Aldo Bianchini
SALERNO – “Ma come si permette il dr. Nicola Gratteri di offendere in maniera così volgare chi voterà <SI> al prossimo referendum confermativo ?”.
Sono veramente indignato innanzitutto come persona, poi come cittadino e infine come avente diritto al voto; con la sua arroganza e tracotanza, quasi come fosse uno unto dal Signore, questo signore fin troppo idolatrato, ha dissipato qualsiasi mio dubbio, semmai ne avessi avuto, se votare SI o NO.
Dopo le sfrenate elucubrazioni del cosiddetto “mitico procuratore anti ‘ndrangheta” (meglio noto come il Teseo di Gerace) ho maturato la decisione di votare “SI”, e lo farò con un moto veramente di stizza contro quella parte della magistratura che, ritenendosi intoccabile, si permette il lusso non solo di esprimere il proprio pensiero (cosa legittima che comunque dovrebbe essere disciplinata diversamente atteso il ruolo rivestito) ma di fare politica, di assumere atteggiamenti di sfida contro l’attuale governo come se davvero fossimo giunti al capolinea del famoso “duello all’o.k. Corral”, il film western del 1957 con Burt Lancaster e Kirk Douglas.
Io, procuratore Gratteri, sono incensurato, non sono imputato e non faccio parte della massoneria deviata (perché la massoneria non deviata Lei la rispetta ?), fino ad oggi sono una persona perbene e come tale Lei mi deve rispettare.
Il dr. Gratteri, a mio modo di vedere, farebbe bene a fare solo il magistrato, ad evitare di parlare di politica, a silenziarsi prima di pronunciare parole così offensive (in ritardo ha detto che le sue parole sono state strumentalizzate) e, soprattutto chiudere drasticamente la conduzione di quelle ridicole trasmissioni televisive che, purtroppo, gli ha concesso l’imprenditore Cairo sulle frequenze della sua tv.
E per dirla tutta: ma chi crede di essere il dr. Gratteri solo perché si trova a capo della Procura più grande d’Europa e che proprio per questo motivo dovrebbe osservare un silenzio ovattato per dare maggiore spessore alle inchieste e più senso di sicurezza ai cittadini. Abbiamo bisogno di magistrati veri, disciplinati, autonomi e indipendenti.
Sul web si è intanto scatenata giustamente la bagarre contro le parole del dr. Nicola Gratteri che non hanno fatto altro che politicizzare un appuntamento referendario che tutto deve essere tranne che politicizzato.
DOPO IL CASO PALAMARA è necessario un cambiamento ,grazie al referendum confermativo che si terrà il 22 e 23 marzo 2026 ,una spallata al sistema delle correnti al Csm,Consiglio Superiore della Magistratura. Una cosa è certa che gli Italiani voteranno a favore o contro il governo ,alle elezioni politiche del 2027.Diceva Pietro Nenni «Gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura». In Calabria, lo Stato,cioè i contribuenti Italiani, abbiamo pagato 78 milioni di euro per risarcimenti per ingiusta detenzione??? Condivido con quanto affermato dal Professore Alessandro Barbero, due Csm distinti, in entrambi i membri laici (nominati dal Parlamento in seduta comune, come quando si elegge il presidente della Repubblica e i giudici della Corte Costituzionale) sono un terzo e i magistrati sono due terzi. L’alta Corte, terzo istituto previsto dalla riforma, è formata da 15 membri, 9 togati e 6 laici.Quindi una netta prevalenza di giudici in tutte e tre le componenti . I giudici sono per definizione vincitori di un concorso pubblico e abituati, per il loro lavoro, a prendere decisioni. Ritengo,pertanto,che le correnti interne non avranno,certamente,il ruolo che hanno avuto in passato.DOPO IL CASO PALAMARA .La nostra società democratica non può permettersi un’ingiustizia della giustizia. Il giudice deve essere terzo! Se i magistrati impugnano il codice come un’arma e la toga come una divisa allora è il crollo della democrazia. Per il giudice il querelante e il querelato devono essere sullo stesso piano. Ma per fare strutturalmente questo il pm e il giudice devono appartenere a due mondi completamente separati, non devono avere la stessa carriera, uno stesso meccanismo di funzione e un medesimo Csm perché svolgono due funzioni completamente diverse. Il pm non deve essere equiparato al giudice e quando si rivolge a lui deve essere visto allo stesso modo di un avvocato. Il giudice dev’essere terzo anche nei confronti del pubblico ministero, invece ora lo vede come un suo collega. Il giudice ha una cultura completamente diversa rispetto a un pubblico ministero.Il Giudice Giovanni Falcone insisteva sulla separazione delle carriere in tempi non sospetti. E riteneva che la separazione delle carriere non indebolisce il pm ma lo rafforza, lo rende più libero, più pubblico ministero. Occorre recidere i tentacoli dell’associazione nazionale magistrati con i consiglieri del Csm. Infatti le correnti continuano a decidere chi andrà al Csm poi questi magistrati non saranno più indipendenti, nel senso che rispondono alle correnti che li hanno fatti eleggere.
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