Aldo Bianchini
SALERNO – Quale eredità giudiziaria ci ha lasciato il procuratore Giuseppe Borrelli alla fine dei suoi cinque anni di coordinatore della Procura di Salerno con le grandi inchieste che avrebbero dovuto smantellare il “sistema di potere politico deluchiano” ?
Questa la domanda che ho posto più volte nel corso di questi ultimi quattro anni, da quando dalla mattina di quel livido 11 ottobre del 2021 la “Procura new age di Borrelli” chiese ed ottenne l’arresto in carcere per Vittorio Zoccola (presidente Coop) e i domiciliari per l’on. Nino Savastano (affidabile consigliere regionale del governatore e pietra miliare della politica nostrana) ed altri, con numerosi avvisi di garanzia; non ho avuto mai risposte.
Nel suo primo anno a Salerno il procuratore Borrelli, con i suoi sostituti (un gruppo stretto e coeso), diede il via a diverse inchieste e ne rimescolò altre del passato: Super Job Search – Poker – Criniera – Ghost Roads – Perseo – Sarastra – Linea d’ombra – Cava Connection – Farmacie intercomunali – Alemanno/Citarella – Sistema Salerno (Coop e varie) – Sistema Cilento (il caso di Franco Alfieri) – Pagani oggi – Caso Valva e Omicidio Vassallo, ecc. ecc.; inchieste che lentamente nei ultimi quattro anni si stanno avviando verso una soluzione assolutoria dopo aver causato un gravissimo danno morale – fisico e pubblico ad alcune figure storiche della politica salernitana.
Solo per la cronaca ricordo a tutti la clamorosa scarcerazione degli indagati per il delitto Vassallo (Cagnazzo – Cioffi e Cipriano, quest’ultimo difeso da Giovanni Annunziata), un brutto colpo per l’Albero di Natale voluto e istituzionalizzato proprio da borrelli come simbolo delle inchieste per il raggiungimento e coinvolgimento dell’apice assoluto.
E mentre, con amarezza, prendiamo atto di tutto questo mi corre l’obbligo di segnalare un personaggio che si stacca e distanzia tutti gli altri inclusi nel famoso Albero di Natale; alludo all’avvocato penalista-cassazionista Giovanni Annunziata che, non a caso e non per caso, è interessato, tra l’altro, alle due più grandi inchieste: delitto Vassallo e Cooperative Salerno.
Nel primo caso ha difeso brillantemente l’indagato Giuseppe Cipriano (imprenditore di Scafati, accusato ingiustamente e con una clamorosa svista della Procura di aver fittato un suo immobile a chi poi doveva eseguire il delitto); nel secondo caso difende l’on. dr. Nino Savastano (consigliere regionale uscente) scaraventato agli arresti domiciliari la mattina dell’ 11 ottobre 2021 (come già detto).
Nell’udienza del 6 ottobre scorso, udienza nel corso della quale il presidente delle Coop Vittorio Zoccola ha ribadito la sua assoluta innocenza denunciando i danni morali, fisici ed economici subiti, l’avv. Annunziata nel contesto della sua discussione (che un tempo si chiamava “arringa”) ha letteralmente sottratto il suo assistito dalle grinfie (in verità abbastanza allentate) della “Procura new age” (o almeno di quello che resta) con ragionamenti penetranti, convincenti ed appassionanti ed ha chiesto per lui l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”; ragionamenti che così possono essere sintetizzati:
- Non vi è una sola condotta che possa far pensare che Savastano abbia avuto contatti con il dirigente del settore Ambiente del Comune di Salerno, Luca Caselli;
- Non c’è un’intercettazione, non c’è un contatto tra i due: a malapena si sono salutati negli anni passati;
- Non c’è una condotta, non c’è un profitto, non c’è un vantaggio economico, non c’è un accordo;
- Tutto si fonda su alcune intercettazioni, che però rappresentano solo l’inizio delle indagini, non la prova. Inoltre, buona parte di esse è stata dichiarata inutilizzabile, modificando l’intero iter processuale;
- Intercettazioni che non provavano nulla, se non suggestive ricostruzioni della Procura basate su un trojan installato sul telefono di Savastano, che non ha mai rivelato alcuna condotta illecita.
Da professionista assolutamente libero e di spessore nazionale l’avv. Annunziata non ha avuto problemi nel mettere in evidenza un’altra faccia della Procura che spesso sfugge al cittadino comune; il legale ha con forza lamentato in fatto che: “Diventa difficile difendere un soggetto se la Procura non è in grado di individuare quale sia esattamente la condotta da contestare in un reato di corruzione, che presuppone un’azione da una parte e un vantaggio dall’altra”. Quasi peggio di Garlasco, ed è quanto dire.
Questa è l’eredità lasciata da Borrelli con la sua Procura New Age ?