Palazzo Santa Lucia ha dovuto riesumare il movimento cinque stelle pur di liberarsi dal giogo delle illusioni.

da Antonio Cortese
 Ora spero che palazzo Guerra non si ripeta nell’errore di protrarre infatuazioni esasperate per sogni di vanagloria già pagate con le tasse dei cittadini per circa trenta anni vivendo una dimensione fittizia per una arroganza che ha prodotto manifestazioni superiori a quelle di capitali mondiali vecchie e nuove da Dubai a Londra, da Parigi a New York.
Rompendosi il vecchio manico (o bacchetta magica) é caduto successivamente anche l’intero teatro inscenato dal deluchismo: una corrente politica fatta di mediocrazia ed incompetenza nonostante gli innegabili progressi strutturali; questi ultimi però fanno ancora da specchietti per le allodole in una delle città con maggior numero di divorziati e cervelli in fuga. Se lo slogan iniziale di tale politica era “ via i cafoni da Salerno” il risultato é nettamente l’opposto; e lo dice lo scrivente che conosce personalmente la crema di questa zona campana da cui gran parte di professionisti e gente davvero per bene é andata a fare le fortune di altre regioni e nazioni.
Ciò che va compreso é che la vita normale  e la vita economico-politica è fatta di cicli, il cui esaurimento va capito prima che la ruota si insabbi. Immaginare una ripresa di palazzo di città con pseudo protagonisti che imitino nuovamente paradigmi del tutto sballati non sarebbe cosa buona. Bisognerebbe a mio avviso distrarsi positivamente dalla calma apparente dello status quo perché socialmente l’ossatura sociale non funziona con le pratiche ideologie nate durante la movida salernitana; un movida non solamente notturna ma di relazioni e produttività che dipendevano non dalle attuali interconnessioni tecnologiche o dai dispositivi e diverse libertà personali di oggi.
Il capoluogo campano essendo una città storicamente dinamica ha capito e si é adeguata  anche recependo i pericoli anti democratici. Ma a Salerno il problema non é semplicemente la mancanza di partecipazione anche da parte di nuovi attori o personaggi maggiormente capaci e competenti professionalmente, ma una serie mentalità che necessitano un reload ed una riconduzione identitaria prima e poi di ruoli ed obbiettivi, con programmazioni e libertà dalle etichette tele e cine propagandate per modelli inadeguati al territorio. Il provincialismo che andava debellato é in questi anni peggiorato, la borghesia si é mescolata a ridicole e lotte vetero-elitarie ed il servilismo di classe è divenuto un asservimento a credi superati giorno dopo giorno dal resto dei connazionali.
Infine va metabolizzato il perché del concetto che partendo dalla Costituzione in Italia neglige ogni forma di regime.

 Convinzioni e convezioni patinate, consuetudini plastificate non abbindolano nemmeno i pochi esseri umani ancora presenti di cuore e mente anche nei paesi rurali. Commissionare le istituzioni ingolfate non significa restaurarne gli ingranaggi, altrimenti oggi come é l’oggi  si riparte a ritroso, almeno produttivamente quando negli altri ambiti invece ci si voglia accontentare del solito galleggiamento, la cui pressione non é sicuramente rassicurante come quello conosciuto dapprima.

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