio le verità che nessuno vuole accettare ?; è questa la domanda, senza risposta, che circola fin dall’inizio per questa inquietante vicenda; una verità sicuramente molto scomoda che non riguarderebbe assolutamente il millantato traffico e spaccio di droga; una verità che in molti conoscono e che nessuno vuole confessare; una verità che le numerose e inconcludenti inchieste hanno condizionato e distorto fin dal primo minuto dopo il delitto; una verità che, ovviamente, nessuno dei suoi familiare vuole accettare o almeno riconoscere come possibile soluzione del caso.

Il giorno 5 settembre 2025, a quindici anni dall’omicidio, si è svolta ad Acciaroli la solita, rituale (inutile per l’inchiesta) commemorazione della tragica morte di un uomo che, in certi momenti, aveva rappresentato un punto di legalità per l’intero territorio; nel cui sacrificio non ci crede neppure il PD (partito di sua appartenenza ideologica) che agli inizi aveva innalzato Angelo Vassallo sugli stendardi nazionali come simbolo di un Paese che deve cambiare.

Ad Acciaroli, però, l’altro giorno, non c’era il fratello Dario impegnato con la sua fondazione nell’inaugurazione di una nuova sede a Vallo della Lucania; una distanza fisica di pochi chilometri che suona, però, come una ingiustificata “scelta separatista” tra la sua azione, quella della moglie e dei figli di Angelo e, soprattutto, quella delle istituzioni accorse ancora una volta sulla macabra scena del delitto.

A distanza di anni ricordo, con molta delusione, la dichiarazione autocratica e pomposa dell’ex Procuratore Franco Roberti che nel lasciare Salerno promise che mai si sarebbe dimenticato del “caso Vassallo” assunto nella sua sfera operativa come un punto fermo nel futuro.

Voglio sperare che anche Giuseppe Borrelli, come Roberti ed altri, non ci lasci con in mano il solito colapasta tutto bucato.

 

 

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