Dal prof. Rocco Cimino
TEGGIANO – Nel contemplare il volto del nostro amato Santo protettore siamo pervasi da una gioia intima, il suo giovane viso emana una luce celestiale che sa di santità, di Paradiso, di purezza. I suoi occhi sembrano due stelle lucenti che ti rapiscono, ti incantano, ti commuovono e ti trasportano in una dimensione soprannaturale e nel guardarli si prova conforto e sollievo soprattutto nei momenti di tristezza, di sofferenza e di difficoltà. San Cono e Teggiano sono una cosa sola. Il mio amato paese senza san Cono non sarebbe lo stesso, sarebbe privo della sua stessa essenza, del suo fiore più bello, del figlio più illustre. E un’emozione indescrivibile provo quando sento Cunù, Cunuccì, uè Cò rincorrersi da un vicolo all’altro, da una piazza all’altra ad ogni ora del giorno. Sembra di ascoltare una dolce sinfonia che ti conquista e ti ristora. San Cono è il nostro amico, il nostro fratello, il nostro confidente a cui possiamo rivolgerci nei momenti più difficili e più dolorosi della vita, sicuri di essere ascoltati e compresi con amorevole benevolenza. Quanti fedeli e non sono passati davanti alla sua statua pregando, implorando, supplicando, con cuore carico di fiduciosa speranza, una grazia per il figlio lontano, una guarigione per un fratello, un genitore, un amico ammalato? Quante lacrime ha asciugato! Quanti dolori ha lenito! Quante ferite ha emarginato! Quanti cuori affranti ha consolato! Quante famiglie ha soccorso! I suoi miracoli sono innumerevoli e straordinari, gli abitini indossati dai bambini durante la processione nel giorno della ricorrenza della sua festa, i cinti portati in testa dalle donne, le persone scalze, gli ex voto sono la testimonianza tangibile di una grazia ricevuta. Costantino Gatta medico, scrittore e storico di Sala Consilina a riprova, già nel 1700, sosteneva che i miracoli di San Cono fossero innumerevoli e sarebbe stato difficile enumerarli tutti, sarebbe, disse voler racchiudere in un palmo di una tela tutta l’Iliade di Omero.

San Cono per me non è solamente il Santo protettore del mio paese ma anche il nome del padre, del figlio, del parente, del vicino, dell’amico ed è anche per questo che mi è maggiormente caro, un nome che sa di famiglia, di amicizia, di sangue ma soprattutto di santità. I sentimenti di autentica fede cristiana che scaturiscono nell’animo dei credenti sono dovuti non solo alla vita,ai suoi miracoli ma anche alla contemplazione del volto angelico del Santo scolpito (1714) dall’artista Domenico Di Venuta, nato a Bagnoli Irpino intorno al 1687 da Tommaso e Maddalena Nicastro e morto a Napoli nel 1744. Di famiglia modesta, studiò a Napoli, a Roma, a Firenze e qui compose molte opere che furono apprezzate da molti artisti del luogo e non solo. Successivamente ritornato a Napoli diede vita alla creazione di molte sculture in legno come San Lorenzo, San Pasquale Baylon e l’Addolorata. Un’altra statua di san Pasquale Baylon fu mandata in Spagna su esplicita richiesta del re Filippo V rimasto affascinato dalla bellezza dell’opera. Seguì molte opere che furono attribuite al suo maestro Giacomo Colombo come; San Gianuario a Marsiconuovo, il busto di San Gennaro nella cappella di San Giuseppe a Sala Consilina e un busto di San Filippo Neri. Per quanto riguarda lo stile l’artista, esso appartiene, senza ombra di dubbio, alla corrente del primo Settecento e le sue sculture sono soprattutto statue di Santi la cui principale caratteristica è l’espressività. La nostra cattedrale è onorata di annoverare tra coloro che hanno lasciato tracce del loro indiscusso valore artistico come Domenico Divenuta a cui dobbiamo quel meraviglioso capolavoro che è la statua di San Cono in gloria vanto ed onore di noi Teggianesi, che affascina, che emoziona, che incanta e a tratti commuove il visitatore che rapito osserva il viso angelico del nostro Lux Dianensis e lo trasporta in una dimensione celestiale.