La farsa del silenzio elettorale

 

 

Da Antonio Cortese (docente – giornalista)

 

Mentre qualche tiggì di più ampio raggio parla delle elezioni in Costa d’Avorio, le cui prassi democratiche vogliano anche lì il così detto “silenzio elettorale pochi giorni prima del voto, andrebbe ribadito almeno secondo me, ma già molti politologi si sono espressi in passato a partire dalla par condicio di Oscar Luigi Scalfaro, che si tratta di un bavaglio coercitivo che tarpa le speranze di partiti o candidati emergenti. I quali specie secondo le laburiste tradizioni di sinistra erano abituati a guadagnarsi qualche seggio fino all’ultimo minuto anche a costo di qualche bagarre avanti le sedi elettorali.  Ma le bagarre di logica vanno fatte meglio prima che dopo con ricorsi, riconteggi e rivendicazioni spesso infruttuose.

 

Il perbenismo acuto di matrice cattocomunista fa si quindi che il dibattito ma soprattutto l’interesse alla politica venga meno nelle piazze se non per deleterie contestazioni di massa; facendo si che per espirimere i propri valori o idee politiche, sociali e civili. si debba unicamente aspettare la comparsa o la sediolina in uno studio televisivo magari tramite collegamento radio e web in situazioni astratte dalla realtà dove a quanto pare ognuno dica  miscele di pensiero solipsistiche anche differenti dalla linea partitica, con il risultato di una confusione da stallo che infine premia lo status quo rendendo vane le stesse elezioni cui si sia chiamati.

 

Anche prima del periodo di silenzio propagandistico succede che la passione e l’impegno anche da parte dei cittadini elettori sia moderato ai minimi termini privando l’agonismo necessario al concorso naturale.

 

Il trend dell’antipolitica denunciato una dozzina di anni fa da Beppe Grillo é cominciato con il “politicamente corretto” evocato da chi non era più in grado di pararsi dai naturali colpi bassi della comunicazione pubblicitaria non solamente moderna ma dello stile tipicamente italiano durante una qualsiasi battaglia di quartiere laddove si dava il tutto per tutto pur di portare avanti i propri beniamini e paladini.

Ma poi la comunicazione politica secondo chi e quale corrente di pensiero dovrebbe essere corretta? Secondo quali valori specifici un’arringa politica o quale viziato e singolare gusto debba piacere a quale censore della progenie di Catone?

 

Catullo invece almeno poeticamente un richiesta o un consiglio in rima e letterariamente elegante lo poteva e sapeva esprimere ottenendo attenzione anche pochi attimi democratici prima di un epilogo.

 

 

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