Viva la Tecnologia Italiana

 

da Antonio Cortese (docente – giornalista)

 

Tema in sospeso degli affari italiani, l’industria pesante e siderurgica in particolare va sempre più arrugginendosi sulla diagonale Taranto–Genova.

 

Estintosi il bisogno strategico degli armamenti sul golfo mediterraneo come fu per l’area di Nisida nel napoletano, le sole forniture e produzioni tarantine oltre ai problemi di inquinamento fuori luogo cedono sempre più commissioni alla zona ligure; più vicina logisticamente agli altri nuclei industriali europei.

 

Convertire il golfo di Taranto in eccellenza turistica come andrebbe predisposto per le isole della vergogna di Lampedusa e Pantelleria potrebbe essere una spazientita ma necessaria presa di coscienza in base alle naturali vocazioni territoriali.

 

Il governo con le maggioranze recenti non può altro che limitare i danni se non incaricare privati competenti sicuramente più veloci e repentini per processi di conversione d’uso, affinché si trasformino definitivamente l’inferno ed il limbo in cui si trovino a convivere i nostri connazionali a ridosso dei luoghi in cerca di affidamento scaltro.

 

Inutile distrarsi poi con discorsi che non vogliano il ponte di Reggio Calabria o la bonifica dell’intera area che circonda la laguna veneta con paludi e melme che nemmeno nonno Benito seppe bonificare come fece invece per la zona del Sele.

 

A due chilometri dalla Serenissima si denotano realtà miserrime dipinte da qualche documentarista televisivo come paesaggi aulici e bucolici, romantici e poetici in cerca di autore, senza saper segnalare la presenza di uno dei più grandi acquitrini abbandonati dai tempi preistorici. Una macchia nera sulla cartina geografica concentrata sul Venezicentrismo (altro che napolicentrismo…!) focalizzato sui problemi dell’acqua alta e delle strutture Mose senza saper nemmeno guardare o prendere in considerazione un problema che integralmente coinvolge centinaia di comuni ottusi in un fulcro buio del mare Adriatico.

 

Cominciare a guardare l’Italia secondo una logica elementare come facevano le nazioni degli invasori negli ultimi secoli anche per sfruttarla, sarebbe impegno da pretendere ai nostri seggi di Chigi e Montecitorio di modo che l’industria del bel paese non sia semplicemente un fenomeno di pochi decenni iniziati da illustri scienziati per de localizzare poi tutto il know-how allo sciacallaggio estero.

 

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