TANGENTOPOLI: la spia, il PM, il giornalista, la storia e … “Sasso o Coltello” (atto 2°)

 

Aldo Bianchini

SALERNO – A volte è giusto non mollare la presa, ed io non la mollo. Così dopo alcuni giorni dall’ultimo articolo (pubblicato il 22.12.25) e dopo la necessaria sosta festiva eccomi qui a riparlare dello strano (per non dire altro) attacco proditorio e demolitorio contro il mio libro “La tangentopoli di Salerno 1992-1994” (presentato in provincia la sera del 12 dicembre scorso) da parte del quotidiano online “leCronache.it” con un intervento senza la firma dell’autore.

Sono sincero, la frase che mi ha veramente dato fastidio di tutto l’articolo (La Mata Hari che favorì l’ascesa di De Luca nel 1993) pubblicato da leCronache il 18.12.25 ma non sottoscritto, quindi potenzialmente anonimo ma giuridicamente da attribuire al direttore del giornale, è la seguente:

  • Il libro è un condensato di innumerevoli articoli scritti, in trenta anni, da Aldo Bianchini. Non aggiunge nulla di nuovo. Come leit motiv figura centrale non è l’ormai ex governatore Vincenzo De Luca, ma il magistrato salernitano Michelangelo Russo, nostro editorialista”; quasi come a dire che la storia si scrive una sola volta senza possibilità di rivederla e aggiungere altri particolari inediti (esattamente come è accaduto con il mio libro). Difatti molto spesso la storia si scrive nel corso di secoli, altro che trent’anni.

Mi meraviglio davvero molto; a parte il fatto che il personaggio centrale del libro è e rimane Vincenzo De Luca, capisco che l’anonimo scrittore non ha letto il libro e spende tutte le sue energie (ammesso che ne abbia) nella difesa di un personaggio che, comunque la si vede, ha contribuito insieme ad altri magistrati al cambiamento della storia socio-politico-economica della città e della provincia di Salerno con le sue inchieste giudiziarie (giuste o farlocche … lo dirà il futuro della storia) che all’epoca fecero davvero tremare le vene e i polsi degli indagati. Per quanto mi riguarda, per dirla proprio tutta, uno che ha fatto il magistrato (e che magistrato !!) non dovrebbe assolutamente avere la pretesa di poter scrivere sugli avvenimenti giudiziari del passato e su quelli attuali, arrivando finanche a dire che all’epoca la Procura della Repubblica era orientata verso De Luca che appariva come il salvatore del degrado mercimonioso della politica in combutta con tutto ciò che danneggiava il bene comune.

Oltretutto il mitico (lo dico ironicamente !!) giornalista impertinente non ha neppure mai letto il libro “Sasso o Coltello” (Boccia editore), così come non lo hanno letto diversi magistrati e moltissimi pseudo-politici; caro Tommaso procurati quel libro (forse l’occulto ispiratore ce l’ha e teme il suo contenuto) e imponilo al tuo collaboratore come lettura giornaliera esigendo, poi, il riassunto (come si faceva alle elementari) delle pagine lette quotidianamente; probabilmente non scriverebbe più sotto dettatura dell’occulto ispiratore, ma sarebbe in grado di essere più equilibrato nei suoi sferzanti giudizi e più indipendente. E sicuramente capirebbe anche che non sono stato compulsato dal contenuto di quel libro che, invece, mi ha svelato (tra le tante cose dette e non dette) la gran parte dei segreti di tangentopoli che non ho mai spacciato ossessivamente come veri ma soltanto rivisti e rilanciati come tali, cioè veri; così come non è assolutamente vero che la “ragazza di Agropoli che oggi ha 57 anni beffò in sequenza un millantatore, un giornalista scandalista, un ministro della repubblica e un valente relatore editoriale di oggi” (e qui si omette di dire che quella sera c’era anche un magistrato); ci sono le inchieste giudiziarie che vanno nel segno opposto.

Anzi, giacchè ci siamo, vi risvelo un nuovo particolare. Sul contenuto del libro (Sasso o Coltello), che io avevo inserito in uno speciale televisivo, fui per ore sentito da un PM al quale, dopo aver chiesto se avesse mai letto il libro (si incazzò dicendomi brutalmente che le domande le faceva lui !!), gli consigliai di leggere semplicemente le paginette nn. 47 e 48 (capitolo “Il Volantino”), in tutto 46 mezzi righi da leggere in non più di due minuti, in maniera tale che avrebbe scoperto buona parte dei segreti di tangentopoli. Dopo alcune ore di interrogatorio si fermò, eravamo stanchi, e chiese il mio numero di cellulare dicendo che mi avrebbe chiamato per continuare il racconto; non lo ha mai fatto. Ma quella sera mi accompagnò a casa con l’auto di servizio.

Che poi quel libro, secondo l’occulto ispiratore, non ebbe il successo dovuto è un fatto incontestabile ed è sotto gli occhi di tutti; probabilmente ci fu un accordo politico sotto traccia che fece scomparire quel libro presentato (nella primavera del 1994) una sola volta nel salone Bottiglieri della Provincia, non da me che non fui neppure invitato, ma da un giornalista di Battipaglia.

Tutto qui, questo il senso del mio libro; quindi se un giornalista intende dare un contributo alla storia della città e della provincia deve forzatamente scrivere innanzitutto sui quattro seguenti personaggi: Michelangelo Russo, Vincenzo De Luca, Carmelo Conte e Paolo Del Mese; i primi due, insieme o separatamente, fecero di fatto fuori i secondi due che avevano consolidato un loro sistema di potere politico che tutti acclamavano, così come acclamano quello deluchiano.

Ecco, se il giornalista anonimo (e solo per questo vigliacco !!) avesse innanzitutto firmato l’articolo e poi avesse espresso il concetto testè scritto, avrebbe poi avuto tutta la libertà di contestare rigo dopo rigo il mio lavoro, nell’ottica del rispetto della libertà di pensiero che io ho sempre seguito come fondamentale principio professionale.

Mi sono, come al solito, dilungato e rimando al prossimo articolo il commento sugli interventi di Carmelo Conte e Alfonso Andria i quali, prendendo solo spunto dalla presentazione del mio libro, tracciano una storia non completamente diversa da quella da me raccontata.

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