L’ALBERO di NATALE (45): le COOP e la sentenza beffa per Vittorio Zoccola

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Quando si scrive, come faccio da sempre, in maniera assolutamente autonoma e indipendente si corre sempre il rischio di essere pesantemente contestati; ed io questo rischio lo corro volentieri e questo mi consente anche di pubblicare ciò che i lettori, a ragione o a torto, pensano dei miei scritti e del mio pensiero.

Faccio un piccolo passo indietro per far capire meglio il senso del mio discorso; lo scorso 3 febbraio 2026 è stato pubblicato a mia firma su questo giornale l’articolo  <<L’ALBERO di NATALE (44): un albero ridotto a “spelacchio”  dopo i tan5i flop della “Procura new age” … dalle Coop al delitto Vassallo, ecc. ecc.>> nel contesto del quale ho scritto testualmente:

  • <<<Sembrava un albero possente, inattaccabile e molto penetrante, tanto da far pensare a tutti in quel dicembre 2021 che l’intera amministrazione comunale (e con essa tante altre realtà) potesse essere ridotta al tappeto e letteralmente smantellata; l’albero è però presto diventato uno “spelacchio” (come l’albero di Natale di Roma di qualche anno fa) e la Procura new age ha ripetuto gli errori di sempre. E Borrelli ci ha lasciato, in eredità, la stessa identica Salerno dei primi anni ’90, come quella descritta dall’allora gip Mariano De Luca nella famosissima ordinanza del 21 settembre 1992. La recente conclusione in primo grado del processo al Sistema Salerno (quello delle Cooperative Sociali con gli arresti clamorosi dell’11 ottobre 2021 (tra gli altri Vittorio Zoccola e Nino Savastano) mi da la possibilità di approfondire alcuni elementi del processo che ha registrato l’assoluzione con formula piena del consigliere regionale Nino Savastano e della ridicola condanna a due anni (per una molto presunta turbativa di gara) di Vittorio ZoccolaNella prossima puntata cercherò di analizzare la condanna che, nell’ambito dello stesso processo, ha inflitto a Vittorio Zoccola due anni di reclusione per turbativa di gara>>>.

Ebbene poco dopo le ore 19.00 di quel 3 febbraio scorso un lettore (adesso forse ex) di questo giornale ha così commentato la mia presa di posizione nei confronti del presidente delle Cooperative Sociali di Salerno, Vittorio Zoccola, arrestato in quel lugubre lunedì 11 ottobre 2021 (pochi giorni dopo le elezioni amministrative stravinte dal sindaco uscente Enzo Napoli) e poi processato con sentenza di 1° del 26.01.26 di condanna a due anni di reclusione per “turbativa di gara”; ecco il commento di A.M.:

  • Sono certo che Zoccola si è auto corrotto e lui abbia eseguito assunzioni e turbativa d’asta. Le assunzioni sono state fatte ad amici miei e non a coloro che votavano quelle merde. Inoltre sono io l’artefice di tutto e Zoccola mi ha anche dato soldi ed altri benefici come vacanze, abiti, gioielli, auto e tanto altro. Aldo per favore smettila con questo garantismo assurdo. Anch’io odio la magistratura, ma per il motivo diametralmente opposto al tuo. Sono convinto che il tuo astio sia dovuto allo shock subito dopo la caduta di quel galantuomo di Craxi. Evita di inviarmi questi tuoi articoli perché sono veramente ridicoli. Grazie.

 

Ovviamente i miei articoli possono anche apparire ridicoli, ognuno rilascia il giudizio che crede e, al netto della durezza del commento, rispetterò il desiderio di A.M. e non gli invierò più alcun mio articolo per non turbare la sua pace e serenità.

Ma per rimanere sull’argomento della sentenza di condanna (ancora in 1°) per il presidente Vittorio Zoccola essa va inserita nell’ambito delle strategie della Magistratura per la disperata difesa corporativa del malfatto; è la classica ricerca del puntiglio per non far naufragare già in 1° il castello di accuse messe l’una sull’altra nell’Albero di Natale che con tanta cura l’ex procuratore capo Giuseppe Borrelli e il suo più stretto cerchio magico di collaboratori ed evitare, così, pesanti ripercussioni già in sede di appello e poi di Cassazione.

Difatti dalla dichiarazione resa spontaneamente dallo Zoccola, come da suo sacrosanto diritto, in sede processuale risulta che le gare era lui stesso a chiederle andando anche oltre la lentezza dell’apparato comunale, e che le accuse mossegli da investigatori ad imbuto (cioè unidirezionali) non hanno mai trovato giusto sedimento nelle prove.

Non resterà che aspettare l’appello per saperne di più; anche se a questo punto il diritto al risarcimento è, per Zoccola, notevolmente compromesso almeno in gran parte.

 

 

One thought on “L’ALBERO di NATALE (45): le COOP e la sentenza beffa per Vittorio Zoccola

  1. Mi fa paura la cattiveria umana! Pronti e convinti di congetture che vengono dalle loro menti incattivite e non dalla lettura documentata dei fatti!
    Aldo, Vittorio Zoccola ha una storia lunga ed ereditata nelle cooperative.
    É colpevole di essere un credulone generoso ma non ha mai turbato una gara.
    Se lo avesse fatto oggi avrebbe ancora amici tra i suoi ex amici.
    Invece é solo, con molte verità che può gridare ” a testa alta”!

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