Aldo Bianchini
SALERNO – Perché un giornale consente ad un suo giornalista (addirittura anonimo) di demonizzare e poi di smantellare, ai limiti della ridicolizzazione, il lavoro faticosissimo di un altro giornalista che dopo anni e anni di vera cronaca diretta sul campo nelle aule dei tribunali mette in piedi un libro (precisamente il terzo della serie) è, almeno per me che sono il diretto interessato, un fatto incomprensibile se non addirittura inspiegabile.
A meno di non pensare che dietro quell’ignobile articolo del 18 dicembre scorso, pubblicato in prima pagina dal quotidiano online “leCronache.it” sotto il titolo “La spia che veniva da Agropoli – Scoperta l’dentità della Mata Hari che favorì l’ascesa di De Luca nel 1993: quella sera in discoteca beffò un millantatore, a seguire l’ex ministro Conte e poi Aldo Bianchini”, non ci sia l’abile mano e la saputa mente perversa di chi quegli episodi raccontati non li abbia vissuti in prima persona non come soggetto passivo ma, addirittura, come titolare dell’azione penale; e questo sarebbe davvero molto grave. Perché ?
Perchè nell’articolo che l’impudente “giornalista impertinente” in primo luogo (a voler essere generosi !!) ha scritto, e non firmato, sotto dettatura non conoscendo i fatti e in secondo luogo fidandosi ciecamente del suo ispiratore che, se davvero esiste, è stranamente rimasto anch’egli nell’anonimato; cosa questa inconsueta per uno che è abituato a metterci la faccia sempre e comunque, anche a rischio di fare figure di me…. come in questo caso.
Svelare i nomi della presunta Mata Hari (Maria Quaglia) e del giornalista de Il Mattino (Luciano Pignataro) non solo rappresenta una rovinosa caduta di stile ma evidenzia piuttosto gravemente che davvero in quegli anni ci fu l’accordo occulto tra un PM e un giornalista per il passaggio di notizie e di fascicoli (e sottolineo fascicoli, interi) così come dovette esserci per davvero quel famoso incontro tra la vice-zarina dei servizi segreti fotografata con altri. Certo è che questi due momenti sono stati oggetto di due precisi procedimenti penali che il PM, il giornalista e la spia conoscono benissimo; procedimenti in cui sia il giornalista che il direttore Pasquale Nonno fecero una grande figura di me….. dinanzi agli inquirenti, con le foto che stranamente erano state smarrite durante un trasloco de Il Mattino … ma va !! Per ora, solo per ora, è meglio fermarsi qui, non serve andare avanti perché quell’impertinente di presunto collega non ne capirebbe né il senso e né l’opportunità di una ricostruzione storica che, a maggior ragione oggi dopo l’attacco sconsiderato, mi riservo di fare.
La cosa gravissima compiuta dal giornalista impertinente (così l’ho definito nel cappelletto del precedente articolo del 20.12.25, anche se alcuni miei amici l’avevano indicato come “giornalistucolo vigliacco”, è stata quella che per avvalorare le presunte rivelazioni del suo occulto ispiratore (e per questo vigliacchi entrambi !!) ha cercato a più riprese di demonizzare il lavoro di un collega (molto più anziano e molto più esperto nella materia trattata) quale sono io che da oltre trent’anni raccoglie elementi frammentati e li mette insieme non soltanto per produrre la cronaca del momento ma anche, se non soprattutto, per dare vita a dei libri nell’ottica di un timido tentativo di scrivere la storia di quanto accaduto nella nostra città e in provincia nei primi anni ’90; eventi che hanno segnato la caduta dei sistemi di potere politico di Paolo Del Mese e di Carmelo Conte per dare la stura a quello più coriaceo e duraturo di Vincenzo De Luca che regge, ancora benissimo, dopo ben 33 anni e che sta per raggiungere il record di Pericle che prima di Cristo guidò Atene per circa 42 anni dicendo sempre: “Qui ad Atene regna la democrazia ma si fa come dico io”. Un po’ come sta facendo De Luca ma anche come hanno fatto in precedenza Del Mese e Conte; e questo non dimentichiamolo in quanto non erano bambini della prima comunione con il giglio in mano.
A questo punto mi rivolgo direttamente al collega direttore Tommaso D’Angelo per offrirgli, vista la mia età, il primo dei consigli (che mi riservo di dare nel successivo articolo) riguarda il “giornalista impertinente e l’ispiratore anonimo” (ripeto, entrambi vigliacchi); deve redarguirlo in maniera molto vivace perché con il suo rabbioso articolo, contrariamente a quanto pensava, ha prodotto una notevole attenzione verso il mio libro “La Tangentopoli di Salerno – 1992 / 1994” anche da parte di due ex protagonisti di quell’epoca: l’ex. ministro Carmelo Conte e l’ex presidente della Provincia ed ex consigliere comunale – senatore e deputato europeo Alfonso Andria, che sono intervenuti direttamente sul giornale leCronache.
Nel prossimo articolo non mancherò di analizzare i due autorevoli interventi offredno nuovi spunti inediti al dibattito.