dal prof. Nicola Femminella (scrittore – giornalista)
Nonostante il sole continui a regalare le sue temperature estive, cala il numero delle sagre e degli spettacoli canori che hanno dominato le serate dei villeggianti sulla costa del basso Tirreno. Si hanno così delle parentesi dedicate alla cultura, gradite a coloro che sono attratti da altre proposte, alternative al puro divertimento. È accaduto a Scario e a Camerota rispettivamente il 15 e il 16 scorsi, con le amministrazioni comunali (per gli onori di casa: l’ass.Teresa Esposito, a Camerota; il sindaco Ferdinando palazzo, a Scario) che hanno regalato ai residenti e ai turisti due eventi gradevoli e particolarmente apprezzati dai presenti. Gli intervenuti hanno colto nell’occasione stimoli significativi per alimentare la propria dimensione culturale con nuovi e ragguardevoli contenuti, riguardanti il vasto patrimonio archeologico preservato nei comprensori del Cilento.
Entrambi gli incontri hanno proposto la presentazione del libro “Neanderthal, l’altra umanità” del giornalista Franco Capone. È questo un divulgatore scientifico, tra i più accreditati, che si occupa di antropologia, paleontologia ed etologia. I suoi articoli sono comparsi su Panorama e sulle riviste Natura e Oggi. Ha operato nella redazione di Focus e da sempre è un mediatore molto autorevole tra l’archeologia e la società, avendo collaborato anche con Il Museo Civico di Storia Naturale di Milano. Una figura apicale che ha tratto materia per il suo lavoro dai siti archeologici più importanti scoperti nel mondo, in particolare da quelli apparsi in Africa riguardanti l’homo sapiens e i suoi antenati. Fin dove si è spinto finora lo sguardo di coloro che studiano la comparsa dell’uomo sulla Terra.
Dopo la presentazione dell’autore e dell’evento da parte mia, Franco Capone, secondo copione stabilito, ha dialogato a Scario con la prof.ssa Anna Maria Ronchitelli e a Camerota con la prof.ssa Adriana Moroni, eminenti cattedratiche dell’Università di Siena.
La prima, già professore Associato di Preistoria presso Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente-Unità di ricerca di preistoria e antropologia-Università degli Studi di Siena, si è occupata, nel corso del suo iter professionale, di studi e ricerche di paleontologia e antropologia. Fra l’altro ha diretto gli scavi nel nostro territorio, evidenziando scoperte di grande rilievo nelle grotte Grande e del Molare a Scario, che hanno resi pregevoli elementi conoscitivi a riguardo dell’era Paleolitica. È presente nella Commissione 8 (Paleolitico superiore dell’Eurasia) dell’Union Internazionale des Sciences Préhistoriques et Protohistoriques e membro dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana e dell’Associazione Antropologica Italiana.
La prof.ssa Adriana Moroni è professore Associato di Preistoria presso Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente-Unità di ricerca di preistoria e antropologia dell’Università degli Studi di Siena. Da alcuni decenni è ormai ospite gradita del Cilento, perché responsabile del progetto riguardante gli scavi alla Grotta della Cala, alla Grotta del Poggio, a Camerota, e alla Grotta di Castelcivita sugli Alburni, nelle quali ogni anno ritorna alla fine dell’estate con i suoi studenti, per dare continuità agli importanti ritrovamenti finora avvenuti. Le sue scoperte forniscono non pochi elementi di conoscenza a riguardo del passaggio dall’uomo di Neanderthal al Sapiens, nel Cilento, avvenuto circa 40.000 anni fa. Collabora anche ai progetti europei (n. 3). Progetto PI PRIN Trace.
In entrambe le occasioni il giornalista ha dialogato con le due studiose sui contenuti del libro e sulle esperienze acquisite negli anni della sua erranza per il mondo a visionare da vicino i luoghi, dove permangono orme e tracce di uomini vissuti milioni di anni addietro. Le notizie da lui riferite erano naturalmente note alle due studiose, per cui la narrazione di ciascuno e il dialogo tra di loro sono risultati avvincenti e ricchi di dati concreti, molti dei quali hanno destato stupore e impegnato il campo attentivo dei presenti per tutta la durata dell’incontro. Gli argomenti esposti hanno richiamato tempi lontani milioni di anni da noi: quelli vissuti agli albori della vita umana dai primi uomini che hanno determinato il patrimonio genetico e le caratteristiche fisiche che oggi noi possediamo; come seppero sopravvivere alle glaciazioni e procurarsi il cibo per continuare le specie che si sono poi susseguite; i luoghi dove percorsero i primi passi, aspetti ed esperienze di vita vissuta, l’utilizzo della pietra, le scoperte del fuoco, dei metalli, le prime attività e forme di organizzazione sociale. Temi in gran parte inediti e sconosciuti anche a coloro che coltivano passione e amore per l’archeologia sono stati oggetto di dialogo tra gli oratori e ben accolti dagli astanti. Tantissime le informazioni che abbiamo tutti potuto apprendere e le difficoltà delle linee narrative sono state annullate dalla comunicazione semplice e accessibile dello scrittore e delle due ricercatrici. Il tutto ha generato un altissimo grado di partecipazione e coinvolgimento.
Molti presenti non conoscevano l’importanza delle nostre grotte riportate nell’ultima parte del libro, e i tesori che esse costituiscono per le comunità locali. Occorre una maggiore consapevolezza da parte di chi è tenuto a divulgarle e a utilizzarle per incentivare la cifra turistica, vocazione prima delle nostre terre. Ritengo che iniziative culturali come quelle appena riferite, possano essere utili soprattutto ai giovani, poiché oltre a potenziare il tasso culturale di ciascuno, possono indurli a impiegare le preziose risorse che possediamo, per individuare obiettivi occupazionali verso cui dirigere le loro scelte di vita. Le evidenze dell’archeologia diffuse da Paestum e in moltissime zone interne, fino al limite della provincia di Salerno, a Sud della Campania, pongono questo territorio, a detta di alcuni, al secondo posto in Italia, dopo quello di Roma capitale. Se messe a buon profitto, quindi, possono dare un contributo concreto al comparto turistico e, insieme ad altre attrattive dell’intero Cilento, possono, senza alcun dubbio essere un tramite efficace per individuare una destinazione lavorativa che permetta loro di rimanere nei luoghi di nascita. Non sarebbe poca cosa, se si analizzano i numeri in netta salita dello spopolamento delle zone interne e dei piccoli borghi ripetutamente richiamati in causa.