Aldo Bianchini
SALERNO – Sono passate un paio di settimane dall’ultima puntata dedicata a quell’attacco inverecondo subito, ad opera di un anonimo giornalista-opinionista del quotidiano online “leCronache.it”, dalla mia persona e da questo giornale che dirigo, ed eccomi pronto a riprendere il discorso per avviarlo alla conclusione come è giusto che sia.
Ricordo che sulla vicenda della prima elezione a sindaco di Vincenzo De Luca (quella avvenuta la sera del 22 maggio 1993 a conclusione di quella che io, nel mio libro “La tangentopoli salernitana 1992 – 1994”, ho definito “una giornata particolare”; particolare perché quella giornata è sicuramente passata alla storia per la complessità delle trattative politico-giudiziarie che portarono all’elezione del sindaco De Luca da parte di un consiglio comunale profondamente spaccato e contrapposto) sono intervenuti, con rispettive riflessioni l’ex ministro Carmelo Conte e l’ex presidente della Provincia – ex eurodeputato ed ex senatore Alfonso Andria, interventi che mi ero ripromesso di commentare come ho già fatto, in parte, con quello dell’ex ministro Conte.
Nella precedente puntata di questo racconto ho pubblicato integralmente la lettera scritta da Conte al quotidiano leCronache.it e conclusi l’articolo del 21 gennaio 2026 così:
- Rispetto, ovviamente, tutto ciò che Carmelo Conte ha scritto anche se alcuni passaggi importanti non li condivido per niente, soprattutto quando l’ex ministro scrive “non eravamo a conoscenza di ciò che era avvenuto nel retrobottega politico per l’arresto di Giordano”; in quel retrobottega lui c’era e con lui c’erano anche Vincenzo De Luca, Vincenzo Giordano e Antonio Bottiglieri che in quel preciso momento storico sembrava essere il “deus ex machina” del partito socialista salernitano.
In effetti di retrobottega ne esistevano almeno tre, distinti tra DC – PSI e PCI; e in quei non meglio identificati retrobotteghe c’erano sicuramente tutti, compreso l’ex ministro ed i suoi consiglieri.
Forse tutti non sanno due cose essenziali per la completezza del discorso:
- Nei giorni cruciali di maggio 93, prima del 22, ci fu una riunione a casa Conte a Bivio Santa Cecilia (per le condoglianze della morte della mamma), presenti Vincenzo De Luca, Antonio Bottiglieri, Vincenzo Giordano e qualche altro. Una riunione, svelata qualche anno fa da Bottiglieri, nel corso della quale Giordano prima fu invitato a revocare le dimissioni presentate il 23 marzo precedente e poi, atteso il diniego del sindaco dimissionario, si decise di puntare tutto su De Luca con l’assicurazione, forse, del non arresto di Giordano che ormai si sussurrava come imminente. A conferma di questo supposto accordo è arrivata nel dicembre 2021 la dichiarazione dell’ex pm Michelangelo Russo che attribuiva alla figura di De Luca una fiducia da parte di tanti pubblici ministeri che vedevano in lui il salvatore della città di Salerno;
- E’ vero, come scrive Conte, che negli altri retrobottega (quelli DC – PCI) serpeggiava il presunto accordo tra Paolo Del Mese e Vincenzo De Luca; ma è sicuramente vero che la sera del 22 maggio1993, alle ore 23.55, Vincenzo De Luca venne eletto sindaco grazie soltanto ai socialisti di Conte che, comunque, in aula non trovarono inizialmente la compattezza (mancava il voto di Michele Ragosta, fiero oppositore di De Luca) e che quel voto necessario fu trovato dopo aver prelevato a casa l’avv. Marco Siniscalco (uscito dal carcere qualche giorno prima) e convinto a presentarsi in Consiglio. E la DC di Del Mese rimase all’opposizione.
Che piaccia o no questa è la storia realmente accaduta alla luce del sole; quella costruita e/o patteggiata nei tre retrobottega rimarrà sempre avvolta dai misteri. Nella prossima puntata l’analisi dell’intervento dell’on. Andria.