Hollywood e il fantasma della censura: il caso del regista brasiliano “zittito” ai grandi premi

 

 

Da Davide Migliore

 

LOS ANGELES – Un’inquietante sequenza di eventi durante le recenti cerimonie di premiazione cinematografiche negli Stati Uniti sta sollevando seri interrogativi sulla reale libertà di espressione nel cuore dell’industria dell’intrattenimento. Al centro della polemica c’è il regista brasiliano dell’acclamato film “L’agente segreto”, pellicola che vede come protagonista Wagner Moura (noto per il ruolo di Pablo Escobar nella serie televisiva “Narcos”)

 

Il caso dei Critics Choice Awards

Tutto ha avuto inizio la scorsa settimana durante i Critics Choice Awards. Nonostante il film avesse vinto il prestigioso premio della critica, la consegna è avvenuta in modo decisamente insolito: il riconoscimento è stato consegnato sul red carpet, prima ancora dell’inizio della cerimonia ufficiale. Il regista è stato colto completamente alla sprovvista, in un clima di generale imbarazzo per chi assisteva alla scena. Sebbene l’organizzazione abbia invocato “ragioni di tempo”, il trattamento riservato a un’opera internazionale di tale rilievo ha subito destato sospetti.

 

L’interruzione ai Golden Globes

Il copione sembra essersi ripetuto in modo ancor più plateale durante la notte dei Golden Globes. Mentre il regista saliva sul palco per ritirare il premio come miglior film straniero, il suo discorso di ringraziamento è stato bruscamente interrotto dalla musica di sottofondo, segnale inequivocabile dell’obbligo di abbandonare il podio. Anche in questo caso, la giustificazione ufficiale è stata la mancanza di tempo; una spiegazione che appare tuttavia discutibile, considerando che la cerimonia ha trovato spazio per categorie inedite non strettamente cinematografiche, come quella dedicata ai podcast.

 

Il sospetto del movente politico

Dietro questi “incidenti tecnici” potrebbe nascondersi una motivazione di natura geopolitica. Il regista in questione aveva infatti diretto nel 2019 una pellicola incentrata sull’ingerenza statunitense nella politica brasiliana. In un contesto internazionale estremamente teso, segnato dal recente attacco degli Stati Uniti al Venezuela, il timore che un palcoscenico globale potesse trasformarsi in una piattaforma di protesta politica sembra aver spinto le organizzazioni a una gestione “preventiva” degli interventi in diretta televisiva. L’episodio suggerisce il dubbio che ci fosse una volontà precisa di impedire al regista di esprimere opinioni scomode davanti a milioni di spettatori. Resta ora da vedere se la stagione dei premi proseguirà su questa linea di estrema cautela o se verrà ripristinato lo spazio per il dissenso e la libera espressione.

 

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