REGIONALI: l’istituzionalità di Cirielli, le ambizioni della Carfagna e … il potere deluchiano

 

Aldo Bianchini

SALERNO – “Che la storia non si ripeta, è un grande alibi per tutti. Che possa ripetersi, anche” (Massimo Chieli); una massima quella del docente universitario che si attaglia perfettamente alla carriera politica abbastanza splendente snocciolata dal vice ministro degli esteri on. Edmondo Cirielli (FdI) e dalla due volte ministra on. Mara Carfagna (oggi Noi Moderati).

E’ lui, Edmondo Cirielli, il candidato del centro destra alla presidenza della Regione Campania; è lui l’antagonista di Roberto Fico del centro sinistra, è lui l’erede salernitano di Vincenzo De Luca.

E lei, Mara Carfagna, si è subito affiancata al candidato per ritrovare, forse, la strada dell’antica amicizia-alleanza finita malissimo.

E la storia, ovviamente, sta per ripetersi proprio oggi all’indomani della designazione di Cirielli alla corsa per la presidenza della Regione Campania; una regione che sembra come un miraggio per il centro destra, soprattutto dopo il lungo dominio politico del governatore uscente Vincenzo De Luca.

Già, De Luca, il terzo elemento di questa lunga e incredibile “storia nella storia” che completa il terzetto che da alcuni decenni gestisce il potere politico della nostra provincia; senza se e senza ma.

CIRIELLI – Fin dal primo momento della sua entrata in politica ha sempre dimostrato correttezza, sensibilità, organizzazione, schiettezza, preparazione, affidabilità e profonde radici nella destra del Paese, sempre; senza mai un tentennamento anche nei momenti più bui della sua attività politica, quando convintamente aderì al nascente Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (sempre a destra !!). Ora raccoglie dal suo partito l’investitura più ambita e può dare fiato alle trombe per inverdire il suo sogno di conquistare la Regione così come fece con la Provincia di Salerno nel 2009 (quando ancora si votava) costruendo quella filiera di destra che dominava nel Governo Nazionale (Berlusconi), nella Regione Campania (Caldoro) e nella Provincia di Salerno. Dovrà raccogliere tutte le sue forze e la sua mentalità rigidamente militare per tentare la grande avventura che, per quanto mi riguarda, non è soltanto un sogno ma qualcosa di più se si pensa a quel disegno strategico messo a segno nel 2009 quando nessuno ci scommetteva un soldo bucato. E’ l’unico nel variegato mondo del cdx ad avere il coraggio di lanciare una sfida quasi impossibile; è un uomo di partito e per questo non fa calcoli personalistici. Non ho la bacchetta magica, ma qualcosa mi dice che questa volta alla Regione non è tutto scontato per la sinistra inquieta, incerta, conflittuale e poco credibile e, soprattutto, con la palla al piede che ha un nome e un cognome: “Vincenzo De Luca”.

CARFAGNA – La storia registra che è stata l’unica salernitana che in politica ha fatto tutto quello che voleva, cercando prima di accedere alla corte di De Mita, entrando poi in quella di Berlusconi, passando poi nel partito di Calenda e ritornando, infine, di nuovo nel centro destra ma con Noi Moderati; sempre con freddezza e senza mai impallidire per i molteplici salti della quaglia (come si diceva un tempo). Oggi ha giurato ancora una volta fedeltà alla causa comune del cdx ed alla candidatura di Cirielli. La domanda: “Come fece nel 2009, quando contribuì alla vittoria del cdx per la Provincia e poi per la Regione per contribuire pesantemente, subito dopo, alla pratica disfatta di quell’alleanza con Cirielli che poteva garantire lunga vita politica sia alla Provincia che alla Regione per il centro destra, può fare anche adesso ?”. La risposta non è facile, anzi; spetterà agli elettori giudicare momento dopo momento in questa che si annuncia come una campagna elettorale durissima e fino all’ultimo colpo. I tempi sono cambiati, certo; ma la storia, come dice Chieli, si ripete per dare a tutti un alibi.

DE LUCA – Non c’è niente da fare è sempre Lui, Vincenzo De Luca, l’ago della bilancia e lo sarà ancora di più nelle prossime elezioni regionali. La storia si ripete anche per lui; nel 1993 ebbe bisogno della destra per battere Pino Acocella; nel 2006 ricorse a Nicola Cosentino (Nik ‘o mericano) per strapazzare Alfonso Andria e sempre nel 2006 per superare indenne la richiesta di autorizzazione a procedere avviata alla Camera dalla pm Gabriella Nuzzi di Salerno. Tre cambiali pesantissime che ora potrebbe decidere di dover scontare per contribuire alla vittoria di Cirielli, per garantirsi almeno due assessori regionali, e per dare scacco matto al PD che con Elly Schlein lo ha praticamente ostracizzato. Insomma un po’ come fece Michele Emiliano nella sua prima consiliatura pugliese nel 2015 quando accolse nella giunta due consiglieri pentastellati. Insomma una storia che si ripete e che è ancora tutta da scrivere.

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