Confusione di bandiere  (the flags confusion)

da Antonio Cortese (docente – giornalista)

 

Mentre gli italiani si bisticciano come non altri, va ricordato che i conflitti sul pianeta sono assai e forse non di minore importanza rispetto al tema che li assilla.

Il problema é che l’italiano medio é il più vulnerabile dalla vecchia televisione di cui non si è capita ancora il genere di appartenenza commerciale cioè quella degli elettrodomestici.

Come per le lavastoviglie il sentiment culturale è stato distorto con la concorrenza delle reti private a quelle di Stato che infine si sono assuefatte ad una mistura di tipologie di trasmissioni dai format ai notiziari fino alle produzioni di ogni tipo di programma.

E così succede che se una notizia o un allarme anche di costume venga lanciato da personaggi alfabetizzati dalla tele o da un cruccio singolare di chicchessia, diviene un’urgenza prioritaria come per la favoletta della voce del padrone.

Da mesi va inasprendosi una questione nella mente dei telespettatori che esiste ed é ugualmente truce dal 1945, ma poiché l’ipnosi di massa va facendosi maggiore anche con i protagonismi forniti dalla possibilità di interagire coi dispositivi personali e sociali tecnologicamente, il pubblico viene incanalato in due o tre temi caldi . In Italia.

Altrove invece azionando il telecomando satellitare ci si accorge che tutte le altre tv parlano di Senegal, Gabon, Cambogia, Rwanda, Congo e Birmania;

Dell’unione culturale sudamericana attuata da Nicola Maduro per il gemellaggio storico col vicinato colombiano di Gustavo Pedro e con la repubblica boliviana assieme al Nicaragua e pochi giorni fa agli stati caraibici specie con Cuba, in Italia nessuna traccia se non nelle agenzie turistiche.

Tale unione-riunione ha colto un fortissimo plauso politico da parte dei paesi latino americani per una cosciente indipendenza economica e culturale dall’imperialismo statunitense cui erano storicamente assoggettati.

Ma gli italiani come somari con paraocchi invece di seguire con entusiasmo tale storica rivoluzione madureira, che avrebbe anche da noi portato un clima di coesione e fratellanza, badano in una ridicola ignoranza alle reazioni di quattro terroristi che invece di evacuare accordandosi civilmente come succede poi del resto dalla fine della seconda guerra mondiale secondo le decisioni firmate a Yalta da Roosvelt, Stalin e Churchill, si sgolano masochisticamente e psicologicamente chissà forse per una sete culturale di oriente risvegliato e da sempre trascurato.

Gli stessi, in orde di telespettatori cresciuti a rai tre e desideri di emulazione sessantottine, commettono un triplice errore poiché associano senza capacità di discernimento la bandiera palestinese a quella ucraina senza capire che si tratta di scacchieri diversi, dove parteggiare per un partito europeo o nazionale non significa ugualmente che tutti i guelfi siano da una parte e i ghibellini dall’altra; e infine, a danno maggiormente peggiore, con tutte queste sfilate per conflitti che poi all’Italia non interesserebbero mica, come fu per lo smembramento jugoslavo, buttano benzina sul fuoco alimentando i risvolti appunto deteriorati facendoli, loro diventare delle stragi, poiché se il berlusconismo gli avesse insegnato qualcosina avrebbero capito che la protesta pubblicitaria é pur sempre pubblicità, anzi, ne amplifica i valori.

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