Scioperi o ammutinamenti ?

 

 

Da Antonio Cortese (docente – giornalista)

 

Dispiace assistere ancora in Italia alle manifestazioni e ai ricorsi allo sciopero da parte di categorie di medio o anche alto profilo professionale, sociale e civile.

 

L’ulteriore “resa” dei penalisti sotto i portici del tribunale salernitano avrà le proprie ragioni ma non distoglie comunque dalla constatazione di squallore e vergogna a danno stesso della categoria a mio avviso.

 

Mentre si  attendono condizioni migliori o migliorabili per il verdetto del prossimo referendum giuridico, temporeggiare con l’abuso consuetudinario di sempre più numerose categorie che altrimenti rinunciano a farsi valere anche con i migliori strumenti tecnologici ed intellettuali, ci si scorda del principio esclusivo o sporadicamente occasionale dell’urgenza al diritto di protesta o per incrociare semplicemente le braccia difronte a situazioni ingolfate specie istituzionali.

 

E’ divenuta cattiva moda soprattutto in Italia il sindacalismo esasperato: oggi per un conflitto in qualche isola del mar Pacifico, domani per i capricci di qualche stilista omosessuale, ieri a causa di qualche rivendicazione ideologica.

 

Il trend cristallizzatosi coi movimenti sessantottini nel secolo scorso almeno si presentava tramite categorie con evidenti difficoltà economiche a globalizzazione innescata. Ma se anche parlamentari o vertici associati anche del settore privato o partecipante al lavoro nazionale quotidiano si riducano a tali parentesi di vanità o per semplice tattica pubblicitaria viene meno così il tanto invocato senso dello Stato.

Ovviamente se gli avvocati vogliano in tali modi dimostrare la propria indipendenza di vocazione professionale per legittimarla, sembra una mossa sagace e pure coerente col proprio mandato, ma probabilmente o talvolta anche a danno della collettività perché inoltre ne trae conferme e incoraggiamento a perpetuare il mal costume inflazionato ad ogni livello e quindi oramai inefficacemente anche sui più spiccioli argomenti. Potrebbe risultare poi una dichiarazione di impotenza o perdita di attenzione, di perdita di terreno nei confronti della realtà e rinuncia all’impegno doveroso e coscienzioso personale?

 

In articoli precedenti ho accennato come mai club ed associazioni funzionino meglio nei paesi nordici dove le questioni si dibattono all’interno di quattro mura non esistendo condizioni meteo favorevoli anche per un semplice picchettaggio. Pertanto provvedere a limitare ciò che sia divenuto evidentemente un abuso di strumenti democratici non sarebbe obiettivo da non considerare almeno per temperarne le modalità.

Non me ne vogliano i malcapitati o fortunati protagonisti delle varie categorie coinvolte negli ultimissimi tempi  (se sciopera un operaio mal retribuito é scena drammatica, se sciopera un colletto blu é personal advertising) ma tengo a precisare che il rallentamento e la resilienza incompresa (o malaresilienza) del Paese é dovuta anche psicologicamente ad una mancanza  generale di motivazione alla produttività, personale o collettiva, per notizie che piacciano o meno, recepite o inaudite ma dimenticate dopo qualche settimana di intrattenimento problematicamente televisivo.

 

Gli scioperi solitamente non hanno quasi mai prodotto miglioramenti, poi se invece si evince che che si tratta di ameni ammutinamenti dal lavoro, indotti o anche inconsapevoli ed influenzati o ancora perché oramai lo fanno tutti i cartelli sindacali, allora buon proseguimento sulle stesse emittenti radiotelevisive.

 

 

 

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