Aldo Bianchini
SALERNO – La giornata del 21 settembre 19922 trentatre anni fa) è, a mio avviso, cruciale per la spinta decisiva e concreta alle inchieste incardinate presso la Procura della Repubblica di Salerno contro la cattiva gestione della cosa pubblica da parte della politica; è già scoppiato il clamoroso scandalo della Fondovalle Calore e già si sono susseguiti numerosi arresti di politici, tecnici, funzionari pubblici e amministratori locali.
Addirittura il 25 agosto 1992 agli arresti di personaggi e imprenditori come Renzo Rosi e funzionari pubblici come Corrado Vecchio si è aggiunto quello clamoroso dell’ex senatore e sottosegretario di stato Nicola Trotta, reo secondo l’accusa di aver ospitato Vittorio Zoldan (imprenditore arrestato il 23 luglio 92 per la Fondovalle Calore) in un suo chalet di montagna (in agro di Postiglione) per diverse volte. Non solo, il nominativo del senatore Trotta era stato trovato in un’agenda sequestrata al finanziere-baby Angelo Mastrolia di Campagna (che qualche anno fa ha addirittura acquistato la Centrale del Latte di Salerno) ritenuto la mente pensante del ministro Conte e in grado di trattare con le principali banche del mondo da Tokyo a Wall Street per finire a Marracash (tutti paradisi fiscali). E sull’agenda di Mastrolia c’era, alla data dell’ 8 agosto 92, la nota: “A Marracash con sen. Trotta”.
Alla fine, ma dopo anni e dopo una lunga latitanza di Mastrolia in Germania, venne fuori la verità e cioè che lo chalet era un capanno agricolo e che Zoldan era stato ospitato per andare a caccia, e la stessa cosa il senatore Trotta doveva fare con Mastrolia a Marracash.
Il clima tra luglio e settembre del 1992 era davvero infuocato e in molti caddero vittime innocenti di un vera e propria persecuzione giudiziaria.
Per i magistrati inquirenti Salerno era diventata una città molto corrotta e con personaggi senza scrupoli nell’amministrazione della cosa pubblica cittadina e provinciale. A descrivere in maniera molto ben condita il presunto degrado della vita sociale ci pensa il gip Mariano De Luca a descriverlo in una sua ordinanza del 21 settembre 1992 (ordinanza pubblicata soltanto dopo il 26 ottobre dello stesso anno e quindi non nota al momento del dibattito pubblico al Sea Garden tenutosi il 24 ottobre, due giorni prima) che riportiamo a stralcio testualmente:
<<Non può dunque sottacersi che i fatti di causa costituiscono una delle non frequenti occasioni offerte alla giustizia per far luce sulla oscura e desolante realtà che sovente si annida nelle pieghe delle istituzioni troppo facilmente permeabili ad interessi personalistici ed a sfruttamenti parassitari; lo squallido sottobosco che rigoglia ai margini del sistema istituzionale è nella vicenda processuale esemplarmente rappresentato e mostra, con la forza della protervia dei fatti, come l’abbandono di ogni principio morale, il disprezzo verso i valori fondamentali della vita associata, il miope egoismo che tutto subordina al tornaconto personale siano ampiamente diffusi, sovente elevati a sistema di vita e tendenzialmente suscettibili di attentare alla stessa sopravvivenza dello stato di diritto, non meno di fenomeni delinquenziali assai più appariscenti ed eclatanti. Gli elementi probatori sin qui acquisiti, confermando puntualmente l’ipotesi accusatoria, hanno evidenziato non soltanto come protervia e scadimento morale possano indurre a ritenere fatto normale e fisiologico l’appropriazione privatistica di apparati e sistemi predisposti a tutela di interessi generali e collettivi, ma anche come ad una concezione così distorta non siano estranei professionisti stimati e di prestigio, esponenti di categorie cui certo non difettano gli strumenti per una corretta valutazione di simile forma di devianza … La prognosi comportamentale non può, dunque, che essere infausta>>.
L’ordinanza venne emessa in un particolare momento storico della presunta tangentopoli; dopo i clamorosi arresti, difatti, l’ing. Raffaele Galdi detenuto a Bellizzi Irpino, già malato di cancro, avverte un forte malore in carcere che, secondo i difensori Antonio Zecca e il compianto Dario Incutti, necessitava di una visita a Boston dove era stato operato qualche mese prima; il gip De Luca negò questa possibilità e Galdi rimase in cella ancora a lungo. Da quel malore non si riprese mai più completamente e il 28 agosto 1998 morì dopo molti mesi di sofferenza all’età di 48 anni.