di Davide Migliore
Il progetto “Un ponte tra storia e futuro” non rientra nella short list delle dieci finaliste annunciata dal Ministero. Resta l’amarezza per l’occasione sfumata, ma l’Amministrazione rilancia: “Il percorso di valorizzazione del Vallo di Diano continua”. Mirabella Eclano unica superstite campana.
SALA CONSILINA — C’era attesa, c’era speranza e, fino all’ultimo, c’era la convinzione che il dossier presentato dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Domenico Cartolano avesse tutte le carte in regola per convincere la giuria. Invece, il verdetto arrivato da Roma nel gennaio 2026 ha lasciato l’amaro in bocca: Sala Consilina non è tra le dieci città finaliste per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028.
La città capofila del Vallo di Diano, che aveva superato la prima fase amministrativa rientrando tra le 25 candidate iniziali, vede interrompersi la sua corsa verso l’ambito riconoscimento assegnato dal Ministero della Cultura.
Il progetto: unire il territorio
La candidatura non era stata concepita come un semplice tentativo isolato, ma come un’operazione sistemica. Il dossier, evocativamente intitolato “Un ponte tra storia e futuro”, puntava a superare i campanilismi per presentare Sala Consilina come fulcro di un’area vasta. L’obiettivo era ambizioso: valorizzare il patrimonio storico, le tradizioni secolari e l’ambiente, facendo leva sulla posizione strategica della città come porta d’accesso al Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
L’esito della selezione
Nonostante la qualità della proposta, la concorrenza si è rivelata agguerrita. Delle pretendenti della regione Campania, soltanto Mirabella Eclano è riuscita a strappare un pass per la fase finale, lasciando a Sala Consilina e alle altre escluse il compito di riorganizzare le idee. La notizia, giunta in questi giorni, ha colto di sorpresa molti cittadini e gli stessi amministratori, che confidavano nella forza di una narrazione capace di intrecciare la storia medievale con le sfide della modernità.
Un patrimonio che resta
Se il titolo sfuma, resta però la sostanza di quanto messo in luce durante i mesi di preparazione alla candidatura. Sala Consilina ha acceso i riflettori su tesori che prescindono dalle gare ministeriali: dal Castello Normanno che domina la vallata al Santuario di San Michele Arcangelo, fino alle radici profonde del dialetto locale e alle tradizioni uniche come “Lu Cindu”, la torre umana votiva che rappresenta l’identità resiliente della comunità.
Il futuro
L’esclusione dalla short list non segna, tuttavia, la fine del progetto culturale. L’amministrazione comunale ha fatto sapere che, nonostante il dispiacere per il mancato traguardo, il lavoro svolto non andrà perso. La visibilità ottenuta a livello nazionale e la rete di collaborazioni attivata per la stesura del dossier rappresentano una base solida. L’intenzione è quella di proseguire il percorso di valorizzazione territoriale intrapreso, trasformando la candidatura mancata in un nuovo punto di partenza per il turismo e la cultura del Vallo di Diano.
Il 2028 non vedrà Sala Consilina come Capitale, ma la città ha dimostrato di avere la stoffa e i contenuti per recitare un ruolo da protagonista nel panorama culturale del Mezzogiorno.