VASSALLO: neppure un grazie dal “brasiliano”

Aldo Bianchini

SALERNO – Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e mi trovo quindi costretto a ripetere le cose che ho già scritto in passato sul “caso VASSALLO”, ovvero sull’omicidio del cosiddetto sindaco pescatore di Acciaroli/Pollica “Angelo Vassallo”, un uomo del PD anche se profondamente libero e, dunque, inviso allo stesso PD per una serie innumerevoli di ragioni.

Fin dal 28 dicembre 2013 ho insistito, e insisto, nel dire e nello scrivere che il famigerato “brasiliano” Bruno Humberto Damiani (figlio di Peppe ‘a catena) era assolutamente innocente per quanto riguardava la materiale esecuzione del delitto Vassallo; e ancora una volta ho avuto ragione.

La procura della Repubblica di Salerno ci ha messo dodici anni per accettare e riconoscere l’assoluta estraneità di Damiani dal delitto dopo averlo perseguito e perseguitato per anni con la succube complicità di tut5ta la stampa locale (e nazionale !!) che soltanto oggi, con i soliti soloni, comincia a scrivere dell’innocenza del brasiliano alla luce del fatto che la sua richiesta di “costituzione di parte civile” è stata accolta dal gup Giovanni Russo.

L’INNOCENZA – La storia sarebbe molto lunga da ripetere qui per intero; l’ho già scritta in passato con riferimento alla cena in un locale di Vietri sul Mare (io come invitato speciale, era il 25 luglio 2013) con tre persone (uno lo conoscevo, gli altri due era imprenditori di Acciaroli) nel corso della quale mi furono svelati alcuni particolari del rapporto esistente tra il compianto sindaco pescatore e il giovane pusher Damiani che la sera del 13 agosto 2010 era stato addirittura preso a calci nel sedere dal sindaco che lo incolpava di bavere spacciato piccole quantità di droga nella piazzetta di Acciaroli. Mi riferirono soprattutto della inconsistenza delinquenziale di Humberto, mai paragonabile alla enorme qualità e capacità delittuosa di chi aveva compiuto l’efferato delitto. E tante altre cose …

LA PRIMA TESTIMONIANZA – La mattina del 18 dicembre 2013 fui convocato ad horas nell’ufficio della dott.ssa Rosa Volpe (all’epoca PM antimafia e titolare del fascicolo d’indagine sul delitto Vassallo) e come “persona informata sui fatti” riferii nel corso di un lunghissimo interrogatorio (circa sei ore) tutto ciò che mi era stato riferito durante quella cena a Vietri e che in parte avevo scritto in alcuni miei articoli tra i mesi di luglio e dicembre 2013.

IL VIAGGIO A BOGOTA’ – In buona parte il viaggio a Bogotà della dott.ssa Volpe accompagnata da alcuni investigatori e dall’avv. Michele Sarno (difensore di Damiani che era stato arrestato il 18.02.14 in Bolivia su richiesta internazionale della stessa Volpe, e anche per altri reati) fu organizzato tra novembre e dicembre 2014 sulla scorta delle mie rivelazioni che portarono la PM, dopo l’interrogatorio in carcere in sud America, a scagionare il brasiliano dall’accusa di omicidio in danno di Vassallo.

IL SECONDO INTERROGATORIO – Il giorno 25 novembre 2024 sono stato nuovamente convocato ad horas su ordine della Procura presso il comando provinciale dei Carabinieri di Salerno e lì sottoposto ad un lungo interrogatorio ad opera di due investigatori impegnati nelle indagini sul caso Vassallo a seguito degli arresti del 7 nov. 2024  del colonnello Fabio Cagnazzo e di Romolo Ridosso (figlio di un boss e collaboratore di giustizia), Giuseppe Cipriano (imprenditore) e dell’ex brigadiere dell’Arma Lazzaro Cioffi; secondo gli inquirenti, questi soggetti avrebbero partecipato all’ideazione, pianificazione e organizzazione dell’omicidio. Ovviamente ai Carabinieri ho confermato la mia deposizione del 18.12.2013 ed ho aggiunto ancora piccoli particolari che nel frattempo avevo ricordato.

L’ON BICCHIELLI e il COMITATO – Nel marzo 2025 “il comitato d’inchiesta sul Sistema Cilento e sull’omicidio Vassallo” che la politica, guidata dall’on. Pino Bicchielli  (vicepresidente del gruppo Noi Moderati alla Camera dei Deputati), è stata capace di mettere in piedi in maniera quasi bipartisan tra il cdx e il csx tra i tanti personaggi auditi ha convocato soltanto due giornalisti Arturo Calabrese e Giuseppe Rinaldi che sicuramente non sono mai stati interrogati dall’A.G. di Salerno. Il Comitato si è ben guardato dal convocare anche me, segno del fatto che probabilmente detto Comitato non aveva ancora letto tutti i principali atti del processo.  Ma non soltanto il Comitato non mi ha mai convocato, neppure Bruno Humberto Damiani si è mai sognato di rivolgermi il benchè minimo atto di ringraziamento per la mia testimonianza decisiva per le sue sorti. Ma così va la vita.

 

 

LA CASSAZIONE – Secondo la versione fornita alla stampa da Dario e Massimo Vassallo (fratelli del sindaco pescatore) la Cassazione avrebbe respinto, dalla notizia così come diffusa sembrerebbe accaduto in questi giorni, i ricorsi presentati dai difensori degli indagati Giuseppe Cipriano (avv. Annunziata) e Lazzaro Cioffi; più verosimilmente i fratelli Vassallo si riferiscono a quel provvedimento del maggio 2025 che rimise in liberta Cipriano e Cioffi ma anche Fabio Cagnazzo ed è a quel provvedimento che, oggi, i responsabili della Fondazione Vassallo danno una lettura distorta rispetto alla realtà del provvedimento il cui contenuto, pur mantenendo in piedi i cosiddetti “gravi indizi” metteva in serie difficoltà la Procura per le modalità usate nel corso delle indagini preliminari. Difatti il Tribunale del Riesame non si è ancora pronunciato nel merito.

A tal proposito, nel maggio scorso, l’avv. Giovanni Annunziata fu molto chiaro e tranciante: “Siamo soddisfatti dell’importantissimo risultato ottenuto in Cassazione. La motivazione recepisce in toto le argomentazioni difensive, ribaltando il quadro indiziario ed evidenziando lacune nella ricostruzione prospettata dalla Procura che, per vero, la difesa – fin dalla prime battute del procedimento – aveva già evidenziato. Rimaniamo fermamente convinti della estraneità ai fatti dell’imprenditore Giuseppe Cipriano, il quale – tuttavia ed allo stato – ha già patito 5 mesi di custodia cautelare in carcere, in regime di alta sorveglianza presso la casa circondariale di Reggio Calabria. Nondimeno, questa vicenda, riattualizza una ormai vecchia polemica sull’utilizzo della custodia cautelare in carcere prima della celebrazione dei processi”.

Comunque se ne saprà di più a metà novembre prossimo.

 

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