Aldo Bianchini
SALERNO – Sul fatto che sia figlio d’arte non c’è alcun dubbio, che sia anche una Volpe nel deserto dell’attuale politica locale in cui quasi nessuno è in grado proporre alcunchè è altrettanto fuori discussione, che sia giovane – volitivo e affabile con la gente – disponibile ad ascoltare tutti – capace di interagire con qualsiasi tipologia di autorità e di discorso progettuale, è sicuramente un vantaggio ovvero almeno un punto in più rispetto a tutti gli altri.
Ma raccogliere oltre 17mila voti in una Regione difficile, in un partito a dir poco inesistente e in una realtà confinate con la pericolosità del “sistema di potere politico deluchiano” (ancora vivo e vegeto) è un qualcosa che tracima al di là di quelle poche regole scritte per sconfinare nel “fenomeno” che spesso si accompagna con la determinazione di raggiungere pochi ma efficaci obiettivi proponendosi agli elettori sempre con capacità espressive e precise connotazioni innovative.
Solo così si può, e forse di deve, spiegare il boom elettorale del giovane ANDREA VOLPE che è stato rieletto in Consiglio Regionale con un pedigree tutto suo, vergine e immacolato, anche dopo aver subito nel 2015 l’unica sconfitta elettorale della sua vita.
Adesso, però, dopo la schiacciante vittoria, dopo i giusti e doverosi festeggiamenti, i sacrosanti proponimenti per la gestione futura del pacchetto di voti, si pone comunque una “questione politica” che discende proprio, e guarda caso, dal roboante successo di Andrea Volpe che se è e si sente “un socialista” è obbligato a dare una conformazione squisitamente politica al suo successo; un fatto è dichiarare che tutti gli altri hanno contribuito al successo e che tutti per lui sono come eletti, un altro è il discorso politico che da oggi preme sia sullo stesso unico consigliere regionale della circoscrizione di Salerno che sul segretario nazionale del PSI, Enzo Maraio, che ad oggi è l’unico a non essere seduto in parlamento per rappresentare il glorioso partito di Sandro Pertini.
Capisco che proprio nel PSI di Pertini, Craxi e compagni, comandava chi prendeva più voti, ma arrivare a sussurrare a poche ore dal voto che il vincente Andrea dovrebbe o potrebbe essere il candidato alla Camera mi sembra un tantino esagerato se non proprio fuorviante; è utile ricordare a tutti che allora c’era un partito con tanto di insegne e sezioni disseminate sul territorio, oggi quel partito stenta a fare capolino dal disastro di tangentopoli e quindi, per rilanciarlo, ci vogliono gli uomini giusti ai posti giusti. Cogliere un risultato effimero non significa rilanciare un partito.
Il primo è proprio Andrea Volpe che deve conferire al partito dei garofani il suo successo elettorale che, sebbene sia per gran parte attribuibile alla natura personale, può e deve essere trasformato in un movimento di ristrutturazione e rilancio del partito in sede provinciale, regionale e nazionale; semmai ripescando anche quelli molto delusi (alludo soprattutto a Federico Conte) dalle trappole continue del PD che li attira e li distrugge e per porsi, il PSI, come entità a se stante ed ove possibile vincente, a cominciare dalle prossime amministrative comunali di Salerno dove dovrà scendere in campo in forma assolutamente indipendente.
In questo difficile e lungo lavoro la parte principale dovrà svolgerla proprio Lui, Andrea Volpe, che spalla a spalla con il segretario nazionale (che lo ha cooptato nelle varie campagne elettorali sacrificando anche qualche sua personale velleità) e con grande umiltà dovrà cercare di ricostruire il partito e dando dignità agli avamposti locali, lanciare sempre nuovi giovani, per tentare la riconquista, anche se parziale, di un territorio che una volta fu suo.
Ed è proprio sui giovani e verso i giovani, così come alcuni anni fa fece Enzo Maraio, che deve essere fatto il lavoro sistematico e in sintonia di Maraio e Volpe che nel merito ha brillantemente risposto ad una precisa domanda del giornalista de Il Mattino (ed. 25.11.25): “” … Sì, sicuramente. Durante tutto il mandato, mi sono preoccupato di ascoltare veramente i giovani, senza pensare alle elezioni. In queste settimane, poi, la partecipazione è aumentata e loro hanno apprezzato molto anche il linguaggio di verità del cosa si può fare e cosa non si può fare. Abbiamo fatto una campagna elettorale un po’ diversa dalle altre, senza slogan, senza raccontare cose irrealizzabili, ma solo azioni e impegni concreti. Ma, anche spiegando in che modo il Consiglio regionale può alimentare delle buone pratiche di coinvolgimento sul territorio per i ragazzi … “”.
La mia ricostruzione potrà anche essere giornalisticamente fantasiosa, ovviamente contiene qualche elemento di assoluta verità; sicuramente è un buon inizio per Andrea Volpe ma dovrà dimostrare di essere un uomo di partito per il partito a tutto tondo, al fine di sperare in un futuro migliore con la traduzione in risultati operativi e trasparenti delle tante promesse partendo proprio dall’innegabile successo.