Da Antonio Cortese (docente – giornalista)
Di questi giorni qualche tribunale su iniziativa di qualche p.m. inacidito si sta scagliando contro il sistema della moda italiana da Milano a Palermo per investigare e chiarire su quel poco di made in Italy che rimane nell’industria italiana.
Seppure ci fossero irregolarità sospette, non si capisce però come mai in tutti i paesi del mondo si difende ognuno la propria economia a denti stretti contro la concorrenza sia internet che dei paesi emergenti, dove lavorano anche i bambini di cinque anni; casomai ricorrendo a misure speciali per salvare le proprie aziende.
Invece una deriva di “giurisprudenti” ancora inaciditi politicamente non lascia in pace la classe produttiva che meglio ci rappresenta all’estero, i cui prodotti hanno impreziosito gli scaffali di tutti gli italiani da almeno settanta anni.
Già un’altra onda acida si era messa qualche anno fa a perseguitare ogni calciatore emergente basandosi su ingiustificate invidie di qualche ballerino o ballerina tv senza arte né parte; ora ancora ci si mette qualche altra voce probabilmente assente da qualsiasi elenco meritorio o virtuoso per dare fastidio ad un settore locomotiva del bel paese, già da mesi a combattere con la crisi crescente nonostante dibattiti e riunioni nella Camera della Moda recentemente.
Il prossimo duello sulla separazione delle carriere legali non dovrebbe non prescindere da un riepilogo di coscienza generale che almeno termini inquisizioni autolesioniste, sciocche e cattive alla nazione.