di Davide Migliore
SALA CONSILINA – Esistono libri che si leggono e libri che si “abitano”. L’evento di presentazione di “La bellezza in fondo al cuore. Frammenti di terapia e di vita per ritrovarsi umani”, l’opera della psicologa Paola Perri, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Il 3 gennaio 2026, il Teatro Mario Scarpetta non ha ospitato una conferenza, ma una liturgia laica della psiche, dove la parola scritta si è fatta corpo attraverso la regia visionaria di Giancarlo Guercio.
La stanza di terapia come Spazio Sacro
Il sipario si apre su una scena che nega le gerarchie del sapere: non ci sono cattedre né relatori. Il palco simula una stanza di terapia, ma è una stanza dalle pareti trasparenti, un “varco tra i luoghi” dove la dottoressa Perri non si presenta come detentrice di verità, bensì come compagna di viaggio.
L’approccio della Perri si radica profondamente nella Psicologia Analitica di Carl Gustav Jung.
Per l’autrice, come per il pensatore svizzero, la terapia non è la “riparazione” di un guasto, ma un processo di Individuazione: il faticoso e meraviglioso percorso per diventare ciò che si è destinati a essere, integrando anche le parti più oscure e dolorose di sé.
Jung e il Piccolo Principe: l’Archetipo del Fanciullo
Il legame tra la clinica e la fiaba è emerso con forza durante le performance attoriali di Annalucy Menafra. Il riferimento all’interpretazione junghiana de Il Piccolo Principe è la chiave di volta del pensiero di Paola Perri.
Nella prospettiva junghiana, il Piccolo Principe è l’archetipo del Puer Aeternus: quella parte di noi che conserva lo stupore, la capacità di sognare e, soprattutto, la verità del sentimento contro la rigidità della logica adulta (incarnata nel libro di Saint-Exupéry dai vari personaggi dei pianeti: il Re, il Vanitoso, l’Uomo d’affari).
- La domanda centrale:“Dov’è il bambino che sei stato?” è l’interrogativo che attraversa tutto il libro. La Perri suggerisce che il sintomo psicologico – l’ansia, la tristezza, il senso di vuoto – sia spesso il grido di quel bambino “barattato” in cambio di una finta sicurezza adulta.
- La visione del Sé:La ricerca della “bellezza in fondo al cuore” non è un esercizio estetico, ma la ricerca del Sé, il centro della personalità che, proprio come il fiore del Piccolo Principe, va accudito e protetto dalle correnti gelide del conformismo.
La danza dell’Ombra e della Luce
Le coreografie della scuola Lu DanSe hanno dato carne ai concetti di “frammento” e “crepa”. Se la psiche è fatta di parti che non sempre comunicano, la danza ha ricomposto questi pezzi.
Paola Perri ha parlato della fragilità non come un limite, ma come una condizione ontologica: “La fragilità è il modo in cui il cuore cerca una fessura per respirare”. Qui risuona il concetto junghiano dell’Ombra: solo attraversando il nostro buio, accettando le nostre inadeguatezze e le cadute, possiamo accedere alla luce vera. Una luce che, come ricordato citando Cohen, entra proprio dalle ferite.
Un’etica del dolore: dal suocero Donato alla piccola Miriam
L’articolo non può prescindere dalla dimensione umana e profondamente etica della serata. Nonostante un momento di estrema delicatezza familiare legato al suocero Donato, la dottoressa Perri ha scelto la via della presenza, dedicando a lui la serata come atto di gratitudine verso le proprie radici.
Il momento di massima tensione emotiva, tuttavia, è coinciso con il ricordo della piccola Miriam, la cui scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile nella comunità. Nel ringraziare Miriam, l’autrice ha chiuso il cerchio della sua filosofia: la bellezza non è assenza di dolore, ma la capacità di restare umani e “farsi luce” anche dentro il lutto.
Conclusioni
L’evento, sostenuto dal sindaco Domenico Cartolano e dall’assessore Biscotti, si è concluso con una consapevolezza condivisa: la guarigione è un cammino, non una meta.
Il libro di Paola Perri, e la sua trasposizione scenica, lasciano una traccia profonda: la possibilità di abitare le proprie crepe con dignità, ricordandoci che, in un mondo che corre veloce, fermarsi ad ascoltare il proprio “fanciullo interiore” è l’unico vero atto di libertà.