Il “Fattore Manhattan”: Maduro alla Sbarra e il Nuovo Ordine Americano

Aldo Bianchini

SALERNO – Con questo mio articolo non intendo minimamente entrare, così come non entro, nelle dinamiche politiche dell’operazione militare condotta dagli Sati Uniti d’America contro il Venezuela; ognuno ha le sue idee e le sue convinzioni e non tocca a me cercare di indirizzarle diversamente dallo stato in cui sono.

Mi accingo a scrivere della gigantesca e per certi versi fantastica operazione militare statunitense conclusasi, si dice in giro, in soli 46 secondi dal momento dell’arrivo sul palazzo presidenziale in piena Caracas, la cattura  di Maduro e della moglie e il trasferimento sugli elicotteri “Apache” in volo verso la portaerei “Iwo Jima” ormeggiata ad oltre cento miglia dalla costa venezuelana.

Non è la prima volta che gli USA spettacolarizzano le loro incursioni militari con azioni velocissime e micidiali contro l’ipotetico nemico seminando morte e distruzione ed eliminando fisicamente chiunque si opponga al raggiungimento dell’obiettivo prefissato; nella fattispecie la cattura del presidente del Venezuela “Nicolàs Maduro”  (detto “il camionista”) e della moglie Cilia Flores che molti indicano come la vera ispiratrice del potere “tirannico”.

Tutti ricordiamo l’azione millimetrica – velocissima e spettacolare per l’uccisione di Bin Laden avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 maggio 2011; in quella occasione le forze speciali degli Stati Uniti rintracciarono e uccisero il fondatore e leader di Al-Qaeda nella cittadina di Abbottabad, in Pakistan.

Almeno una volta è andata anche male perché non sempre le ciambelle riescono col buco; nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 1980 il presidente USA Jimmy Carter ordinò alla forze speciali di irrompere in piena Teheran per liberare alcuni ostaggi americani catturati dall’ayatollah Khomeyni (Āyatollāh Ruḥollāh Moṣṭafāvī Mōsavī Khomeynī) ; un’operazione che si concluse con un clamoroso flop e con la perdita di alcuni uomini d’assalto; il mondo fu sull’orlo della guerra globale e Carter ci rimise la successiva rielezione a presidente.

L’operazione portata a termine con successo nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 ha superato, se possibile, ogni fantasia e le immagini televisive, molto più perfezionate rispetto al passato, hanno reso ancora di più e meglio il fatto che la realtà ha superato la fantasia.

L’azione ricorda pienamente le immagini e la trama del noto film del 1997 “Air Force One” con uno splendido Harrison Ford nelle vesti del presidente Usa preso in ostaggio da un gruppo di terroristi kazacki, sull’aereo presidenziale, per chiedere la liberazione del generale Ivan Radek capo supremo del Kazakistan catturato dall’interforze speciale Usa-Russia.

Gli elicotteri Apache, gli uomini della Delta Force che scendono sul palazzo presidenziale con le funi, l’oscuramento del palazzo, l’eliminazione fisica dei guardiani del dittatore, l’immediata cattura nel sonno, il rapido trasbordo del generale sull’elicottero in attesa e la rapida incarcerazione, sono tutti elementi che abbiamo forse ritenuto appartenenti alla finzione filmica, ma che dal 3 gennaio scorso dobbiamo inquadrare in una realtà superiore alla fantasia.

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