Aldo Bianchini
SALERNO – A qualche giorno dalla notizia, per alcuni sorprendente ma per la maggioranza un fatto scontato, del grande ritorno di Vincenzo De Luca all’eventuale guida del Comune di Salerno, comune capoluogo di provincia, una volta in discesa il solito ambaradan mediatico è giusto incominciare ad analizzare con un po’ più di freddezza l’evento che se realmente consolidato potrebbe essere l’unico caso della storia politica nostrana (e non solo !!) di un dominio assoluto sulla città e sulla Provincia, una storia cominciata nel lontano 22 maggio 1993 quando per una sorte di strane ragioni “contingenti e congiunturali” il kaimano salì sul trono del pavone, pardon di Palazzo Guerra.
Le convinte congratulazioni dei numerosi peones disposti sempre a tutto, così come le violenti ed inutili polemiche da parte di tutti quelli che si sentono esclusi dalla “tavola del signore”, ovviamente non mancano, anzi come al solito si sprecano e si va da un forte “A Salerno democrazia stuprata” fino al non più convincente “Vincere e vinceremo”.
Né l’una e nè l’altra cosa; quelli che straparlano e/o fanno gli opinionisti hanno vissuto, forse, da qualche altra parte del pianeta in questi ultimi trentatrè anni per crogiolarsi nelle loro convinzioni assolutistiche senza minimamente rendersi conto che la storia avanza a passi da gigante e si rinnova da sola in una città che, se pur sonnacchiosa e poco attratta dalle sterili polemiche, già pensa all’arrivo inarrestabile della “nuova era deluchiana” che potrebbe davvero rappresentare “un unicum” nella storia politica salernitana e nazionale.
Tanto perché sia dal centrosinistra che dal centrodestra non è ancora emerso, fin dal 1993, alcun personaggio in grado di mettere in discussione a livello comunale l’assoluta leader-schip dell’uomo venuto da Ruvo del Monte (PZ) e da molti decenni stabilmente salernitanizzato forse molto più di tanti salernitani nativi che non hanno mai capito e favorito quella “salernitanità” che proprio il kaimano ha ridato a tutti i salernitani veraci e d’adozione.
Il problema non è essere autoritario ai limiti della dittatorialità o quello di essere “lascivamente democratico”; la centralità del discorso resta soltanto la percezione che la gente ha della gestione della cosa pubblica comunale e quanto il nuovo vento deluchiano potrà rimetterla in sesto.
Alleati ed avversari non hanno mai capito che Vincenzo De Luca per il conseguimento dei suoi numerosi successi elettorali non si crogiola nella forgia del suo potere ma riesce, quasi sempre, a rivoltarsi Egli stesso al suo interno per ripresentarsi, subito dopo, come l’unico essere vivente capace non solo di rigenerarsi ma di assumere le sembianze del nuovo proponibile e credibile.
Lui non ha stuprato nessuna democrazia e non lancia editti del tipo vincere e vinceremo; Lui pensa soltanto a vincere e poi, semmai, a filosofeggiare. Gli altri pensano soltanto a filosofeggiare.
Un mostro che avanza imperterrito e disposto a schiacciare tutto e tutti (cosa questa che piace molto alla gente nell’ottica della democrazia mai stuprata) sia nel cosiddetto suo PD, ma anche tra i presunti alleati di fiducia così come tra gli inetti avversari di sempre.
Dal centrosinistra si levano alcune critiche; le ultime in ordine di tempo quelle della senatrice Villani (Cinquestelle) con parole a difesa dell’altra unta dal signore Claudia Pecoraro presumibilmente offesa e maltratta dal kaimano in una delle sue ultime performance televisive locali. Parole al vento che scivolano come l’acqua sullo scudo termico dell’uomo venuto da lontano.
Dal centrodestra, come sempre, soltanto atteggiamenti ridicoli che evidenziano la scarsa compattezza dell’opposizione che, al momento si barcamena tra Lello Ciccone, Peppino Fauceglia ovvero tra Salvatore Gagliano e il pluridecorato Marenghi. Siamo ancora nella preistoria della politica.
E la Carfagna ?, per ritornare alla domanda posta nel titolo. Ebbene la Carfagna (salernitana doc, già ministro della repubblica, presidente di partito e presunto riferimento politico della città) anche alla luce del giusto intervento di Gigi Casciello osserva il silenzio assoluto; dovrebbe essere Lei a ricompattare le file, a metterci la faccia ed a sfidare a cielo aperto l’uomo venuto da lontano. La paura di una grande figuraccia fa, però, 90.
E la città aspetta, forse sonnecchiando ma sicura delle sue capacità di scegliere e votare.