Sulla Campania invocare la Madonna che scioglie i nodi.

 

 

da Salvatore Memoli (avvocato – scrittore – giornalista)

 

Non c’é niente di più dannoso dell’indecisione, del ritardo, di mettere in discussione le qualità di un buon candidato al vertice della Regione Campania. Può sembrare un fatto di routine politica l’incapacità di rispettare la tempestività come elemento utile ad accompagnare una candidatura importante, invece il procrastinare una scelta é un sintomo non più latente di un male che pervade la coalizione di centrodestra, in vista delle elezioni regionali imminenti, a meno di due mesi.
Avevo indicato con convinzione Edmondo Cirielli come candidato idoneo ed utile per una campagna elettorale che il centrodestra avrebbe potuto fare ( potrei parlare ancora al presente) in discesa. A parte le numerose attestazioni di stima di cui gode l’ex Presidente della Provincia di Salerno ed attuale Vice Ministro degli Affari Esteri del Governo Meloni, il suo curriculum politico e personale gronda di un crescendo di passaggi professionali e di risultati brillanti che fanno di lui un nome spendibile senza nessuna forzatura. Anzi qualcuno avrebbe dovuto auspicare la sua disponibilità alla candidatura anche per quell’aura promettente che accompagna le sue competenze di alto ufficiale della gloriosa Arma dei Carabinieri, che sebbene non sia un requisito prevalente diventa una garanzia per chi deve guidare la Regione Campania. Insomma migliore candidatura nel centrodestra in Campania non sembra esserci di quella di Edmondo Cirielli. Si può stare dalla sua parte o meno, ciò che é determinante diventa l’onestà di riconoscere le oggettive, sussistenti capacità e potenzialità di un candidato che può portare alla vittoria.
Parte del centrodestra non ragiona così e frappone proposte di candidature forzate, tirate per la giacca e decisamente fuorvianti. I nomi che si fanno sono altrettanto autorevoli e rispettabili ma non hanno radicamento territoriale, fino a dover assistere alla gamba tesa di Fitto che pretenderebbe di dire la sua in un territorio politico dove Fratelli d’Italia ha grandi meriti, solo per le determinate azioni di Cirielli e Iannone. Che dire? Un tentativo di sminuire il ruolo e i meriti di chi conosce e vive il territorio? Sarebbe questa la prima valutazione negativa che inquieta l’elettore ed osservatore. Si aggiungono ai sintomi di un disagio di coalizione le interminabili diatribe tra schieramenti politici e la capacità di sparare candidature come si possono gonfiare palloncini di sapone al luna Park. Tutto questo é il vero problema di un ritardo nella scelta del candidato Governatore e del suo organigramma per guidare una Regione che così perde un Presidente importante e che manca di una leadership convinta ed idonea.
Il male é il centrodestra che si muove come un pachiderma in palude. Con un candidato della sinistra frutto di compromessi romani e non si sa quanto utili al territorio, la coesione dell’opposizione potrebbe sicuramente portare a buon risultato. Non volerlo, si chiama desistenza. Desistere al campo largo, con De Luca che ha grandi mal di pancia, significa prendersi una responsabilità politica grave e dannosa, verso la Regione e verso l’equilibrio politico di tutto il territorio. Se il Centrodestra non vince le elezioni, la responsabilità é sua e non di altri, mostrando un sintomo remoto e persistente di un malessere che imploderà e coinvolgerà Roma. Cirielli di tanto ne sarà sicuramente consapevole. Una convergenza sul suo nome, allunga la vita del Governo Nazionale. Non c’é più tempo per tatticismo, divisioni, bilancini elettorali e tutto ciò che fa perdere credibilità al rilancio di una buona candidatura.Da qualche parte, bisognerebbe rivolgersi alla Madonna che sciogli i nodi. Ne sono tanti e tutti misteriosamente creati nella coalizione di centrodestra che s’impedisce una possibile vittoria!

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *