FLOTILLA pro Gaza – Anatomia di un insuccesso

da Gaetano Perillo (Amm. Ing.)

 

Confesso di aver accolto con piacere la notizia che un nutrito gruppo di volenterosi di varie nazionalità avesse deciso di portare a Gaza consistenti quantitativi di cibo e medicinali per la martoriata popolazione palestinese.

Oggettivamente, la situazione creata in quell’area dalle ingiustificabili azioni belliche compiute dal governo israeliano rendeva più che necessarie operazioni umanitarie che consentissero urgenti e indifferibili forniture di aiuti umanitari.

 

Tuttavia, ha destato una certa perplessità che, per fronteggiare uno stato di estrema necessità, si sia deciso di impiegare, come mezzi di trasporto, natanti e barche a vela facendoli partire dall’altro capo del Mediterraneo, cioè da oltre 2000 miglia nautiche, e con tempi di percorrenza incongrui per la finalità dichiarata.

 

Dopo le note vicende che hanno resa piuttosto travagliata la navigazione (rinuncia e sbarchi di alcuni dissidenti e indesiderati, attacchi di droni, avarie, ecc.) la flottiglia, giunta nei pressi dell’isola di Creta, ha effettuato una sosta, diciamo di “riflessione”, essendo stata raggiunta da pressanti avvertimenti e cioè che da quel momento in poi potevano subentrare situazioni di estrema pericolosità per le persone a bordo delle barche.

 

Si prospettava comunque una opzione, garantita e gestita con l’intermediazione della chiesa cattolica e del Patriarcato di Gerusalemme. Veniva consentito infatti di far arrivare, per altra via e subito a destinazione, le derrate alimentari e i medicinali stivati a bordo delle imbarcazioni, peraltro ancora distanti altri cinque giorni di navigazione, estremamente rischiosi, prima di completare la traversata.

 

[Per inciso, vista l’inesistenza di idonee infrastrutture di approdo lungo le coste di Gaza, le imbarcazioni, a meno di non arenarsi sulle spiagge, daranno fondo a debita distanza e poi si provvederà allo sbarco dei carichi trasportati??

Un’operazione impeccabile: logisticamente da manuale!!]

 

In buona sostanza, a fronte dell’oggettiva pericolosità insita nel prosieguo dell’operazione, si sono svolte trattative per un diverso “modus operandi”, ma alla fine anche l’esortazione del nostro Capo dello Stato non ha avuto effetto.

Sembra allora che lo scopo dichiarato della missione (consegna di viveri e medicinali) non sia ritenuto più effettivamente prioritario. Nè viene considerata accettabile la stessa opzione offerta dal Patriarcato di Gerusalemme – e consentita da Israele –  che potrebbe divenire un “canale umanitario sicuro e permanente”, per far arrivare aiuti a Gaza, anche da parte di altre Associazioni di volenterosi.

 

Dal punto di vista dell’informazione, la vicenda ha goduto di una copertura mediatica ad ampio spettro, sia con collegamenti diretti con le barche in navigazione che in numerosi dibattiti televisivi e/o interventi sui social.

Molti e variegati i motivi espressi a favore o contro.

E in qualche caso si sono sentiti anche alcuni “distinguo” sulla reale paternità dell’iniziativa, come se qualche partecipazione fosse avvenuta a titolo personale, senza tuttavia un esplicito avallo e/o una piena condivisione.

 

Sempre più preminente diventa poi la posizione di chi tende a sottolineare l’importanza “simbolica” del gesto.

Si assiste così ad una sorta di “eterogenesi dei fini”, in quanto appare evidente che il tutto sia avvenuto per conseguire scopi diversi da quelli perseguiti ed esplicitamente dichiarati per sostituirsi all’inerzia degli organismi ufficialmente preposti.

 

Sorprende infine che la sorte inumana, tuttora imposta agli ostaggi (vivi e morti) ancora trattenuti da Hamas, costituisca quasi un corollario secondario.

Non si assiste ad una corale, quotidiana ed incisiva pressione per farli liberare.

Viceversa, un totale e tempestivo rilascio di quegli anomali “prigionieri di guerra” avrebbe potuto evitare che la ritorsione israeliana assumesse le inaccettabili dimensioni purtroppo ancora in corso.

 

[Anche questa è stata una gravissima, palese violazione del “Diritto Internazionale”, che va rispettato da tutti,  non solo dagli Stati ma da qualunque organizzazione, più o meno legittimata, indipendentemente da motivazioni invocate a giustificazione di atti delittuosi].

 

Cordialmente,

Amm. (Ing.) Gaetano Perillo

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *