Aldo Bianchini
SALERNO – Per pronunciare in pubblico, e ancora peggio in una trasmissione televisiva che da sempre denota un andamento sinistrorsa, la parolaccia che ha pronunciato Maurizio Landini contro la Meloni è sufficiente essere “un metalmeccanico”, con tutto il sacrosanto rispetto per l’intera categoria dei metalmeccanici. Che la lingua italiana la conoscono, non come il grande sindacalista.
Ha pienamente ragione la presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, quando dice che quella di Landini è l’ennesima diapositiva della sinistra italiana che quando non riesce ad opporre una seria progettualità definisce una donna di potere “cortigiana” di un altro potente (il più forte della Terra) come a dire “prostituta”, avendo utilizzato lo stesso Landini il termine “cortigiana” riferito al rapporto politico-personale esistente tra la medesima Meloni e il presidente USA Donald Trump.
GUIDO ROSSA – Non vorrei essere frainteso dai metalmeccanici; difatti di loro penso che sia stata una categoria di lavoratori veri che hanno contribuito a scrivere la storia di questo Paese nel passaggio dall’era borbonica della Fiat di Valletta al dopo Statuto dei Lavoratori (voluto essenzialmente dalle battaglie dei metalmeccanici), almeno fino al sacrificio supremo della vita di Guido Rossa (operaio metalmeccanico e dirigente sindacale dell’Italsider di Cornigliano – GE) trucidato dalle B.R. il 24 gennaio 1979 mentre si recava in Tribunale per testimoniare contro i soprusi delle Brigate Rosse in fabbrica: un uomo di sinistra contro delinquenti di sinistra, un eroe.
LE TUTE BLU – Da quel momento, lentamente, il ruolo dei metalmeccanici in questo Paese è cambiato, prima leggermente e poi radicalmente, e i suoi esponenti di spicco si sono assunti inopinatamente anche compiti politici invisi, per principio, alle famose e tradizionali “tute blu”; il 28 novembre 1969 la mobilitazione dei metalmeccanici, impegnati in una difficile trattativa per il contratto, tocca il culmine quando centomila lavoratori e lavoratrici arrivati con cinque treni speciali e centinaia di pullman, sfilano per la prima volta nelle vie di Roma in una grande manifestazione nazionale. È la risposta delle organizzazioni sindacali a seguito della rottura delle trattative voluta dalla Confindustria. Nessuno di loro si permise, manco con il pensiero, di sfasciare tutto lungo il loro percorso; anzi venivano applauditi dalla gente.
IL SINDACALISTA DI OGGI – Maurizio Landini è uno dei massimi esponenti di questa nuova classe dirigente che anela non tanto alla lotta serrata contro l’antico imprenditore-padrone e/o come contro il cdx, piuttosto attraverso la strumentalizzazione dell’arma dello sciopero per la conquista della leader schip dell’intero centro sinistra costringendo la stessa Elly Schlein a seguire come una cagnolina il nuovo capo che sta arrivando a suon di battaglie di piazza, spesso letteralmente inventate con motivazioni davvero insostenibili ma utili prima contro la Camusso ed oggi contro la Elly. E con la Schlein si inginocchiano al cospetto del novello “Landini, radical-chic” anche gli altri capetti del cosiddetto csx a cominciare dall’apparente immarcescibile Giuseppe Conte.
LA REAZIONE della MELONI – Ecco a voi un’altra splendida diapositiva della sinistra. Quella che per decenni ci ha fatto la morale sul rispetto delle donne, ma che poi, per criticare una donna, in mancanza di argomenti, le dà della prostituta … Penso che tutti conoscano il significato più comune attribuito a questa parola, ma, a beneficio di chi non lo sapesse, ne pubblico la prima definizione che si trova facendo una rapida ricerca su Internet … E la premier posta su X la pagina del dizionario Oxford Languages riguardante questo <sostantivo femminile> … Il segretario generale della Cgil è evidentemente obnubilato da un rancore montante … che comprendo.
LE PRECISAZIONI – Ovviamente è insorto tutto il cdx che non solo e giustamente ha dato addosso a Landini ma ha sfidato la stessa Schlein a prendere le distanze dal “cafone antifemminista” per il semplice fatto che o si è a favore delle donne o si è contro; una richiesta senza risposta convincente. E’ scesa in campo finanche una delle 14 vicepresidenti del Parlamento Europeo, la tedesca Katarina Barley: “Solidarietà a Giorgia Meloni. Il linguaggio offensivo e sessista non è solo una questione di civiltà, ma un ostacolo concreto alla piena agibilità democratica delle donne nella società italiana. Oltre gli schieramenti e le differenze politiche, c’è una battaglia che deve vederci unite e protagoniste: abbattere questa odiosa barriera culturale. Mi auguro che Maurizio Landini si scusi”. La prima a defilarsi ufficialmente è stata la Boldrini, le altre molto timidamente hanno cercato di farlo senza convincimento.
LA PROFESSORESSA – Meno male che la professoressa Lucetta Scaraffia (storica e giornalista, ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma ed è stata professoressa alla Sorbona di Parigi. I suoi studi si sono concentrati sulla storia delle donne e sulla storia della religiosità, con particolare attenzione a quella femminile) nel corso della trasmissione televisiva “Quarta Repubblica” del 20.10.25 condotta da Nicola Porro ha detto: “La cosa che più mi ha stupito è che Landini non conosca bene la lingua italiana. Mi ha stupito che Floris glielo abbia lasciato fare“.
LA MASSIMA di CRAXI – Nell’edizione del 18.10.25 il quotidiano IL MATTINO in calce all’articolo del suo giornalista Mario Ajello (sempre attento alle cronache politiche) ha riportato una massima di Craxi che suona così: «I sindacalisti, quando fanno i sindacalisti, sono dei rompic… e quando fanno i politici sono dei c…. e basta»; figurarsi, aggiungo io, quando lanciano accuse sessiste senza neppure azzardare delle scuse riparatrici.