QUIRINALE / CHIGI: ammazziamo la Meloni … cronaca di un incontro impossibile e il “Garofani Gate”

 

Aldo Bianchini

SALERNO – “Te lo avevo già detto giovedì 11 gennaio 2024, caro Giorgio quando ci siamo incontrati su questa stessa famosa Terrazza Borromini nel cuore della Roma noblesse oblige, che la piccola e grintosa Giorgia era un osso durissimo da spolpare; figurarsi per quegli sprovveduti di sinistra guidati da personaggi assolutamente poco credibili e impreparati alla bisogna. Su bevi e non ci pensare più, tanto la figura di m…. l’hanno già fatta. Almeno per scoprire il tuo complotto ci mettemmo quasi tre anni e dovemmo aspettare il libro di Alan Friedman <Ammazziamo il gattopardo>. Oggi è stata sufficiente una semplice cena tra Francesco Garofani ed alcuni personaggi sportivi e politici, organizzata dal figlio del grande capitano della Roma Agostino Di Bartolomei, per far scoppiare il putiferio. Noi eravamo in quell’angolo del terrazzo ma non ci hanno visti, non potevano vederci, ed abbiamo sentito tutto. Mi spiace per Sergio che si è fidato di una persona non meritevole, sapessi quanti ne ho dovuto far fuori io in trent’anni. Adesso tocca a lui far fuori lo sprovveduto, si fa per dire, Funzionario. So che non lo farà subito ma tra qualche mese un bel “promoveatur ut amoveatur” cadrà a pallino. Su bevi questo bell’aperitivo, qui sul terrazzo sono i migliori del mondo, e non ci pensare più, fai sbollire la tua rabbia, sei mio ospite e come sempre pago io”.

Questo in sintesi il colloquio tra due grandi del passato:

e sono seduti proprio lì, sulla Terrazza Borromini (una della più prestigiose di Roma con vista speciale su Piazza Navona), sotto mentite spoglie, invisibili, per centellinare uno splendido cocktail autunnale; si erano visti l’ultima volta l’11 gennaio del 2024 ed ora si sono ritrovati per quattro chiacchiere sulla grossolana e grottesca vicenda che ha portato allo scontro istituzionale tra il Quirinale e Chigi, ovvero tra Sergio Mattarella e Giorgia Meloni.

E il Cavaliere, dopo un sorso, aggiunge e carica: “E’ proprio vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, come nel caso della sinistra italiana che si arrampica ad ogni sorta di specchio per non dire che “Francesco Garofani”, segretario generale del Consiglio Supremo di Difesa e personaggio vicinissimo al presidente della Repubblica on. prof. Sergio Mattarella, ha sbagliato, anzi ha fatto una cazzata incredibile, grossa come una montagna e ingiustificabile sotto ogni punto di vista. Se lo avessero subito smentito non sarebbero scaturite tutte le polemiche e, forse, non avrebbe perso una nuova valanga di voti, perché nell’immaginario degli italiani queste cose incidono, ed anche molto.  Non intendo stilare giudizi spregevoli sui quattro-cinque condottieri della sinistra italiana, ma davvero ci sarebbe tanto da dire, a cominciare dalla Schlein che non è stata eletta con i voti dei circoli. Sai bene Giorgio che io su queste clamorose scivolate della sinistra, come su quelle mostruose dei giudici, ho costruito le mie maggioranze politiche”. Tace il potente Giorgio e non risponde.

Mi allontano con molta prudenza e rispetto, ed incomincio a chiedermi cosa può essere accaduto di così grave da richiedere un summit celeste ?

LA NOTIZIA – ROMA: Un inciampo, che si trasforma ben presto in uno scontro istituzionale. Da un lato il partito della premier, Fratelli d’Italia, dall’altro il Quirinale, dove appena 24 ore prima il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, aveva riunito mezzo governo per il Consiglio supremo della Difesa. Meno di 24 ore dopo tra via della Scrofa e il Colle cala letteralmente il gelo. A innescare quello che in una manciata di ore si trasforma nel caso del giorno è un articolo a firma del direttore Maurizio Belpietro, che, sulle pagine della Verità, pubblica un retroscena dal titolo durissimo: “Il piano del Quirinale per fermare la Meloni“. All’interno del pezzo dagli accenti complottisti vengono riportate delle frasi – con tanto di virgolette che in gergo giornalistico equivalgono a una trascrizione puntuale, parola per parola – attribuite al consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani che, stando alla ricostruzione del quotidiano, nel corso di una cena avrebbe invocato un «provvidenziale scossone» per veder cadere rovinosamente il governo da qui a un anno e mezzo, quando si terranno le prossime elezioni politiche che potrebbero consegnare un secondo mandato, un bis, a Meloni. Nell’articolo si fa riferimento anche a una «grande lista civica nazionale», vale a dire a un’ammucchiata in salsa centrista per azzoppare la premier precludendole un secondo round a Palazzo Chigi in modo da evitare il rischio che alla fine del settennato di Mattarella venga eletto al Quirinale un personaggio della destra. (fonti vari organi di stampa).

 

LA SCENA ODIERNA dopo il GATEROMA Terrazza Borromini, ore 14. Anche qui, nel suggestivo ristorante da cui è partito il Garofani Gate, si respira l’aria di una tempesta ormai alle spalle. O meglio, quasi alle spalle. L’inconsueto grigiume del cielo romano spezza la vista mozzafiato su Piazza Navona, e fa da pendant con l’umore di Andrea Federici, proprietario del locale, che da giorni non fa altro che rispondere a messaggi e chiamate. È un mix di amarezza e franchezza, quella che riserva come antipasto ai suoi interroganti: «Abbiamo letto articoli dove si parla di camerieri con le barbe finte, ma se qualcuno ha registrato, non siamo stati di certo noi». Insomma, «dinamiche interne al tavolo» quelle che hanno portato uno dei commensali ospiti di Luca Di Bartolomei a registrare o riportare le esternazioni di Francesco Garofani, il consigliere per gli Affari del Consiglio supremo della difesa che, in una tavolata tra romanisti, ha invocato la necessità di «dare uno scossone» al governo di Giorgia Meloni. Producendo, di tutta risposta, il cortocircuito che mercoledì (19.11.25) ha richiesto un incontro chiarificatore tra la premier e il presidente della Repubblica. Anche perché è la riservatezza il vero piatto forte del ristorante, meta prediletta di diplomatici, politici e nomi altisonanti dell’alta borghesia capitolina. Dal corridoio centrale salette appartate si snodano lungo i due lati: in quella in fondo sulla sinistra, la sera del 13 novembre sedevano gli ospiti di Luca Di Bartolomei, molti dei quali avevano preso parte, alla Camera di commercio, alla presentazione delle attività svolte dall’associazione intitolata al padre, Agostino Di Bartolomei – il celebre capitano della Roma scomparso 31 anni fa nata con l’obiettivo di promuovere attività sportive per giovani provenienti da contesti economicamente svantaggiati. (fonte IL MATTINO).

 

Alla prossima cronaca impossibile.

 

 

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