Aldo Bianchini
SALERNO – Sicuramente il prof. Alessandro DIDDI non leggerà mai questo mio umile scritto, ha tanto da leggere e da scrivere, figurarsi se potrà mai consumare anche soltanto un paio di minuti per lo strano ed anche cervellotico, certamente non filosofico, pensiero dell’ultimo giornalista di provincia.
Operando, però, in un Paese apparentemente libero e in cui si può esprimere il proprio giudizio su qualsiasi fatto di cronaca e di prendere posizione su qualsivoglia argomento, mi avvalgo di questa facoltà per esercitare il mio diritto inalienabile del commento.
E devo subito dire che sono rimasto abbastanza basito nel leggere un grosso titolo sul quotidiano Il Mattino, con tanto di occhiello, riferito al pensiero espresso dal noto docente universitario e riconosciuto vaticanista in merito agli arresti operati dalla Procura di Torino (autorizzati dal GIP) di alcuni presunti affiliati al terrorismo di Hamas (la parte più becera dell’isola palestinese) e presunti autori di finanziamenti occulti per oltre sette milioni di euro.
TITOLI – «I documenti degli 007 non sono prove L’accusa di terrorismo va dimostrata» – IL PENALISTA: IL LAVORO DEGLI INVESTIGATORI È PREGEVOLE MA NON BASTA UN SILLOGISMO
DICHIARAZIONE – Alessandro Diddi: “”… È un ottimo spunto investigativo. Però l’inchiesta si basa anche su documenti raccolti dall’intelligence, che non sono prove, così come quelle dei militari non sono attività di polizia» … Sicuramente si tratta di un’indagine molto articolata, dove sono state impegnate le punte di diamante dei nostri organi inquirenti. Il punto critico è la riconducibilità di chi ha ricevuto questi finanziamenti a organismi che in qualche modo abbiano effettuato attività legate al terrorismo. È stato fatto un grandissimo lavoro, anche di tipo storico, per sostenere che Hamas è un’organizzazione terroristica. Su questo punto non mi esprimo perché si tratta di una delle questioni più complesse che stanno agitando il dibattito politico italiano. Da giurista, e da avvocato che segue processi di criminalità organizzata, preciso però che, trattandosi di un reato associativo, per essere definito un terrorista serve dimostrare che sono state svolte attività di carattere terroristico concrete. Qui abbiamo una serie di destinatari di somme di denaro con delle causali che sulla carta fanno ritenere si tratti di beneficenza. Ma occorre avere la prova che, al contrario, siano state utilizzate per un’attività terroristica, laddove il terrorismo ha delle caratteristiche ben precise, cioè quello di aggredire la popolazione per creare terrore …””
L’avv. Prof. Diddi non fa chiarezza con questa dichiarazione ma, dal mio punto di vista, innesca una confusione totale; se dovessimo seguire le indicazioni del prof. Diddi potremmo subito smantellare, considerata la loro inutilità probatoria e processuale, tutti i servizi segreti, ma a seguire anche le diverse autorità di polizia che si muovono ed operano sul territorio con competenze misconosciute agli stessi magistrati.
Il grande Caio Giulio Cesare rivolgendosi ai componenti del Senato Romano spesso diceva “è necessario prima vincere, poi possiamo filosofeggiare tutti”; noi, cioè tutto l’occidente, se non è proprio in guerra contro il terrorismo islamico ci manca poco; questo è il vero problema che nessuno vuole attenzionare per poter prima vincere e poi filosofeggiare. Ma questo, purtroppo, è uno sport carissimo a tutti gli italiani che su ogni singolo problema non riescono mai a fare sintesi ed a straparlare di meno per arrivare ad ottenere traguardi più corposi.
Anni fa ho seguito attentamente il processo “Linea d’ombra”, quello contro l’eurodeputato Alberico Gambino con collegio difensivo composto da Diddi e dall’avv. Giovanni Annunziata, ed ho quindi assistito alle diverse arringhe (oggi si chiamano discussioni finali) del prof. Diddi; arringhe sicuramente affascinanti, lucide, tecnicamente perfette, purtroppo essenzialmente filosofiche; tanto che spesso i componenti della Corte e la stessa pubblica accusa a guardarli attentamente sembravano, almeno somaticamente, distanti mille miglia dal discorso del competente docente universitario.