ALIBERTI: lo scontro con Montemurro continua … e il pilatesco lavaggio delle mani dei componenti il CSM

 

Aldo Bianchini

SALERNO / POTENZA – Quella tra il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e il pubblico ministero Vicenzo Montemurro (a Salerno fino al 2020 ed ora a Potenza dove guida la sezione reati contro la pubblica amministrazione) sembra non avere mai fine; una querelle nata con il blitz effettuato in presenza da parte del PM in casa del sindaco, del fratello Nello, del Municipio di Scafati e dell’ufficio medico del principale indagato.

Era l’alba del 15 settembre 2015 e il blitz, annunciato la sera prima ad alcune testate giornalistiche locali, avvenne sotto il tiro di molte telecamere e i flash di tanti fotografi; nacque e prese vigore in un clima paurosamente distorto dalle mille e mille polemiche e accuse della parte politica avversa dell’allora sindaco Aliberti con fantasiose ed insinuanti vigliaccate che, forse, neppure gli autori pensavano dovessero essere così devastanti. Tutte cose che arrivarono alla Procura-DDA di Salerno anche attraverso la ovvia complicità di figure istituzionali giudiziarie di stanza nel Tribunale di Nocera Inferiore direttamente collegate ad immarcescibili investigatori delle forze dell’ordine.

Dietro l’angolo, nell’ombra, un sempre sussurrato e mai ammesso “accanimento giudiziario” che in alcuni momenti ha sfiorato addirittura il parossistico pensiero di un personalismo molto marcato nella gestione delle indagini da parte di molti soggetti in campo; indagini ovviamente legittime ma spesso ai limiti della normale e corretta esecuzione.

Anche per Pasquale Aliberti mi schierai, contro tutti e tutto, spingendo la mia difesa giornalistica fino ai limiti del consentito; difesa che, nonostante l’arresto e il maltrattamento dell’indagato negli anni, si è conclusa con successo nel novembre 2024 con la sentenza di 1° che ha mandato assolto l’imputato Pasquale Aliberti perché “il fatto non sussiste” per tutti i capi di accusa.

Ma questa per noi è storia già vecchia come l’acqua che passa sotto i ponti; non lo è e non lo sarà mai per Pasquale Aliberti che, oggi, alla luce degli ultimi accadimenti medita addirittura di dimettersi da sindaco e di lasciare la politica perché non è stato mai ascoltato e nessuno ha voluto capire il suo grido di dolore.

E’ accaduto che quel “fumus persecutionis” lamentato e denunciato dagli Aliberti è divenuto improvvisamente una verità vera scritta nero su bianco dal CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) che all’unanimità il 17 settembre scorso ha deciso di bloccare la carriera, come avanzamento di anzianità per otto mesi, del pm antimafia Vincenzo Montemurro con un preciso riferimento, udite … udite, alle famose gite estive in barca con l’accusatore ufficiale più accanito contro Aliberti.

La clamorosa notizia è stata diffusa il 19 settembre 25 da “L’Altra Voce – il quotidiano Basilicata.it” nel contesto di un ottimo ed esplicativo articolo firmato da I.A. e dal titolo molto chiaro: “no allo scatto di anzianità al magistrato di punta della Procura di Potenza – GIRI IN BARCA E AMICI, IL CSM BACCHETTA IL PM MONTEMURRO”; la notizia è stata poi ripresa, il 21 settembre 25, anche da “leCronache.it” di Salerno.

I FATTI – Aliberti lamentava un complotto nei confronti della sua famiglia avanzando ipotesi di «forti dubbi sulla correttezza delle indagini» sulla base di presunti rapporti personali che il magistrato avrebbe intrattenuto con alcuni soggetti accusatori (tra cui Nello Longobardi che avrebbe ospitato il magistrato in barca). Vicenda penale terminata con l’archiviazione a Napoli ma non per questo oggetto di giudizio del consiglio superiore della magistratura. Il lavoro della Dda partenopea era partito dalla denuncia dell’imprenditore e dopo aver acquisito il fascicolo di Sarastra non avrebbe ravvisato nulla di penalmente rilevante da parte del titolare dell’inchiesta sul voto di scambio. L’ organo dell’auto governo ha rovesciato i due giudizi favorevoli (2020 e 2021) a Montemurro: se penalmente non c’è rilevanza, per quanto riguarda dal punto di vista disciplinare quei rapporti – scrive la Cassazione – possono creare sospetti. E gli ermellini avevano ritenuto superflua la relazione dei vertici della procura di Salerno nel considerare “Montemurro magistrato che gode di incondizionata stima“. In sostanza, per il Csm il comportamento di Montemurro- che ha presentato diverse memorie- avrebbe potuto minare la credibilità dell’organo giudiziario (fonte leCronache.it del 21.09.25).

RIFLESSIONE – Ancora una volta gli Organi Superiori della magistratura italiana fanno sfoggio di impenitente arroganza sfiorando addirittura l’inconcepibile; ricordate il detto che dice “promoveatur ut amoveatur” (promuovere per rimuovere), ebbene quel detto, nel caso di specie, si è trasformato in un pilatesco ma anche iconico “condemno ut absolvo” (condannare per assolvere) che anche se un po’ inventata dà la giusta lettura del concetto. Difatti con una leggera condanna si chiude un caso complesso ed emblematico.

DOMANDA –  Se le accuse contro Montemurro fossero vere come ha fatto il CSM a scrivere “non avrebbe ravvisato nulla di penalmente rilevante da parte del titolare dell’inchiesta sul voto di scambio

viene da se una domanda impertinente: “Un caso simile nella giustizia ordinaria dei tribunali si sarebbe concluso allo stesso modo in cui l’intoccabile CSM (che neppure la prospettata nuova riforma riuscirà a scalfire !!) ha giudicato il caso testè narrato ?”.

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