MIGRANTI: Open Arms e il “saltum” di Salvini

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Mai come in questo caso del “saltum”  ordito dalla magistratura contro il ministro Matteo Salvini per riproporre la famosa e/o famigerata “responsabilità civile dei giudici” sulla quale tanto si spese la buonanima di Bettino Craxi rimettendoci le penne.

IL FATTO – ROMA L’assoluzione è definitiva: nell’agosto del 2019 l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini non si è reso responsabile dei reati di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio non consentendo, 19 giorni, lo sbarco dei 147 migranti a Bordo della Open Arms. È stata la quinta sezione della Cassazione a ribadire che il fatto non sussiste. A rivolgersi ai giudici di piazza Cavour, per saltum, impugnando la sentenza dello scorso anno del Tribunale di Palermo, era stata la stessa procura guidata da Maurizio De Lucia, dopo l’assoluzione in primo grado. Il vicepremier ha commentato immediatamente su X: «Cinque anni di processo: difendere i confini non è reato» e ha pubblicato una sua foto con scritto “assolto”  (fonte Il Mattino del 18.12.25).

 

COSA E’ IL RICORSO PER SALTUM – il ricorso per saltum (o ricorso immediato in Cassazione, art. 569 c.p.p.) è un mezzo di impugnazione eccezionale che permette di “saltare” il grado di giudizio intermedio (l’Appello) per portare una sentenza di primo grado direttamente alla Corte di Cassazione, con l’obiettivo di ottenere una decisione più rapida per ragioni di pura legittimità (violazioni di legge), ma è vietato per i vizi di motivazione, che vanno impugnati in appello. Se contiene motivi di appello (come illogicità della motivazione), la Cassazione lo converte in appello ordinario (fonte Wikipedia).

Quindi dobbiamo prendere atto che di fronte ad un atto legittimissimo come quello di “difendere i confini della nazione” messo in atto da un  ministro dell’interno <come da sua specifico dovere> possono esistere dei giudici che non solo lo indagano ma lo rinviano a giudizio e sebbene abbiano perso il processo di 1° ricorrono ad una impugnazione eccezionale e straordinaria come il saltum per tentare l’ultimo colpo di maglio contro un ministro che, per quanto antipatico possa essere, non ha fatto altro che il suo dovere.

Capisco che come tantissimi italiani anche molti magistrati hanno il vizietto di filosofeggiare anche sulla denominazione degli articoli di legge e sui rispettivi contenuti, ma arrivare a questi mezzucci pur di sperare di poter buttare a mare un ministro antipatico è davvero troppo esagerato ed in sopportabile.

Cinque anni di inchieste, di vera persecuzione giudiziaria, di tantissimi soldi pubblici buttati al vento per raccogliere soltanto un pugno di neve tra le mani.

Questa occasione offre, secondo me, un altro tassello per quel castello innovativo della “riforma della magistratura” che dovrebbe seriamente prendere l’avvio subito dopo il referendum abrogativo sulla separazione delle carriere che dovrebbe essere votato entro la prossima primavera. Anche, e non soltanto, per dare a Cesare (Bettino Craxi !!) quello che dal 1988 è di Cesare e che tanto costò al capo del PSI per quel referendum sulla responsabilità civile dei magistrati.

Correva l’anno 1987 ed il referendum sulla responsabilità indiretta per dolo o colpa grave, con possibilità di rivalsa da parte dello Stato sui singoli magistrati, portò ad un successo strepitoso (oltre l’80%) di Craxi che l’aveva tenacemente voluto; un referendum che aveva portato alla cosiddetta “Legge Vassalli” (L. 117/1988) che, purtroppo è rimasta nei cassetti segreti della Repubblica.

 

 

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