Il 30 settembre p.v. gli amministratori che hanno costituito l’Associazione (ex art. 15) per portare avanti il progetto del Turismo Archeologico nei comprensori del Cilento, Vallo di Diano Alburni Golfo di Policastro avranno l’opportunità di presentarlo in questa occasione. Essa è organizzata dall’Università di Salerno con il contributo dell’Associazione degli Ergonomi Italiani. I Sindaci coinvolti nel progetto sono invitati a venire e a intervenire.
Il progetto compie tappe significative e utili per raggiungere il risultato finale!
Formazione delle Amministrazioni locali per la gestione dei Cammini
10 settembre 2025 – al Consiglio nazionale delle Ricerche (CNR, a Roma
Un confronto proficuo tra Ergonomi, Formatori e Sindaci
Il 10 di settembre, presso la sede del CNR, a Roma, si è tenuto un incontro tra membri della Società Italiana di Ergonomia e Fattori Umani (SIE), dell’Associazione Italiana Formatori (AIF) e dell’Associazione Nazionale dei Comuni italiani (ANCI). L’incontro è servito a valutare assieme la necessità di realizzare delle attività formative per il personale dei Comuni italiani affinché possano gestire con maggiore competenza e consapevolezza lo sviluppo dei Cammini che attraversano il Paese, ora che vanno costituendo sempre di più uno strumento per lo sviluppo turistico dei territori e, in particolare delle aree interne.
Intervisto il prof. Renato Di Gregorio che ha organizzato l’incontro.
Egregio prof. Di Gregorio, come nasce l’idea che ci sia la necessità di fare della formazione per il personale della Pubblica Amministrazione locale sul tema dei Cammini?
I Cammini hanno avuto negli ultimi dieci anni un grande sviluppo, inaspettato. I nuovi turismi cercano mete autentiche, emozioni reali, incontri con la cultura dei luoghi meno affollati, posti dove possono star bene e scoprire direttamente le tracce della vita che i nostri avi hanno lasciato sui territori, specialmente nelle aree più interne del Paese. Questo sviluppo è cresciuto rapidamente e in modo spontaneo, direi “dal basso”. Quando il Paese si è avveduto del fenomeno, ha compreso che questo tipo di Turismo va assecondato e sostenuto perché alimenta il business del Turismo e valorizza le aree interne riducendo il rischio di abbandono.
Il Governo e le Regioni italiane hanno cercato di governare questo fenomeno, costruendo mappe e cataloghi, emanando politiche e regolamenti, erogando finanziamenti pubblici per la loro migliore fruibilità. I Comuni sono rimasti spiazzati da questo fenomeno, nato dal basso e ora promosso e finanziato dall’alto. Gli Amministratori avvertono oggi, sempre di più il bisogno di fruire di formazione di varia natura, perché cominciano a capire che devono gestire un “cambiamento” inaspettato. La stessa cosa è successo quando è stato attivato in Italia il Federalismo e si è introdotto quel nuovo servizio che si è chiamato “sportello unico per le attività produttive (SUAP)”. Quel cambiamento è stato sostenuto da un notevole investimento in formazione, questo dei Cammini ancora no!
Io leggo però che ci sono diversi bandi pubblici che hanno la finalità di finanziare lo sviluppo dei Cammini, anche da parte della nostra stessa Regione Campania
Vero! Le risorse economiche, sia del Governo che delle Regioni italiane, per i Cammini, si vanno rendendo disponibili e i finanziamenti cominciano ad arrivare, ma vanno prevalentemente a sostenere spese di carattere strutturale: la fruibilità dei percorsi, la cartellonistica, i siti web e le APP di orientamento, le varie pubblicazioni illustrative dei percorsi e dei luoghi da visitare, la presenza alle Fiere specializzate, ecc.
Si avverte invece il bisogno di aiutare i sindaci a stabilire accordi e protocolli per condividere il modo con cui gestire il Cammino che già attraversa il proprio territorio o di approvare un nuovo Cammino che viene loro proposto. A ciò si aggiunge la necessità di aiutare i funzionari comunali a ottenere dai consulenti, a cui normalmente si rivolgono, dei progetti da presentare ai bandi di finanziamento coerenti con le strategie di sviluppo locale, rispondenti alle normative tecniche e gestionali in essere, tra cui anche quelle di carattere “ergonomiche”. Serve pertanto della formazione, oltre che per gli Amministratori, anche per i tecnici comunali e per i progettisti esterni di cui essi si servono. Non va dimenticata neppure l’esigenza formativa delle imprese che poi devono effettuare i lavori previsti dal progetto eventualmente finanziato. Tenendo conto che l’intervento da fare su un Cammino è composto da elementi diversi, quelli che attengono all’Ergonomia fisica (il sentiero e la sua sicurezza e fruibilità), all’Ergonomia cognitiva (la cartellonistica e i software di orientamento) e all’Ergonomia organizzativa (l’accoglienza, la gestione della credenziale, il pronto intervento, ecc.), se ne deduce che anche la formazione da progettare è complessa. I formatori si rendono conto, peraltro, che la didattica da usare è certamente quella più vicina alla formazione-intervento che quella cosiddetta “per trasferimento”.
È per studiare “quale formazione fare” che Lei ha organizzato questo incontro al CNR?
Certamente sì! I formatori sono professionisti che sanno come organizzare al meglio processi di apprendimento efficaci, gli ergonomi sono professionisti che sanno come deve essere strutturato un Cammino per essere sicuro e fruibile per tutti e gli Amministratori locali sanno quale tipo di formazione scegliere e come esporre sé stessi e i propri collaboratori alle azioni formative a cui partecipare.
In verità l’esigenza era nota dal 2014 quando abbiamo cominciato a lavorare sulla Francigena nel Sud. Poi, nei Convegni organizzati dal 2017 al 2023 assieme all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale (UNICAS), a Cassino, è diventato sempre più evidente, che cresceva questa esigenza, a mano a mano che i volumi dei Camminatori crescevano. Nella Fiera internazionale dell’Ergonomia dei Cammini, che abbiamo avviato ad ottobre scorso, nel 2024, sempre a Cassino, abbiamo fatto la rilevazione classica dei fabbisogni e la necessità di fare formazione è risultata pure scientificamente dimostrata. Ora dobbiamo solo progettare come farla e convincere le strutture che erogano i fondi pubblici a destinare risorse consistenti su questo nuovo capitolo di spesa.
Caro professore, ho letto che avete pure siglato un Accordo tra la SIE e l’AIF, è vero?
Si certo! Lavoriamo assieme da molto tempo. Io stesso sono Ergonomo professionista in SIE e Formatore professionista in AIF e socio storico di entrambe le Associazioni. Questo dimostra quanto le due competenze debbano affrontare, assieme, questa nuova esigenza formativa. C’è un motivo in più! Le due Associazioni, peraltro accreditate presso il MIMIT da diversi anni, hanno entrambe un coordinamento nazionale, a Milano, e Sezioni presenti in quasi tutte le regioni italiane. Ciò consente di intervenire in modo specifico sui Cammini che attraversano ciascuna regione, e, al contempo, assicura anche un coordinamento nazionale sui Cammini che attraversano più regioni. La loro presenza regionale consente peraltro di interagire con i Sindaci dei Comuni la cui Associazione, l’ANCI, è presente anch’essa a livello regionale e nazionale.
Leggendo il programma dell’incontro ho rilevato che tra i casi usati per animare il dibattito, tra i presenti all’incontro ha scelto l’avviso emesso dalla Regione Campania per intervenire su alcuni tratti provinciali della Via Francigena nel Sud. Perché ha scelto questo caso?
Alla Fiera Internazionale dell’Ergonomia dei Cammini dell’anno scorso è intervenuto il prof. Felice Casucci, Assessore della Regione Campania con delega al Turismo. Lui ha invitato gli Ergonomi presenti ad avanzare proposte e suggerimenti per migliorare le politiche regionali nel campo dei Cammini. La registrazione del suo intervento è pubblicata sul sito web della fiera (www.associazioneterradeicammini.it) . Abbiamo approfittato della sua disponibilità per riflettere sull’ultimo avviso pubblico emesso dalla direzione generale della dott.ssa Rosanna Romano. Ci ha colpito positivamente il fatto che esso sprona un gruppo di Comuni, che condividono uno stesso Cammino, a mettersi assieme e a individuare un Capofila che si impegni a presentare un progetto di miglioramento comune condiviso. L’ing. Marco Di Maio, che è intervenuto, non ha potuto che condividere la necessità di usare la formazione per aiutare quei processi che servono a costruire “reti” e a progettare soluzioni complesse come quelle per un Cammino come la Via Francigena. Esso è un itinerario culturale europeo gestito dalla Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) che risponde al Consiglio d’Europa.
Ma Lei ha una certa familiarità con gli itinerari culturali Europei; non sta seguendo qualche itinerario culturale europeo per i Comuni cilentani?
Si. Siamo già riusciti ad associare diversi Comuni, con capofila Ascea, all’itinerario culturale europeo delle Vie dell’Olivo, già esistente dal 2015.
Dal 2023 lavoriamo, sempre con Ascea come capofila, per accreditare, presso il Consiglio d’Europa, un Itinerario nuovo: “La Rotta dei Focei”. Questo popolo ha costruito diverse città che si affacciano sul Mediterraneo prima di fermarsi definitivamente ad Elea/Velia. Ora questa grande area archeologica presente nel comune di Ascea, appartiene al Parco archeologico Paestum-Velia.
Il progetto dei Focei, che Lei conosce bene, visto che fa parte, come me, la prof.ssa Giusy Rinaldi e i 47 sindaci del gruppo di lavoro, che da oltre due anni lo avvicina sempre più al traguardo finale, si inserisce in un progetto molto ambizioso che punta a promuovere a livello europeo, turisticamente, il patrimonio archeologico detenuto da 47 Comuni della provincia di Salerno presenti in quattro Comprensori: Cilento Centrale, Alburni, Vallo di Diano e Golfo di Policastro.
Ma cosa c’entra il suo impegno nel sollecitare la formazione per le Amministrazioni locali sui Cammini con questo grande progetto di turismo archeologico?
Il patrimonio archeologico è distribuito in un’area molto vasta e il turista che vuole conoscerlo deve seguire dei percorsi che fanno tappa in punti specifici del territorio. Se vuole avere un’idea del patrimonio preistorico deve seguire un percorso; se, invece, faccio un esempio, vuole conoscere il patrimonio dell’epoca lucana, ne deve seguire un altro. I percorsi che vanno da un punto ad un altro possono essere organizzati come “Cammini”, come hanno fatto dei giovani cilentani che hanno tracciato il Cammino che va da Ascea a Paestum. In altri casi si può andare da un punto ad un altro con mezzi diversi, proprio come molti degli itinerari culturali europei. In entrambi i casi deve organizzare l’accoglienza turistica con metodi e soluzioni simili. Gli Amministratori dei 47 Comuni che si sono associati devono pertanto condividere le soluzioni da adottare; i propri funzionari devono lavorare assieme come “Comunità di Pratica”. Tutto ciò è scritto nella Convenzione associativa votata nei Consigli comunali.
Lei, prof. Femminella, pensa che, per miracolo, questa grande novità organizzativa si traduca in realtà, senza alcun sostegno formativo?
Un caro amico, che oramai ci ha lasciato, l’ing. Francesco Chirico, ci ha provato per una vita e ha scritto diversi libri su questo tema. Uno di questi pubblicato nell’ottobre del 2011 ha come titolo: “il Cilento deve cambiare”.
Quando un’impresa vuole cambiare chiama i “consulenti di processo” e chiede loro di essere aiutata a trasformarsi, mettendo in moto processi di apprendimento collettivo. Nelle grandi Aziende italiane dove ho lavorato: siderurgia, aerospazio e chimica, ci servivamo dei migliori consulenti presenti sul mercato. L’IRI e l’ENI avevano Scuole di management dove i manager e i tecnici studiavano come gestire i processi di cambiamento. Uno dei gruppi costituiti in IRI e di cui ero membro, studiava come rendere le organizzazioni “ergonomicamente” apprezzabili.
Il Territorio è come una grande Organizzazione che ha bisogno di cambiare. I Cammini sono al tempo stesso una sollecitazione a cambiare e pure uno strumento, per offrire in modo efficace il patrimonio che il Territorio possiede ad un turismo di qualità disposto a pagare per goderne.
Capisce ora il rapporto tra Cammini, Formazione e Promozione turistica del patrimonio storico-archeologico di un Territorio?
Sì, professore, i Cammini servono per portare i turisti nei luoghi dove ci sono i giacimenti del nostro patrimonio storico-archeologico e la formazione serve per fare in modo che le Amministrazioni locali lavorino assieme per organizzare i Cammini e preparare l’accoglienza!
Proprio così! Se le ANCI, assieme alla SIE e all’AIF, mettono meglio a fuoco questa esigenza e lavorano con le Regioni e i diversi ministeri interessati ai Cammini, potremo, tra qualche anno competere con la Spagna che è riuscita a fare del Cammino di Santiago il primo business turistico del Paese. Naturalmente questo comporta una revisione dei contenuti dei bandi di finanziamento pubblico pubblicati da Regioni e Ministeri nel senso che va finanziata anche la formazione e va allungata la durata per lo sviluppo dei progetti approvati; sono soluzioni che sono state pienamente condivise da tutti gli attori che hanno preso parte all’incontro del 10 di settembre e costituiscono ora gli argomenti da affrontare regione per regione oltre che a livello nazionale.