TORINO: i tanti ciarlatani della sicurezza … nel nome del popolo

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Quando lo scontro politico cessa di essere politico e diventa guerra all’ultima spiaggia, senza esclusione di colpi bassi, si perde fatalmente il concreto obiettivo da raggiungere come nel caso della sicurezza per tutti i cittadini che, dopo i fatti di Torino e i recenti attentati alle linee ferroviarie, si sentono abbandonati a loro stessi in una contesa che sicuramente non fa il bene di tutti.

In tanti soloni dicono che le regole ci sono e che sarebbe sufficiente farle rispettare; ma poi quando qualcuno si permette di toccare i giudici, ai quali compete l’onere di applicare le norme, apriti cielo e lo sbarramento della sinistra diventa un muro di gomma insormontabile; e questo va a discapito di tutti.

Insomma non si riesce più a ragionare nel nome e per il bene del popolo, cioè di tutti noi.

E’ vero che le regole ci sono, è vero che diversi magistrati le interpretano secondo la loro indole politica e non nel senso del bene comune, ma qualcosa andrebbe rapidamente cambiata ed accettata consensualmente da tutte le forze politiche.

Non dico, e non lo penso perché sarebbe come voler infliggere l’ergastolo o la pena di morte, ma basterebbe guardare anche con superficialità a quanto un Regio Decreto della fine dell’800 prevedeva come pena per chi osasse semplicemente toccare un Carabiniere:

  • Coloro che percuotessero o ferissero un individuo del Corpo dei Carabinieri Reali nell’esercizio delle sue funzioni, saranno puniti colla pena della galera perpetua, estensibile anche a quella di morte secondo la gravità dei casi. Coloro che ingiuriassero, od insultassero, i Carabinieri nell’esercizio delle loro funzioni, saranno puniti con la pena del carcere estensibile ad un anno. Se l’ingiuria od insulto saranno diretti contro un Comandante deì Carabinieri Reali nell’esercizio delle sue funzioni i colpevoli verranno puniti colla pena del carcere che si estenderà sino ai due anni.

Sicuramente, come dicevo, non auguro la pena perpetua, ma qui in Italia siamo arrivati al contrario di tutto ed assistiamo al paradosso che un GIP di Torino ha materialmente mandato a casa i tre fermati (uno ai domiciliari) dopo gli scontri mostruosamente esagerati ed esasperati tra dimostranti e Polizia con strategie da guerriglia dai parte di quei delinquenti brigatisti e rivoluzionari dei cosiddetti black-bloc (denominazione presa da una tattica di manifestazione e guerriglia urbana adottata da gruppi anarco-insurrezionalisti o autonomi. Indossando abiti neri, passamontagna e simboli oscuranti per nascondere l’identità e proteggersi, i partecipanti compiono atti di vandalismo contro obiettivi ritenuti simboli del capitalismo o dello Stato, spesso durante cortei) giunti nel capoluogo piemontese da varie parti d’Europa.

La cosa più triste è che ad attaccare a viso scoperto (vedi foto) sono proprio e forse soltanto le donne (baldanzose fanciulle !!); basterebbe identificarle e punire severamente anche loro come tutti gli altri.  E questo al di là ed al di sopra della libertà di pensiero e di parola, perché è giusto far capire che la loro libertà finisce esattamente dove inizia quella di chi vuole pacificamente viaggiare su quelle strade e camminare su quei marciapiedi. Sempre che non sbuchi un giudice filosofeggiante e capace di interpretare i codici secondo il suo pensiero.

Per intenderci, dobbiamo rapidamente fare nostra la cultura del rispetto e dell’intoccabilità fisica e psichica dei componenti le forze dell’ordine e di tutti gli altri, ivi comprese le tantissime attività commerciale che vengono proditoriamente prese di mira.

In Inghilterra, almeno per i famosi bobbies, funziona così: “”non sono armati principalmente per mantenere un approccio basato sul consenso comunitario (“policing by consent”), che favorisce il dialogo e la vicinanza ai cittadini rispetto all’intimidazione. Questa tradizione storica mira a mantenere un’immagine accessibile, con solo una piccola percentuale di agenti specializzati armati per situazioni ad alto rischio. E nessuno osa neppure sfiorarli perché le pene sono severissime””.

In Italia, invece, ii componenti le forze dell’ordine non solo vengono sputati in faccia e fatti oggetto di violenza verbale infamante ma anche aggrediti e picchiati a martellate; e c’è sempre un giudice capace di filosofeggiare talmente tanto da riuscire ad interpretare le leggi e le norme come vuole lui e i delinquenti vanno a casa.

C’è meno male, almeno all’apparenza, un rigurgito di coscienza da parte di qualche giudice (inquirente) che a sorpresa ha promosso ricorso al Tribunale della Libertà contro il GIP dello stesso Tribunale di Torino.

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