di Davide Migliore
SALERNO – Successo per la presentazione del volume “La tangentopoli di Salerno – 1992 / 1994”, tra storia e critica del giustizialismo.
Venerdì 12 dicembre 2025, presso la storica Sala Bottiglieri del Palazzo della Provincia di Salerno, si è tenuto l’evento di presentazione del libro “La tangentopoli di Salerno – 1992 / 1994” di Aldo Bianchini. La serata, che ha richiamato un folto pubblico, è stata caratterizzata da un acceso dibattito sui temi della giustizia, della cronaca giudiziaria e del ruolo dell’informazione negli anni cruciali di Mani Pulite.
Un Giornalista Testimone e Controcorrente
Aldo Bianchini, classe 1945, è figura nota nel panorama campano: giornalista di lunga data, direttore de “Il Quotidiano di Salerno”, ex ispettore degli infortuni sul lavoro, e con esperienza nella direzione di varie emittenti televisive.
Il suo volume non è una sterile rievocazione, ma un resoconto incalzante e appassionato di fatti di cronaca che lo hanno visto protagonista. Durante l’incontro, che ha incluso la gradevole lettura di passaggi selezionati del testo, è emerso con forza il profilo di un giornalista libero e prudente, lontano dalla logica dei comunicati stampa. Bianchini ha sempre cercato la verità nelle aule, seguendo i processi e invitando l’opinione pubblica a esercitare il ragionevole dubbio, rifiutando il colpevolismo di massa.
Dalla Santa Inquisizione al Giusto Processo
Uno dei momenti più densi della presentazione è stata la provocazione storica nella quale si è invitato il pubblico a ricercare le analogie tra il clima di Tangentopoli e quello della Santa Inquisizione. Quest’ultima, nata per contrastare l’ascesa di nuove classi sociali (banchieri e mercanti) attraverso modifiche legislative (l’eresia) e processuali (il processo senza denuncia, l’esposto anonimo), ha creato le condizioni per i maxi-processi.
La riflessione si è concentrata sul rischio, presente in entrambe le epoche, di deviare dal principio di un processo basato sul fatto a uno incentrato sulla persona. Come affermava Richelieu, la manipolazione della verità può portare a condanne ingiuste. Bianchini ribadisce che il ruolo del giornalismo è quello di porsi domande e interpretare, non quello di filosofeggiare, ricordando che le verità più profonde si trovano spesso nella letteratura e nei grandi pensatori, più che nei codici.
Riconoscimenti e Moderazione
La serata ha visto un’organizzazione impeccabile, curata dalla casa editrice che ha dato alle stampe il libro: vanno rivolti sinceri ringraziamenti e congratulazioni alla casa editrice “Officine editoriali da Cleto” e, in particolare, al suo direttore Marco Marchese, che ha saputo organizzare e moderare l’evento con competenza e stimolando in modo efficace il dibattito.
Il libro di Aldo Bianchini si pone come un testo fondamentale per chi desidera rivivere e/o informarsi sulla storia recente di Salerno attraverso la lente di un giornalismo coraggioso, libero e profondamente garantista.