Aldo Bianchini
SALERNO – E’ sempre la stessa brutta storia, purtoppo. Brutta, anzi bruttissima, perché riguarda sempre la sanità pubblica che dagli operatori (scienziati, primari, medici, infermieri, portantini e semplici addetti ai servizi più umili) dovrebbe, sempre e comunque, essere rispettata “al di là di ogni ragionevole dubbio” che nel mondo del “servizio sanitario nazionale” non mancano.
Per questa riflessione vorrei partire dalla parola “servizio” che intelligentemente il legislatore (cosa non comune !!) intese inserire nella denominazione “S.S.N.” all’epoca della grande riforma della sanità pubblica degli anni ’70, quando si passò dai compromessi “comitati di gestione” (affari a gogò !!) delle USL composti soltanto da politici politicanti di bassa lega e disposti ad ogni tipo di compromesso; a cominciare dalla realizzazione delle strutture per finire alle lucrosissime forniture.
Non è che oggi la situazione sia sostanzialmente cambiata; probabilmente è peggiorata, ma almeno si tenta di salvare le apparenze inserendo medici o al massimo tecnici specializzati e non politici puri ai vertici delle ASL e/o delle AOU. Ovviamente la politica si è riservata la decisione sugli incarichi da distribuire a destra e a manca come fossero pasticcini di Natale (tanto per rimanere in tema temporale !!).
Rispetto agli anni ’70 c’è però una pericolosissima deriva che riguarda tutti i medici di un certo livello, ma anche anestesisti e infermieri, che quando arrivano a pochi mesi dalla pensione (stato di messa in quiescenza) si precipitano, tutti o quasi, a spingere il loro sguardo verso il futuro lavorativo da pensionati offrendo le loro (anche indubbie !!) qualità professionali al miglior offerente privato ed al miglior compenso possibile; compenso che, aggiunto alla quota pensione pubblica, mette in condizioni di grande conquista economica tutti i professionisti che seguono questo vergognoso iter.
Vergognoso perché appena fuori dal sistema sanitario pubblico subito si scagliano contro la struttura che ha dato loro modo di nascere, crescere ed affermarsi attraverso la concessione di strutture, di libertà operativa, di collaborazione estesa e di potere assoluto decisionale.
Capisco che il sistema pensionistico italiano (ma anche mondiale) forse ti blocca proprio nel momento migliore della tua esplosione professionale, ma bisognerebbe sempre farsene una ragione e deporre i ferri del mestiere per dedicarsi di più al tempo libero e, se possibile, agli affetti familiari senza pensare ad “afferrare” sempre più soldi del normale; purtroppo ogni volta è la stessa storia e la stampa continua a dare man forte a questi eccessi che non fanno altro che buttare ulteriore fango sul S.S.N.
Il “caso Colarieti”, così definito da larga parte della stampa, è casuale in questo ragionamento generale che sto cercando di portare avanti; Colarieti è soltanto una delle tante pedine che in questi ultimi due-tre anni si muovono maldestramente sullo scacchiere dell’Azienda Universitario-Ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona facendo apparire una struttura che tutti dovremmo difendere come il campo di battaglia di beceri interessi privati.
CHI E’ GIORGIO COLARIETI – E’ il primario medico che ha fondato, con onore e merito, il centro di procreazione medicalmente assistita, divenendone subito il “padre legittimo e riconosciuto”. A qualche mese dal pensionamento (che arriva sicuramente non per colpa dell’azienda) ha deciso di dimettersi: “Alla base, come da lui evidenziato, l’impossibilità «ad accettare l’idea di essere considerato un dipendente di un’azienda, e non più parte di un ospedale nato per custodire la salute delle persone». «L’ho vissuta così, fino all’ultimo giorno – scrive Colarieti in un post sui social – con la convinzione che il malato debba essere al centro, prima di tutto. A mia rassicurazione e consolazione, so di aver fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità. Lascio una struttura costruita con anni di lavoro, sacrifici, gioie, notti insonni e, sì, anche lotte mediatiche. Una struttura che oggi cammina con passi sicuri, riconosciuta, solida, e con un tasso di gravidanze superiore alla media nazionale. Questo risultato non appartiene a me: appartiene alle storie, alle lacrime, ai sorrisi e alla determinazione di chi ha creduto in noi. La mia attività professionale continuerà, con lo stesso impegno e la stessa passione, presso altre strutture di prestigio che hanno scelto di credere nel mio modo di essere medico» (fonte Il Mattino del 6 dic. 25)”.
COMMENTO DI UN MEDICO – Mi ha scritto un medico che in passato, per anni, ha lavorato alle dipendenze del Ruggi: “”Caro Direttore, le notizie apparse sulla stampa locale circa le dimissioni di Colarieti sono l’ennesimo esempio del triste costume presente nei salernitani di disprezzare il luogo dove si è vissuti una intera vita … La realtà è che oggi la ginecologia del Ruggi non è più la clinica privata degli eminenti personaggi che l’avevano ridotta a quel miserevole intreccio di interessi personali e di lotte intestine … Oggi è una realtà di qualità dove si seguono linee guida e regole di rispetto in primis del malato e poi dell’Istituzioni che si ha l’onore di servire … Oggi la gente va al Ruggi con la consapevolezza di essere trattata con professionalità e cortesia. Questo cambiamento è costato uno sforzo immane fatto di lotte interne e di fango gettato a piene mani … Ma tant’è a Salerno lo sport preferito è arruolarsi nell’ampio stuolo dei detrattori … Le auguro una serena festa dell’immacolata””.
MA C’E’ DI PIU’ – Con una nota scritta su FB il direttore generale del Ruggi, ing. Ciro Verdoliva, ha precisato: “In riferimento alle dimissioni del dottore Giorgio Colarieti, la Direzione Strategica del Ruggi tiene a sottolineare che il dottore ha rassegnato le dimissioni in data 26 agosto 2025 con tre mesi di preavviso e rinunciando al trattenimento in servizio“; se capisco qualcosa di italiano è inutile fare giri pindarici; vuol dire che al medico dimissionario era stata offerta anche la possibilità di rimanere in servizio ?
Non c’è bisogno di commentare oltre, il mio pensiero l’ho chiaramente espresso nell’anteprima di questo articolo.