Tino da Camaino e Orso Malavolta, due senesi a Teggiano

 

Tino da Camaino, nato a Siena presumibilmente nel 1285 e morto a Napoli nel 1337, è sicuramente uno dei maggiori scultori del Trecento, le sue note caratteristiche furono la grande solidità e compattezza nelle volumetrie, le innovazioni tecnologiche nelle tipologie iconografiche come di rappresentare, nel monumento funebre, la figura del defunto seduto e non sdraiato. Ebbe come maestro Giovanni Pisano, figlio di Nicola Pisano autore dell’incantevole pulpito del Duomo di Siena alla cui realizzazione collaborò anche Tino, a lui si devono anche alcune statue che adornano la facciata.  Nel Duomo l’artista senese, inoltre, ebbe l’incarico di erigere il monumento funebre al cardinale Riccardo Petroni, un’opera molto complessa i cui elementi sono connessi tra loro in modo particolarmente armonico e mettono in evidenza la straordinaria abilità scultorea dell’artista, il dinamismo lineare, l’espressività e la malinconia dei volti, che lasciano lo spettatore affascinato e stupito di fronte a tanta bellezza ed eleganza. Nel Duomo di Firenze si trova un’altra pregevole opera dell’artista senese che è la tomba del vescovo Antonio d’Orso, scolpita in marmo, parzialmente dorato, che è considerata un vero capolavoro trecentesco, un’opera originalissima per l’epoca e unica nel suo genere. Sempre a Firenze troviamo la testa di San Giovanni Battista, il Battesimo di Cristo, l’Angelo annunciante, Speranza, Carità (in cui è raffigurata la personificazione della virtù della Carità). A Pisa scolpì la Madonna col bambino, l’Arca di San Ranieri, il monumento funebre in onore di Arrigo VII (rappresentato seduto) e il fonte battesimale. Nel 1323 venne a Napoli e qui vi rimase fino alla morte, lavorando anche come architetto nella realizzazione della Certosa di San Martino e del castello di Sant’Elmo. Nella chiesa di San Lorenzo Maggiore troviamo la tomba di Caterina d’Austria e in Santa Maria Donnaregina vi è quella dedicata a Maria d’Ungheria in cui i vari elementi che la compongono: sarcofago sorretto dalle cariatidi, la camera funeraria con la defunta, gruppo della Vergine Maria sono inclusi in un tabernacolo di straordinaria bellezza per la pregevole fattura. La stessa formula la possiamo riscontrare nei sarcofagi di Carlo di Calabria e di Maria di Valois in Santa Chiara. La sinuosità delle linee e la saldezza costruttiva ebbero una forte influenza nella scultura gotica nell’Italia meridionale di cui l’artista senese fu uno dei massimi esponenti. A Teggiano nella chiesa cattedrale di Santa Maria Maggiore Tino da Camaino eresse il monumento funebre in onore di Enrico II Sanseverino voluto dal padre, Tommaso Sanseverino fondatore della famosa Certosa di Padula. Il sarcofago, che è situato nella navata destra, poggia su colonne tortili e troviamo scolpite figure di apostoli, il coperchio ritrae Enrico II vestito da crociato mentre sta dormendo. Nella parte superiore è rappresentato il conte mentre viene presentato alla Madonna col Bambino, con gli angeli e Sant’Enrico con in braccio il bambino, che vuole simboleggiare l’anima del defunto. Nell’osservare attentamente l’opera non si può non notare l’abilità artistica del Camaino, la sua profonda umanità e fede religiosa che risaltano dai volti dei personaggi rappresentati. Sempre nella cattedrale troviamo il monumento funebre di Orso Malavolta, che è attribuibile ad un artista senese, sostenuto dalle cariatidi (figure femminili scolpite, famose per la loro bellezza e la loro grazia), raffigurante il medico e lo stemma dei Malavolta, una scala con tre gigli. Orso Malavolta era il medico del principe Antonello Sanseverino e anche del re di Napoli. I Malavolta si erano stabiliti a Teggiano dopo il matrimonio di Roberto Sanseverino con Lucrezia Malavolti o Malavolta ed avevano dimora presso il palazzo che oggi è la sede vescovile. Teggiano come possiamo notare ha avuto il privilegio di avere avuto un’artista di così alto valore, conosciuto ed apprezzato per la sua straordinaria bravura da essere annoverato tra i maggiori scultori del gotico trecentesco. La nostra Teggiano possiamo ben dire che è ricca di altrettante importanti opere di artisti non dovutamente valorizzati di cui scriverò in seguito,

Rocco Cimino

 

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